sabato, Maggio 15

Cipro tra due fuochi field_506ffb1d3dbe2

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La base militare “Andread Papandreou”, situata sull’isola di Cipro, è in questi giorni al centro dell’ennesima frizione diplomatica tra la Russia e gli Stati Uniti. Il Governo cipriota si trova quindi a muoversi tra due fuochi e deve dirimere il problema, possibilmente in modo soddisfacente per entrambe le parti, quanto prima. Sfortunatamente però, sembra che qualunque decisione Cipro prenderà andrà a creare problemi con uno dei due Stati, con le conseguenti ricadute che ciò ha sulla vita politica ed economica dell’isola.

Secondo quanto emerso da un servizio di ‘SigmaLive’, la tensione è scaturita nel momento in cui il governo russo ha chiesto ai vertici militari ciprioti di affittare una base aerea sul loro territorio e concedere loro l’utilizzo di strutture militari già presenti. La risposta del Governo è stata positiva per quanto riguarda la concessione delle strutture, ma è rimasta vaga su quanto concerne il vero e proprio noleggio di una base. Quando gli americani, che operano da tempo a Cipro, sono stati informati della richiesta russa, hanno reso ben chiaro al Governo dell’isola che quella proposta era per loro irricevibile e che non sarebbero stati disposti a tollerare un tale atto. Il Governo di Nicosia ha però ricordato agli Stati Uniti che sino ad oggi la Russia è stata il primo partner del Paese e che, anche in questo duro momento di crisi ha provveduto al suo sostegno. Come era ipotizzabile questa affermazione ha scaldato gli animi americani, che hanno voluto subito sottolineare che Nicosia non deve mai dimenticare che «Cipro è anche sotto l’influenza americana». Un modo semplice ed  efficace per ricordare al Paese cosa potrebbe perdere se scegliesse di appoggiare in toto ai russi. E così la “Guerra fredda” tra russi e americani è riesplosa nel Mediterraneo. Ora all’appello per ora manca solo la voce della Ue, che dei 10 miliardi di prestiti concessi all’Isola dall’inizio della crisi è stata la maggior protagonista e molto probabilmente avrà da dire qualcosa anche sulla materia del contendere.

Perché però gli Stati Uniti si sono così fermamente opposti alla richiesta russa? Per creare una situazione di tale tensione i motivi del “no” americano devono essere particolarmente importanti. Infatti, nell’isola, precisamente ad Agios Nikolaos, vi è una base britannica che in realtà è il prodotto di un programma congiunto anglo-americano. Qui si ha la centrale dello spionaggio britannico in Medio Oriente sin dalla fine degli anni Quaranta. La posizione di Cipro è strategica ed ideale: la Siria dista soltanto cento chilometri, e poco più i focolai di Israele e Libano. Nel tempo, grazie ai suoi numerosi cavi sottomarini in fibra ottica, l’isola è anche diventata un importante snodo per sorvegliare internet e le telecomunicazioni del vicino oriente e del Nord Africa. Oggi la National security agency (Nsa) sovrintende alla metà delle operazioni di funzionamento di questo centro e per tanto è facile immaginare come per gli Stati Uniti sia imperativo che questa base continui a funzionare a tutti i costi lontana da possibili interferenze russe.

Se è evidente che Cipro è strategica per gli americani, risulterà ancor più semplice comprendere come l’isola sia vitale anche per i russi. Ad oggi, con il futuro del porto di Tartus, la base navale russa in Siria, ancora incerto, Mosca deve trovare al più presto un nuovo sbocco sul Mediterraneo. Ciò servirà a mantenere il controllo non solo sui traffici di informazioni e merci che ogni giorno avvengono in questo mare, ma anche per mantenere un punto di appoggio vicino al Medio Oriente e a quanto lì sta avvenendo. Per questo mantenere e possibilmente ampliare, la propria presenza a Cipro è di vitale importanza per Vladimir Putin e il suo governo, tanto più ora che le cose nell’area mediorientale sono più incerte che mai.

Il rapporto stretto tra Russia e Cipro non è dunque una novità dell’ultima, sin ben prima del crollo dell’Unione Sovietica i legami tra i due Paesi si erano fatti sempre più stretti, sia economicamente che politicamente. Nell’isola infatti si trovano centinai di imprese offshore cipriote che controllano attività d’investimento in Russia e poi riportano il denaro nel Paese, dove il regime fiscale è altamente favorevole. Cipro è infatti l’unico tra i 27 membri dell’Ue in cui i dividendi di una società registrata in loco sono quasi sempre esentasse. I traffici economici tra Nicosia e Mosca varrebbero qualcosa come 31 miliardi di dollari, 19 dei quali depositati presso le banche cipriote su conti di persone fisiche o giuridiche e altri 12 miliardi appartenenti alle stesse banche russe. A ciò va poi aggiunto che la crisii che ha colpito Cipro ad inizio anno è stata gestita grazie ai 40 miliardi prestati dalla Russia alle società dell’isola. La dipendenza che questo legame crea in Cipro era già stata vista a marzo di quest’anno, quando Mosca si era opposta alle misure che avrebbero comportato un prelievo forzoso del 10% sui conti ciprioti superiori ai 100 mila euro. Questo avrebbe comportato una perdita netta di 3,5 miliardi di euro per i russi, stando a quanto documentato da Forbes.

Non solo la dipendenza economia era già emersa in passato, ma anche quella politica e militare. Infatti, tutto ciò è stato ulteriormente confermato da una recente intervista all’agenzia russa ITAR-TASS, dove lo speaker del parlamento cipriota, Yiannakis Omirou, ha espresso la propria gratitudine al Governo russo per la solidarietà mostrata nei confronti dell’isola negli ultimi Cinquant’anni: «Il supporto che la Russia ci ha concesso è per noi fondamentale, soprattutto per quanto riguarda il lavoro fatto all’interno della cornice del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per sostenerci nei confronti delle minacce provenienti dalla parte turca dell’isola».

Nel passato recente si era comunque già parlato di accordi militari. Nell’ambito del XVII Forum economico internazionale tenutosi a San Pietroburgo quest’anno, infatti, il Ministro degli Esteri cipriota, Ioannis Kasulidis, ha incontrato il suo collega e omologo russo Serghej Lavrov per preparare una serie di accordi da far firmare ai presidenti Vladimir Putin e Nicos Anastasiadis. Riguardo l’utilizzazione della struttura navale-militare e militare chiesta a Cipro dalla Russia, il signor Kasulidis ha confermato che questa utilizzazione potrebbe andare oltre lo stanziamento di navi nel porto di Limasol. E’ proprio durante questo primo incontro che si è dunque parlato di aggiungere ai rapporti militari già in essere anche il “noleggio” della base “Andreas Papandreou”.

Tutto questo permette di capire come Cipro si trovi nel mezzo di una diatriba che potrebbe avere effetti molto negativi sulle proprie relazioni con i due Paesi. Trovare un equilibrio in questa situazione è un compito assai arduo in quanto in gioco c’è la stabilità economica e politica dell’isola.

 

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