martedì, Maggio 24

Città e Università: grazie volontari! Con la Terza Missione, è possibile valutare l’impatto delle università, che va oltre a quello tecnologico e della conoscenza e concerne l’impatto sociale delle azioni sociali e di attività culturali proprie della specificità dell’università in logica complementare e supplementare con il territorio

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Le università italiane dovrebbero adottare, strategicamente e operativamente, la Terza Missione che è il completamento delle altre due missioni: Ricerca Scientifica e Formazione. Che cos’è la Terza Missione? E’ un’ attività di servizio per la comunità e per i territori (locali, nazionali e internazionali) intesa come:

1- trasferimento tecnologico e delle conoscenze (target: settori di imprese, altri atenei, fondazioni ed enti di ricerca non universitari e così via);

2-diffusione e condivisione della cultura (valorizzazione del giacimento culturale dell’università,abbattere le barriere culturali,produrre beni culturali tipici della propria organizzazione didattica e formativa);

3-essere complementari al cambiamento della società e alle potenzialità del territorio in cui insiste l’attività dell’università. 

Università e sistema città come sviluppo integrato

La Terza Missione, come da definizione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), è a tutti gli effetti una missione istituzionale delle università, accanto alle missioni tradizionali di insegnamento e ricerca. È riconosciuta come tale dal DL 19/2012, che definisce i principi del sistema di “Autovalutazione, Valutazione Periodica e Accreditamento” (AVA), e dal successivo DM 47/2013, che ne identifica gli indicatori e i parametri di valutazione periodica assieme a quelli della ricerca.  

A Milano, fra tanti altri significativi in Italia, annoveriamo alcuni esempi di Terza Missione: il Politecnico di Milano con  (Milano ArchWeek con l’incontro di grandi nomi dell’architettura internazionale), la IULM con il SITM (Archivio opere di Giò Pomodoro), l’università Statale di Milano con il progetto ‘Science for citizens’ (mostre tematiche che valorizzano il patrimonio artististico-culturale con visite guidate) nonché la collaborazione con la fondazione Triulza nel Social Innovation Academy che è il nuovo centro nato all’interno di MIND, ideato da Fondazione Triulza per ospitare casi italiani e internazionali di successo di innovazione sociale e attività di formazione e di ricerca su tematiche di progettazione in ambito sociale, la robotica educativa e le tecnologie digitali, lo sviluppo del talento, delle emozioni e del potenziale, l’innovazione nel movimento cooperativo. Spazio di co-progettazione e di collaborazione tra le organizzazioni del Terzo Settore e dell’Economia Civile, l’ Università e i Centri di Ricerca, le Istituzioni Pubbliche e le Aziende interessate a promuovere l’innovazione sociale in tutti gli ambiti della vita delle persone 

Ancora a Milano, l’università degli Studi di Milano-Bicocca con il progetto Bicocca-Stadium (sport ed effetti dell’attività motoria) e l’università Bocconi con l’attività della ‘Community&Social Engagement’ (Dai un senso al profitto con progetti a favore di imprese sociali milanesi,corso di laurea nel carcere di Opera,Desk del Volontariato insieme al Csv di Milano). E il volontariato?. 

L’Università Bocconi, l’Università Bicocca, CIAI (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) e la rete delle Università lombarde insieme a Cariplo, prevedono di raggiungere fino a 2.500 minori sul territorio lombardo e nelle province di Novara e Verbania, integrando all’azione di tutoraggio la distribuzione di pacchetti digitali (computer e connessione dati) per contrastare il digital divide. 

