domenica, Settembre 19

Cipro, falso ottimismo per i negoziati intercomunali?

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Atene – Cosa sta accadendo realmente nei negoziati tra greco ciprioti e  turco ciprioti volti alla riunificazione dell’isola mediterranea con una formula federale (i così detti negoziati intercomunali) in corso a Cipro? l’isola che dal 1960 non trova pace.

Il Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite a Cipro, Espen Barth Eide, ha guardato con ottimismo le trattative, prevedendo che queste ultime potrebbero raggiungere una conclusione positiva entro la fine dell’anno, e che il referendum sull’accordo individuato tra le parti e sottoposto al voto popolare possa avere luogo nel marzo 2016.
Il Presidente del Cipro, Nico Anastasiades, ha reagito con indignazione a questa previsione ritenuta provocatoria e ‘ironica’. «L’importante», ha affermato, «è impegnarsi per un consenso sui principali e difficili problemi al fine di trovare delle soluzioni che possano essere accettabili per entrambe le comunità». Il commento del Presidente è un chiaro invito a Eide di astenersi dall’esprimere posizioni di parte. Non è la prima volta, secondo la presidenza cipriota, che il Rappresentante norvegese si avvale del diritto di fare ‘propaganda’ alla posizione turca, ignorando volutamente i problemi reali e coltivando ottimismo artificiale.

Il nuovo round dei negoziati intercomunali è iniziato con un comunicato congiunto l’11 febbraio 2014. In esso si riconosce i tre principi fondamentali che la parte greca pone come condizione sine qua non: un’unica sovranità, un unico riconoscimento internazionale e una sola nazionalità. In realtà, l’accettazione di questi principi da parte turca è ambigua. La cosiddetta ‘federazione doppia‘, come viene intesa e richiesta dalla parte turca, è uno sinonimo della partizione, nonché il riconoscimento e la legittimazione dello stato d’invasione e di occupazione turca.

L’elezione di un nuovo leader da parte della comunità turca, Mustafa Akintzi, molto più moderato rispetto al suo predecessore, Dervis Eroglou, aveva fatto sperare nella possibilità di progressi sulle richieste della parte greca. Ora, quanto più le trattative entrano in profondità sulle questioni difficili, come ad esempio, il controllo del territorio e dei beni, l’applicazione dell’’acquis‘ europeo, l’abolizione delle garanzie estere, il ritiro delle truppe di occupazione turche, tanto più le difficoltà aumentano e l’ottimismo cala.

La Turchia non ha cambiato la sua politica su Cipro, questa è la convinzione dei greco ciprioti, già evidente nell’estate in occasione della visita a Cipro di Tayyip Erdogan.

Il leader turco-cipriota, che si presenta come ‘Presidente’ dello ‘Stato’ illegale turco-cipriota -Stato dichiarato nella parte occupata di Cipro dal 1983, e riconosciuto solo dalla Turchia-, non ha alcuna autorità sulle 38.000 truppe di occupazione turche così come sulla Polizia turco-cipriota. Quest’ultima è considerata una forza di sicurezza paramilitare ed è sotto il comando delle truppe turche.
Così, come può un leader turco-cipriota negoziare, ad esempio, il territorio occupato o qualsiasi altra questione importante come il ritiro delle truppe turche?
I negoziati intercomunali sono molto convenienti per Ankara al fine di stare fuori dai negoziati, dietro le scene, e presentare il conflitto di Cipro quale una lotta intercomunale e non un problema determinato dall’invasione e dall’occupazione. Per altro, la questione cipriota è tra gli ostacoli maggiori per l’ingresso della Turchia nella UE.
Non esistono elementi per ritenere che la Turchia abbia cambiato la sua politica su Cipro
. Al contrario, sta lavorando per includere nell’agenda dei negoziati la questione del gas naturale, trovato nella Zona economica esclusiva a sud di Cipro. A tal riguardo, il Governo turco ha grandi ambizioni per l’intera area del Mediterraneo orientale.
L’attuale intervento russo in Siria ha rivelato l’entità dei piani della Turchia, alleata con Qatar e Arabia Saudita, per creare uno Stato fantoccio nella Siria settentrionale. Ankara ha usato il pretesto della ‘protezione’ della piccola minoranza dei turcomanni per mantenere la presenza turca-cipriota a Cipro.

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