sabato, Maggio 8

Città della Scienza: dove si costruisce il Futuro Lo stato attuale dopo l’incendio ed i programmi a breve. Intervista a Vincenzo Lipardi

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Ancora oggi nell’immaginario collettivo Città della Scienza di Napoli appare come l’incendio della conoscenza, la grande sconfitta della scienza rispetto alla bestialità umana, ma non è così. In molti restano vive le immagini di quelle fiamme dolose che nella notte del 4 marzo 2013, distrussero  l’area museale sul lato-mare ovvero lo Science Center.

Ma Città della Scienza non è solo Science Center, che rappresenta solo il 35% dell’area, il resto quello di estensione maggiore è dall’altro lato della strada, dove si trova il grande centro congressi con un’Area dedicata alla Formazione, allo Sviluppo territoriale e alla creazione di nuova imprenditorialità nel Mezzogiorno. Questo è il motivo per il quale il complesso di Bagnoli rappresenta una delle iniziative più avanzate in Italia per la creazione di un sistema organico di diffusione e trasferimento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche.

Tutto ciò che è Città della Scienza sorge su di un terreno privato di 32 ettari acquisito dalla  ‘Fondazione IDIS-Città della Scienza-ONLUS’  che è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale, che attraverso la cultura scientifica e di innovazione contribuisca allo sviluppo del mezzogiorno d’Italia. La Fondazione ha ottenuto dalla Regione Campania e dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca il permesso di acquisire i vecchi fabbricati della Federconsorzi, dismessi da vari anni e localizzati lungo via Coroglio, al limitare dell’area ex Italsider. Il progetto ha trasformato i capannoni come sede di un museo scientifico all’avanguardia, teso alla divulgazione della scienza e della tecnologia con mezzi interattivi. L’acquisizione è avvenuta in più fasi a partire dal 1996 con un primo embrione del centro mussale, nel 2001 l’inaugurazione dello Science Center, nel 2003 il progetto fu completo con l’apertura del Centro Congressi, del Centro di Alta Formazione e del Business Innovation Centre, mentre nel 2009 ci fu  l’apertura dell’ultimo lotto, mentre nel 2010 doveva essere inaugurato ‘Corporea’ attualmente in fase di completamento.

La parte museale comprendeva il planetario, la palestra della scienza con il tema principale della fisica classica con esperimenti accessibili da parte del pubblico, l’officina dei piccoli e mostre temporanee. Dopo l’incendio al momento sono rimaste solo le macerie  (foto 1), ed ancora non è stato messo mano alla sua ricostruzione in quanto il 14 agosto il primo ministro Matteo Renzi si recherà a Napoli per firmare l’accordo con il Comune e la Regione per i fondi di 70 milioni di euro da destinare per la ricostruzione di Città della Scienza..

Va detto che la ripresa delle attività di comunicazione scientifica, sia quelle espositive che quelle dei  laboratori è iniziata in forma ridotta simbolica già dal 10 aprile, quindi appena 40 giorni dal rogo. Con il programma Re Start è stato possibile organizzare la ri-partenza in tre fasi, della quali la prima è stato l’evento di inaugurazione e riapertura la pubblico dei primi spazi espositivi del 10 aprile 2013, la seconda ha visto la programmazione di un ricco calendario di attività tra la primavera e luglio 2013 (campus dell’Estate dei Piccoli, eventi di comunicazione, science show), e la terza ha visto la realizzazione dei grandi appuntamenti storici di Città della Scienza nel periodo Settembre-Dicembre 2013 come Futuro Remoto.  Smart Education and Technologies Days.

Citta della scienza uno

Non si è mai interrotta nel corso del 2013  la programmazione di una serie di eventi, spettacoli, manifestazioni varie, organizzate in partnership con enti, associazioni, scuole, aziende e tutti i soggetti che hanno voluto testimoniare la propria vicinanza alla Città della Scienza, organizzando negli spazi di Coroglio, ma anche su tutto il territorio nazionale, iniziative varie di solidarietà.

Attraverso le donazioni volontarie si sono acquisiti circa 1milione 300mila euro, che sono serviti da subito per l’installazione della tensostruttura che ospita le mostre e la palestra della scienza, anche se in formato ridotto, ha inoltre permesso la riconvenzione dei fabbricati limitrofi per ospitare la mostra di Futuro Remoto ricominciamo dal Cervello che ha registrato 5mila visitatori il primo giorno di inaugurazione, raggiungendo un totale di 20mila a fine manifestazione.

Abbiamo rivolto alcune domande a Vincenzo Lipardi, consigliere delegato di Città della Scienza.

 

Fino ad oggi quanto avete raggiunto con le donazioni tra privati  ed altro?

Abbiamo raccolto circa 1 milione 300 mila euro, grazie a 400 mila donatori. Ci sono state due fasi: la prima immediata con la solidarietà telefonica, dal punto di vista organizzativo attraverso grandi compagnie telefoniche, che hanno decretato l’esempio più importante di raccolta fondi in Italia stando ai dati di Wikipedia, la seconda riaprendo la parte espositiva.