Università e volontariato si integrano non solo per il valore professionalizzante per gli studenti

Le imprese riconoscono che i laureati che hanno esperienze di volontariato nell’attività delle imprese sociali non profit sviluppano migliori capacità manageriali, motivazione, fiducia ed autostima. Le imprese nazionali ed internazionali considerano queste esperienze  un valore aggiunto dei ‘curricula’ da selezionare. La lealtà, la trasparenza dei comportamenti, l’altruismo finalizzato a raggiungere risultati di efficienza ed efficacia, la dedizione e l’appartenenza, la  capacità organizzativa (per esempio, nel fundraising), l’attenzione nei confronti delle persone equilibrando la dimensione dei loro valori con il valore professionale sono praticate nelle organizzazioni divolontariato e nel non profit. Chi  aspira ad essere classe dirigente nel Paese deve possedere non solo abilità tecniche, ma anche competenze valoriali e soft skills. Superando lo stereotipo che gli aspetti economici, giuridici, finanziari ed il sociale non si integrano. Peraltro, famose università a livello internazionale hanno compreso  l’importanza del volontariato. Alcuni esempi: Harvard offre il programma Volunteer Opportunities, Cambridge University organizza un Public Engagement team, University of Michigan ha creato l’istituto The MaryEllen Brandell Volunteer Center e così via. Nella convinzione che “bisogna dare un senso al profitto” .                                                 

Condizione necessaria è la valutazione di impatto delle università, che va oltre a quello tecnologico e della conoscenza e concerne l’impatto sociale delle azioni sociali e di attività culturali proprie della specificità dell’università in logica complementare e supplementare con il territorio. Tutto questo in logica di liberazione delle risorse e dei giacimenti di socialità esistenti.  

Il dibattito sulle ‘città universitarie’ ogni tanto si risveglia. Per la verità senza mai strutturarsi in ‘qualche cosa’ (tavolo, osservatorio, comitato?) che svolga una relazione continuativa sullo stato dell’arte. Il rapporto fra università, imprese e volontariato incrementa la ricchezza economica, sociale ed il differenziale competitivo. Sinteticamente il “capitale sociale e civile” di una città aumenta la raccolta di finanziamenti per le università si sostanzia in borse di studio,ricerche,donazioni,cattedre sponsorizzate ecc.. Ed il dibattito diventerebbe più “ancorato” al sistema città se si facesse un censimento dei finanziamenti delle imprese a favore delle varie università. Magari stilando un ranking delle università basato sulla soddisfazione delle imprese stesse. Riguardo alle donazioni, leggo sul Financial Times che la Harvard Business School ha ricevuto una donazione di 25 milioni di dollari da un ex alunno svizzero per lo sviluppo di dottorati ed a sostegno di ricerche e agevolazioni per dottorandi; ed ancora (sul Mattino di Napoli) che un ex bidello italiano dell’università americana di Great Falls ha effettuato una donazione di 100.000 dollari all’anno per finanziare borse di studio per studenti meritevoli; ed una cattedra in Finance and Investment della University of Edinburgh(U.K.) è stata sponsorizzata per cinque anni dalla Martin Curie Investment Management con una donazione di 250.000 sterline. Non sono solo notizie e cronaca, ma anche parte dei ‘sistemi Paese’ con cui ci confrontiamo ed in parte sono azioni già praticate anche a favore delle università. Ma c’è un ulteriore raccordo solido e motivante per la popolazione delle città. Infatti si dovrebbero incrementare i segni di appartenenza e di coesione sociale fra le università e la città.

Ecco alcune proposte:

-una giornata all’anno dedicata alle “università aperte” con visite guidate non solo informative, ma di esposizione della cultura condivisibile con la città.Conferenze dei docenti su temi che i cittadini possono giudicare utili per la loro vita quotidiana e per il loro welfare in senso lato. Ed in questa occasione si raccolgono fondi per le università.

-aprire un’agenzia comunale e regionale per l’adozione di studenti meritevoli e stranieri non solo tramite borse di studio, ma anche tramite agevolazioni per alloggi,sconti per servizi utili per gli studenti. Università straniere stanno agevolando la presenza di studenti universitari cinesi (70.000 in Inghilterra, 40.000 in Germania e ahimè solo 600 in Italia) che nel futuro avranno una preferenza culturale ed economica per la nazione ove hanno svolto i corsi universitari;

– creare una “borsa per la ricerca universitaria interdisciplinare” ove le imprese esprimono le loro offerte di ricerca e ad esse si rapportano progetti caratterizzati da un “commitment” obbligatorio fra varie università;-istituire un premio per il “mecenate dell’anno” a favore delle università. E tutto questo nello spirito concettuale che le donazioni sono anche investimenti il “sistema città”. 

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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