venerdì, Aprile 16

Cinesi in fuga dal Vietnam Varcano il confine con la Cambogia per sfuggire ai manifestanti anti-cinesi per dispute territoriali

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Bangkok – Centinaia di cittadini cinesi hanno attraversato i confini con la Cambogia dopo l’esplosione di manifestazioni anti-cinesi in Vietnam. Nella sola giornata di mercoledì più di 600 cinesi sono entrati in territorio cambogiano attraverso il checkpoint internazionale confinario di Bavet nella Provincia di Svay Rieng, come riferito dallo stesso portavoce della Polizia Nazionale Cambogiana Kirt Chantharith a media cinesi. La somma totale non include cittadini cinesi che hanno viaggiato verso la Cambogia per via aerea, almeno stando a quanto riporta lo stesso portavoce della Polizia cambogiana. Circa una decina di impiegati cinesi operativi per una compagnia cinese operativa nel ramo acciaio ad Ha Tinh, una Provincia del Centro del Vietnam, non sono stati nemmeno conteggiati nel computo finale. Allo stesso tempo, alcune Agenzie Stampa internazionali riportano che Pechino, nella giornata di martedì, ha accusato Hanoi di aver sobillato manifestanti anti-cinesi ed averli spinti a manifestazioni violente che sono sfociate persino nell’uccisione di almeno un cittadino cinese durante alcune manifestazioni contro il dispiegamento di attrezzature e piattaforme di ricerca del petrolio in zone contese e oggetto di dispute territoriali già da lungo tempo tra i due Paesi. Su questo tema è intervenuto duramente il Ministero per gli Esteri di Pechino attraverso il suo portavoce Hua Chunying, il quale nel corso di un incontro coi media dell’area ha affermato: «La violenza in Vietnam ha legami diretti con la controparte vietnamita in quanto a indulgenza e connivenza negli ultimi giorni con alcune forze anti-cinesi e delinquenziali».

L’Agenzia stampa cinese Xinhua afferma che almeno un’altra decina di cittadini cinesi rimangono non ancora conteggiati dopo l’assalto effettuato a quattro Compagnie cinesi nella Provincia del Centro Ha Tinh, citando anche la testimonianza di un manager cinese. «Quindi, almeno dieci persone di uno staff hanno fatto perdere il contatto ed almeno 55 lavoratori sono stati feriti» ha affermato un rappresentante di una delle quattro Società assaltate, la China 19th Metallurgical Corporation. La stessa Agenzia Stampa cinese Xinhua ha anche aggiunto la citazione ad un cittadino cinese ancora senza nome, manager di una Compagnia cinese, affermando: «Le proteste si sono protratte anche fino a Mercoledì. Si sono introdotti nei nostri uffici facendo irruzione, hanno distrutto e saccheggiato le nostre proprietà ed hanno persino incendiato i nostri dormitori in costruzione prima di andare via».

Nel corso di veri e propri assalti diffusi in varie zone del Paese alcuni atti di vandalismo sono accompagnati da cori anti-cinesi i quali sono stati uditi in 15 differenti compagnie straniere poi date alle fiamme nel Vietnam del Sud. Un analista ha affermato che gli incidenti erano tra le ribellioni più violente cui la Nazione abbia mai assistito finora e certamente possono arrecare danno alla sua immagine sia nel campo degli investimenti stranieri sia per i possibili effetti negativi che potrebbe avere sul turismo. Le rivolte sono cominciate nella tarda mattinata di Martedì scorso quando circa 19.000 lavoratori hanno protestato all’interno di un parco industriale di Singapore ed in altri centri industriali nelle vicinanze nei pressi della Provincia di Binh Duong, a 1.120 chilometri a Sud della Capitale Hanoi. Le Autorità affermano che le violenze ed i saccheggi hanno costretto alla chiusura di circa 1.000 fabbriche ma non ci sono stati ferimenti o altro, secondo quanto hanno riportato fonti locali. Almeno 500 persone sono state arrestate.

 

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