Da notare che Città della Scienza è un complesso di circo 70 mila metri quadri delle quali 40 mila sono le zone coperte cioè strutture fisiche. La parte bruciata era un vecchio opificio del 1850 che affacciava sul mare, che occupava un’area di circa 14 mila metri quadri, dei quali 12 mila sono stati bruciati. Dei 2 mila rimasti più altre aree abbiamo preso i soldi della solidarietà e abbiamo immediatamente riaperto dopo circa 6 mesi di lavoro. Grazie al regalo fattoci da parte della Conferenza delle Regioni, rientrando nei fondi di solidarietà, di un capannone, una tensostruttura.

Abbiamo riaperto circa 3mila metri quadri di zone espositive, che sono poche rispetto all’offerta precedente di Città della Scienza ma non sono poche in Italia, con la mostra di Futuro Remoto.La manifestazione inventata nel 1987 che è la prima esperienza di mostra scientifica temporanea in Europa. In questi 3 mila metri quadri si sono svolte tre mostre la prima Brain proveniente dall’America ed è stata il lancio per la ripresa, la seconda Exibit e la terza delle Uova e cuccioli di dinosauri provenienti dall’Australia. Le mostre hanno permesso a circa 100 mila persone di rientrare negli spazi positivi.

Per la trasparenza abbiamo messo sul sito web di Città della Scienza i fondi ricevuti dove viene specificato quanti soldi abbiamo ricevuto, chi li ha dati, e cosa ci abbiamo fatto in modo da dare visivamente traccia di quello che è stato fatto.

Mi spiega in cosa consiste l’arretramento di qualche metro per la ricostruzione?

Per la ricostruzione dopo l’evento doloso si è aperto un dibattito per certi versi surreale sia perché siamo in un’area di particolare bellezza sia perché il Science Center era un elemento di rinascita sul territorio, di quello che era il cuore industriale della città. Il dibattito surreale si è avuto a causa di alcuni ambientalisti che hanno colto l’occasione di richiederne l’arretramento rispetto alla linea di costa, una cosa che a noi sembrava assurda in quanto dopo che la criminalità ha toccato un luogo lo stato deve dimostrare che non ci si arretra davanti a un atto criminale, poi c’è un dettaglio che questa è una proprietà privata della Fondazione IDIS che è un ente no profit. In questo dibattito si è inserita l’amministrazione comunale, per cui alla fine si dovrà attendere la firma del 14 agosto per  l’accordo di programma quadro che deciderà il progetto di un nuovo investimento. Noi inizialmente volevamo ricostruire così come era, costava di meno e ci sarebbe voluto meno tempo, circo 28 milioni, sarebbe stato tutto più semplice. L’amministrazione comunale ci ha chiesto di fare un nuovo progetto sebbene non concordassimo abbiamo trovato un accordo, costa un po’ di più. Parliamo solamente delle opere dell’IRI di circa 40 milioni di euro, mentre tutto il progetto completo verrà a costare circa 50 milioni che saranno sostanzialmente divise così: 22 milioni li mette la fondazione e 34 milioni li mette la regione Campania attraverso la programmazione dei fondi europei da parte dello Stato. Il costo maggiore avrà il vantaggio che sarà un nuovo progetto uno Smart Building, arretrerà rispetto alla posizione attuale (circa 10 metri) quindi ci sarà un nuovo rapporto tra museo e mare.

Quindi si dovrà buttare giù prima di ricostruire.

Sì, è un nuovo progetto su un concorso internazionale. Pensiamo già ai primi di settembre di varare un concorso internazionale con la partecipazione di architetti di fama mondiale come Norman Foster. Speriamo anche nella presenza di tanti giovani architetti oltre all’occasione per i grandi nomi. Confidiamo di avere un bel progetto che sia legato alla storia dei luoghi di ricostruzione. Voglio chiarire che dei 70 mila metri quadri di Città della Scienza noi abbiamo iniziato le attività il giorno dopo l’incendio anzi non ci siamo mai fermati.  Certo la parte espositiva ha subito un duro colpo, bisogno ricordare che il Science Center  con i suoi 350 mila visitatori era il più importante d’Italia  e uno dei più importanti d’Europa.

Al momento che cosa si sta costruendo?

Noi stiamo lavorando per fare due cose: completando un’area del vecchio museo che è un’ala di 5mila metri quadri dedicata al corpo umano che si chiama Corporea e l’altra è il Planetario il più grande del nostro paese. Corporea doveva essere l’ultimo pezzo del museo invece sarà il primo del nuovo museo, dovrebbe essere pronto per il 2016 anche se una prima parte che potrà essere pronta nel 2015 sarà aperta al pubblico con una mostra permanente.

Come mai non si è pensato di ampliare l’edificio salvato dalle fiamme, dove attualmente c’è la mostra del cervello?

