martedì, Dicembre 7

Cittadinanza europea: concetto sfuggente?

0
1 2


Bruxelles – Lo scorso 8 settembre, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato, il rapporto di Lynn Boylan, in cui si recepiscono le istanze della prima iniziativa dei cittadini europei, la così detta ‘Right2water’, il diritto all’acqua, la prima proposta di legge presentata dai cittadini europei.

La relazione su tale primo esempio concreto di democrazia partecipativa è stata presentata dall’eurodeputata irlandese Lynn Boylan, del gruppo di sinistra (Gue/Ngl). “L’iniziativa dei cittadini Right2Water è stata il primo esempio di successo di questo meccanismo democratico”. Il vice Presidente della Commissione, Maros Sefcovic, aveva annunciato mesi fa con grande enfasi l’approvazione da parte dell’Esecutivo europeo dell’iniziativa dei cittadini ‘Right2Water’ definendola ‘tappa storicanella democratizzazione del sistema di governo dell’Unione europea.

Tony Venables, fondatore e Direttore dell’European Citizens Action Service (Ecas), dopo aver lavorato per anni al Consiglio d’Europa nel settore della libertà di movimento dei cittadini all’epoca di Simone Veil e nel 1978 essere diventato direttore di Beuc (European Bureau of Consumer Unions), ora si dedica a La Maison des Associations Internationales (FAIB, Federation des Associations Internationales) – un centro di risorse che riunisce associazioni e organizzazioni non governative europee che difendono i diritti dei cittadini -, sta scrivendo un libro sulla cittadinanza europea, concetto evanescente sì ma sempre più attuale e, come ci dice lui stesso, apprezzato dai giovani che sperano di poter vedere il giorno in cui gli europei potranno considerarsi tutti cittadini dello stesso spazio europeo oltre che cittadini dei loro Paesi di provenienza. E se l’ideale europeo pare vada scemando in Europa la colpa non è dell’ideale ma del modo in cui gli europei stanno gestendo la crisi dell’immigrazione che ha sollevato la complessa questione della libertà di movimento avviata dall’accordo di Schengen (il villaggio lussemburghese incastrato tra i tre Paesi confinanti lungo il corso della Mosella – Germania, Francia e Lussemburgo – dove 25 anni fa venne firmata la convenzione di Schengen e che da allora è il simbolo della libertà di movimento dei cittadini europei e di coloro che si spostano tra i Paesi europei -salvo Gran Bretagna e Irlanda che ne sono fuori ma compresi anche paesi non Ue come Islanda, Norvegia e Svizzera, per un totale di 26 paesi con Romania, Bulgaria e Croazia in lista di attesa.

Sul significato dell’Iniziativa dei Cittadini europei (ICE) chiediamo a Tony Venables se essa potrà mai diventare la pietra angolare del concetto di cittadinanza europea. “Questo è un altro esempio delle difficoltà incontrate dal Trattato di Lisbona”, entrato in vigore il 1 dicembre 2009, “che ha varato il principio dell’ICE, con cui da un lato si offre più potere ai cittadini e dall’altro ci si rifugia sempre più nel nazionalismo. Ma il concetto di cittadinanza europea dovrebbe essere molto di più che una semplice gestione delle crisi. Il problema è che nessuno sa dire cosa significhi cittadinanza europea”.

 

E quindi non si sa quali politiche applicare a livello europeo?

Io vedo una serie di barriere su questo punto: una di queste è che si associa la cittadinanza a una serie di diritti (istruzione, servizi sociali, trasporti, ecc …) anche se questi diventano sempre più fragili. La gente si rifugia allora in questi concetti di cittadinanza e diventa sempre più difficile capire quali possano invece essere i diritti dei cittadini a livello europeo, pensare cioè ad una cittadinanza di tipo diverso e accettare che i miei diritti e i miei valori siano aperti ai diritti di altri cittadini in maniera non discriminatoria a livello transnazionale. Quella europea è una cittadinanza di tipo speciale, non paragonabile ad una cittadinanza nazionale. Altra grande difficoltà è che molti dei concetti che vengono associati alla cittadinanza (istruzione, salute ecc), e che sono quelli che pesano al momento delle elezioni, non rientrano nelle competenze dell’Ue. Dobbiamo quindi pensare ad una cittadinanza costruita intorno a concetti che non siano discriminatori e questo può funzionare solo se ci consideriamo tutti parte di una stessa comunità e quindi la non discriminazione diventa molto più importante. C’è molto da dire su questo punto. Per esempio i sondaggi d’opinione sulla cittadinanza europea hanno dato risultati notevolmente migliori rispetto a quelli riguardanti la fiducia nell’Ue. In questi ultimi i consensi dei cittadini sono andati sempre calando mentre sulla cittadinanza europea il 65% degli europei si considerano europei anche se in maniera alquanto vaga. Un altro problema è: parliamo di cittadinanza dell’Ue o di cittadinanza europea? In realtà noi siamo attaccati al concetto di cittadinanza europea, è in un certo senso nel nostro DNA. Ma qui ritorno al mio concetto iniziale: se questo può funzionare ad un livello ampio di cittadinanza, non legato a particolari istituzioni, né ad un territorio particolare, allora il punto è: dove finisce l’Europa? L’Europa è un continente senza precise frontiere. Questo ci porta allora a dire che bisogna spiegare la cittadinanza europea sotto l’aspetto dei diritti, della partecipazione, dell’appartenenza non solo legata ad un preciso territorio non solo all’Europa. E allora si deve creare un ambito diverso e a questo io cerco di trovare, nel libro che sto scrivendo, una risposta per spiegare il significato della cittadinanza europea.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->