martedì, Settembre 28

Circoncisione femminile in Iran Il rapporto di Kameel Ahmady

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Nell’immaginario collettivo, la circoncisione femminile (o ‘female genital mutilation’, abbreviato FGM) è un fenomeno legato ad alcune popolazione musulmane dell’Africa. Il lavoro di ricerca dello studioso iraniano, residente nel Regno Unito, Kameel Ahmady, esteso su un arco temporale di dieci anni, porta alla luce la diffusione della pratica in alcune regioni dell’Iran. I risultati dello studio condotto da Ahmady sono stati pubblicati quest’anno nel rapporto A Comprehensive Research Study on Female Genital Mutilation/Cutting (FGM/C) in Iran – 2015.

È, forse, poco noto che la FGM è stata storicamente praticata in molte culture diverse sin da epoca preistorica. Per esempio, nel XIX secolo, in Europa e negli Stati Uniti, alcuni medici praticavamo la clitoridectomia per prevenire la masturbazione e combattere lomosessualità femminile. (La sessualità femminile è stata vista spesso, in vari contesti culturali e in varie epoche, come disfunzionale rispetto alla sessualità maschile).

In generale, la FGM è una pratica connessa al controllo della sessualità femminile. Nella sua versione più estrema, l’infibulazione (la cucitura della vulva), ha lo scopo dichiarato di preservare la verginità del soggetto (della vittima) fino al matrimonio, quando verrà dischiusa per lo sposo. Una delle giustificazioni più comuni alla FGM è che diminuisce il desiderio femminile. Tale affermazione nasconde due preconcetti: il primo è che la sessualità femminile sia incontrollata e necessiti di un freno (le donne sono ritenute minori anche nel corso della loro vita adulta); il secondo, diretta conseguenza del primo, è che la sessualità femminile sia in qualche modo illecita.

Lo studio condotto da Ahmady rivela che la FGM è diffusa in particolare in alcune aree occidentali dellIran (nelle provincie dell’Azerbaijan dell’Ovest, del Kurdistan e del Kermanshah) e in alcune aree meridionali (come la provincia di Hormozgan e le sue isole). La pratica è associata principalmente con le popolazioni curde di lingua Sorani appartenenti alla scuola Shafita del Sunnismo, ma è praticata anche presso altre comunità sciite curde e non curde.

L’autore dello studio iniziò la propria ricerca nel 2005, tornando nel suo luogo d’origine, il Kurdistan iraniano. Tale ricerca partì innanzitutto dalla sua stessa famiglia. Ahmady apprese così che le sue nonne, sua madre e sua sorella erano state tutte circoncise. Essendo un uomo, Ahmady non ha potuto condurre di persona le interviste nei vari villaggi visitati. Come si vede dal documentario che ha preceduto la pubblicazione dello studio, sono state alcune collaboratrici a parlare con le donne incontrate nelle regione menzionate sopra. In tutto, le interviste sono state 4.000.

Nella coscienza popolare, la FGM si fa risalire al Profeta e a sua figlia Fatima, nonostante nel Corano e in altre tradizioni scritte non se ne faccia menzione alcuna. La sanzione tradizionale conferisce legittimità alla pratica. Di più, la rende un obbligo religioso. Non essere sottoposta alla FGM nelle comunità in cui è diffusa, comporta un’aura di impurità, tanto che il cibo cucinato da donne non circoncise viene definito haram (proibito, contrario ai precetti dell’Islam). Le bambine vengono sottoposte alla FGM ad un’età variabile: da pochi mesi sino all’età adolescenziale.

È scioccante scoprire come a volte, di fronte alla richiesta delle ragioni dietro alla pratica, la risposta sia incerta: tradizione, dicono alcune; religione, sostengono altre; si è sempre fatto così… Alcune donne hanno dichiarato di aver sentito alla radio che la FGM è dannosa e hanno espresso il desiderio di sapere con certezza se questo sia vero, prima di sottoporre le figlie a tale pratica.

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