Deve pensare che Bagnoli è in un area vincolata con un piano regolatore molto conservativo,  dopo gli anni delle acciaierie e amministrazioni dell’epoca hanno pensato di portare al posto dell’industria il tema dell’ambiente. E’ una scelta che alla fine non ha pagato perché la gente vuole lavoro. L’idea della vecchia amministrazione del sindaco Bassolino era quella di fare una specie di Arcadia, molto bella e suggestivo ma sostanzialmente un progetto che è fallito perché normalmente nelle aree dei vuoi industriali si creano nuove attività industriali fondate non sull’acciaio ma sulla conoscenza e Città della Scienze è uno esempio di questo. Noi a suo tempo ci opponemmo a questo progetto perché ci sembrava che non facesse i conti con l’ecologia sociale perché i ceti più poveri hanno bisogno di emancipazione sociale, di lavoro, di educazione. Ci sembrava un’idea da Svizzera, un posto molto ricco con persone molto ricche, purtroppo la realtà napoletana è diversa. Nel meridione abbiamo degli indici di disoccupazione molto alti, noi abbiamo dimostrato che con la conoscenza si può creare cultura e con la cultura si può mangiare ribaltato la tesi di un vecchio ministro della repubblica (Giulio Tremonti in occasione del varo della legge finanziaria del 2010, n.d.r.).

Mi spiega i 400 nuovi addetti da dove provengono?

Noi abbiamo l’incubatore delle imprese che è un  luogo per le start-up. In questi anni  circa 120 aziende sono state create qui a Città della Scienza delle quali circa l’87% continuano ad essere in attività anche al livello internazionale. C’erano 20 aziende che avevano finito la fase di incubazione

quindi abbiamo avuto l’idea di affittare un palazzo nelle vicinanze, creando il  primo polo che si chiama Città della Scienza Area Industria della Conoscenza ed è un luogo adesso dove lavoreranno a settembre circa 400 persone. E’ un esempio di come attorno alle attività culturali e scientifiche che produce Città della Scienza, si possano creare una fucina di nuove aziende produttive, ribaltando quello che è un problema del nostro paese che non ha investito nella conoscenza nell’educazione in università e ricerca, trovandosi improvvisamente deindustrializzato.

Quindi i 400 addetti appartengono alle Start Up, non dipendono da Città della Scienza?

Assolutamente no, sono aziende formate da persone che sono venute qui e per 4 anni vengono seguite, si costruiscono una vera e propria imprenditorialità. Qui non c’è nessun assistenzialismo, vengono assistiti, questo sì e devono stare immediatamente sul mercato, alcune di esse muoiono, circa il 13% di queste non riescono continuare mentre il resto diventano attività reali, non si fermano e vanno avanti per la loro strada.

Queste aziende sono legate al mondo scientifico e sono di modo innovativo?

Sono tutte aziende innovative create da ricercatori, piccoli imprenditori, da giovani studenti particolarmente talentuosi e sono brevetti fondamentalmente. Ciò dimostra come il nostro paese incominci a credere nel futuro, investe in innovazione, educazione soprattutto. Una delle nostre ricette è che devi avere un buon sistema di educazione pubblico.

Per quanto riguarda i lavoratori qual è la loro situazione?

Noi siamo un ente No Profit. Mentre in tutti i musei del mondo hanno il 70-80% di finanziamento  pubblico, Città della Scienza ne ha 20-25%. Noi abbiamo avuto per il passaggio tra la Giunta Bassolino e la Giunta Caldoro due anni in cui l’ente pubblico ci ha dato zero euro. Questo ha creato oggettivamente una difficoltà finanziaria, secondo c’è stato l’attentato incendiario che ha colpito enormemente le nostre finanze. Avevamo due possibilità: chiudere, cosa che normalmente si sarebbe fatta in Italia, oppure andare avanti. Abbiamo fatto un patto nell’ambito della comunità di Città della Scienza compreso i lavoratori investendo su noi stessi. Ci sono stati un paio di anni di enormi difficoltà, adesso la struttura in qualche modo si è rimessa in moto, abbiamo ancora degli stipendi arretrati, ma sostanzialmente da molto tempo riusciamo ogni mese a pagare lo stipendio con regolarità. In qualche modo abbiamo utilizzato i nostri stipendi come benzina per far ripartire il motore ed è un esempio per il nostro paese perché per gli italiani quando è chiaro l’obiettivo sono disposti ad investire. L’importante è dare una prospettiva ed è ciò che abbiamo fatto con i lavoratori.

I fondi che destinerà Renzi serviranno a risolvere la situazione dei lavoratori?

No, quelli sono soldi Europei che serviranno per i cantieri.

La cassa integrazione non doveva scadere ad agosto?

No scade a novembre, noi siamo gente che ha fantasia per cui per dicembre ci inventeremo altre cose che permetteranno il surplus. La nostra forza è che non ci siamo  mai fermati, il nostro bilancio anche se ha risentito della tragedia è stato chiuso sostanzialmente in pari. Qui si costruisce il futuro, non solo di Città della scienza ma anche del Paese.

(foto di Pasquale Fabrizio Amodeo)

 

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