sabato, dicembre 15

Cipro, riconfermato Anastasiades: cambierà finalmente qualcosa? Intervista con Paris Potamitis, senior journalist dell'emittente CyBC

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In questa stagione di elezioni, questa volta è toccato a Cipro. Nella giornata di domenica, la popolazione cipriota ha votato per il secondo turno delle elezioni presidenziali, dopo che al primo turno nessuno dei candidati nessuno aveva superato la soglia del 50%. Ad essere riconfermato, con il 56% delle preferenze, è stato il 71enne primo ministro e leader del partito di centro destra (DISY), Nicos Anastasiades, mentre il suo rivale di centro sinistra (AKEL), Stavros Malàs, ha raccolto il 44% dei voti. Un risultato simile a quello ottenuto al ballottaggio nelle precedenti elezioni del 2013, dove i due candidati avevano ottenuto rispettivamente il 57 e il 43%.

Oltre ai temi legati all’economia, in leggera ripresa dopo la crisi del 2013 e l’intervento del bail in, ad incidere maggiormente sulla decisione dell’elettorato è stata la spinosa questione ‘Turco-Cipriota’ e le relazioni tra le due regioni dell’isola. Da 42 anni infatti, Cipro, terza isola del Mediterraneo situata a 70km a sud della penisola turca, è infatti divisa in due parti: la parte sud, cioè la parte ‘greca’ facente parte della Repubblica presidenziale di Cipro, e quella a nord, la Repubblica Turca di Cipro, una repubblica auto-proclamata non riconosciuta dalla comunità internazionale ma solo dallo Stato turco, dove vive la comunità turco-cipriota.

La divisione del Paese, indipendente dal Regno Unito dal 1960 e membro dell’Unione Europea dal 2004, è dovuta dall’invasione militare della Turchia nella parte nord dell’isola nel 1974, per ‘difendere’ i diritti dell’allora minoranza turco-cipriota (22%). Prima dell’occupazione militare, nell’isola cipriota il panorama politico era stato rovesciato da un golpe organizzato, il 15 luglio dello stesso anno, dal ‘Regime dei Colonnelli’ al potere in Grecia e l’organizzazione paramilitare EOKA-B con il sostegno della Guardia Nazionale Cipriota. L’obiettivo, ottenuto solo in parte, dei gruppi militari era la deposizione dell’allora Presidente e arcivescovo Makarios III e la riannessione dell’isola nello Stato greco, nonostante l’indipendenza da poco ottenuta.

La Turchia, forte del Trattato di Zurigo e Londra che assicurava l’indipendenza della regione tramite la ‘garanzia’ di Grecia, Regno Unito e Turchia, decise in risposta di invadere la parte nord di Cipro, dividendo l’isola in due regioni distinte. In seguito all’occupazione, tra le due parti, è stata creata una linea di terra, la cosiddetta Linea Verde, demilitarizzata e affidata alle Nazioni Unite per garantire la pace e il regolare andamento costituzionale della politica del Paese. Da allora, l’isola cipriota è divisa.

Nel 2017, le trattative per la risoluzione e l’unificazione dell’isola si sono concluse in un nulla di fatto, ma le posizioni tra le due regioni si sono avvicinate significativamente. Come ribadito nel discorso post vittoria elettorale, le intenzioni di Anastasiades e del centro-destra sono quelle di riprendere i difficili negoziati con la la Repubblica turca. Tuttavia, sebbene il Primo Ministro abbia assicurato la volontà di non dare molto spazio alle richieste del Governo centrale di Ankara, Erdogan ritiene Cipro un nodo cruciale di primo interesse strategico sia per la sua geografia sia per la grande riserva di naturale di gas naturale custodita sotto il suolo cipriota. Inoltre, la questione Turco-Cipriota ha ormai ha assunto un carattere internazionale, data la presenza dell’ONU sull’isola, e la membership europea della Repubblica di Cipro, e questo, oltre ad assicurare maggiori garanzie, può anche significare una lentezza politica e burocratica data la numerosità delle parti in campo

Quale sarà il ruolo dell’Unione europea nelle trattative tra le due regioni? E il nuovo Governo sarà in grado, questa volta, di porre fine alla divisione del Paese? Ne parliamo con Paris Potamitis, senior journalist dell’emittente CyBC.

 

Il ri-eletto Anastasiades ha vinto con una maggioranza del 56% dell’elettorato, praticamente lo stesso risultato del 2013. Quanto ha inciso la questione cipriota nel risultato elettorale?

La questione di Cipro e la continua occupazione militare nella parte Nord dell’isola da parte della Turchia dal 1974, era e continuerà ad essere la questione più sentita a livello nazionale. Per Anastasiades stesso, è stata questo il punto si cui ha puntato per tutta la campagna elettorale, anche per i risultati ottenuti recentemente, sebbene nulla si sia concluso. Il problema della divisione è un problema molto recente avvenuto pochi decenni fa, quindi è ancora molto sentito, per questo puntare sulla risoluzione può essere un vantaggio, anche se molti dei ciprioti che hanno vissuto quell’epoca non vedono di buon occhio la risoluzione, soprattutto per la minaccia di Erdogan.

I cittadini della parte greca considerano più importante la risoluzione di questo conflitto internazionale, o I temi legati ad economia e mercato del lavoro?

É giusto dire che questo conflitto è diventato una materia internazionale, proprio a causa del carattere del problema: l’invasione di uno stato indipendente, membro dell’ONU e dell’Ue dal 2004. Ma per la popolazione l’occupazione non è una questione internazionale, ma un problema che riguarda la realtà di tutti i giorni. Per quanto riguarda l’economia, il tema è anch’esso sentitissimo, a a causa della crisi del 2013 e della decisione di intervenire con il bail in da parte di Bruxelles. La situazione economica ora è in rialzo, tra cui un’inaspettata crescita del 4% nel solo 2017, ma rimangono ancora molti problemi: disoccupazione al 10% e i prestiti non performanti intorno al 50%.

In queste elezioni, molto particolari per l’isola, crede che la cittadinanza abbia preferito Anastasiades per le sue posizioni politiche o economiche?

É una combinazione tra i due fenomeni. Anche vista con distacco e come una minaccia dal 1974, la pacificazione dell’isola è molto importante, e dall’altra la stabilità economica è sempre stata importante per noi.

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