venerdì, Dicembre 3

Cinema: dalla Francia con tanto amore (ma anche violenza e negazionismo) Al Festival del cinema francese a Firenze, film d’autore, commedie, biografie. In ‘Les amours d’Anaïs’ la passione erotica tra due donne. Charline Burgeois-Tacquet, regista: storia di un gran desiderio vissuto in libertà“. Anaïs Demoustier, protagonista: “non abbiamo certo pensato alle reazioni del pubblico”. ‘L’Homme de la cave’, di Philippe Le Guay narra l’inferno del negazionista. FranceOdeon avvicina sempre più i nostri due Paesi”

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Les amours d’Anaïs’ è la storia di una ragazza mossa da un gran desiderio d’amore, irrequieta che ha fretta di vivere, che corre e parla e non si ferma di fronte a niente e nessuno: fidanzati, amanti, gravidanze, madri malate e professori accomodanti, affitti da pagare e avventure varie, finché all’improvviso accade qualcosa che riesce a turbarla. Incontra Daniel, a cui piace subito, ma Daniel vive con Emilie e anche lei piace ad Anaïs. E tra di esse esplode un amore travolgente, sì questa è la storia di un gran desiderio…di un coup de foudre erotico, e quando l’abbiamo realizzato non abbiamo pensato ad altro, a come avrebbe reagito il pubblico, alle polemiche e ai pregiudizi che ancora suscitano storie simili….

Così si esprime davanti ai giornalisti Charline Burgeois-Tacquetregista di questo film, che si è presentata insieme con la protagonista, Anaïs Demoustier, in una suite dello storico Hotel Savoy, per raccontare le emozioni e le passioni  espresse in questo film in cui  il sesso – aggiunge la giovane attrice francese –  ha una sua dimensione in  quanto vissuto in piena libertà. Inquietudine e leggerezza sembrano la cifra stilistica di questo lavoro  cinematografico, senz’altro uno dei più attrattivi di France Odeon 2021, il festival del cinema francese diretto da Francesco Ranieri Martinotti, che si è svolto a Firenze  al Cinema La Compagnia dal 28 ottobre al  1 novembre.  Un Festival che ha una lunga e gloriosa storia alle spalle e  il pregio di consolidare le relazioni culturali e lo scambio  tra Italia e Francia anche quando le cose sotto il profilo politico e diplomatico non vanno tanto bene ( è accaduto più volte) e, comunque, di far conoscere e apprezzare al pubblico italiano film che non sempre arrivano nelle nostre sale. ’Les amours d’Anaïs’ fa eccezione e sarà sui nostri schermi dal prossimo febbraio, quando il grande pubblico che è potuto tornare al cinema, potrà seguire questa storia conturbante, l’ amore sensuale fra la giovane protagonista Anais Demoustier e Valeria Bruni Tedeschi, il cui commento musicale è affidato al nostro Nicola Piovani, premio Oscar.

Parlando ancora del film, Anaïs,  ravvisa un antecedente nel film ‘Le savage‘ (Il mio uomo è un selvaggio, nella versione italiana), interpreti Catherine Deneuve  e Yves Montand,  musica di Michel Lagrange,  certo è che di amour a trois il cinema  annovera vari esempi ( il più affascinante e drammatico a ruoli invertiti, Jul e Jim di Truffaut  dei primi ani ’60), ma in questa Rassegna anche un altro film (La fracture, di Catherine Corsini con Valeria Bruni Tedeschi, Marina Foïs, Pio Marmaï Raf), è incentrato sull’amore  tra due donne, che si consuma con una rottura dopo anni di convivenza in un appartamento parigino, mentre fuori, nelle strade si producono  fratture di carattere sociale, scontri tra polizia e manifestanti,  scene da guerriglia urbana, e proteste dei gilet jaune, che  mostrano le diverse anime in conflitto nella Francia di questi tempi, con finale in un pronto soccorso. Due film dunque che mostrano come il tema dell’amore tra donne,  con i suoi riflessi sociali, sia particolarmente  avvertito .

Anaïs Demoustier, è stata presente in questa Rassegna fiorentina anche nel film ‘Chère Léa’, di Jérome Bonnel, con Grègory Montel e Grègory  Gadebois. Una storia che ruota attorno a una lettera scritta a mano, in un’epoca in cui tutti comunichiamo con email, social, chat etc.etc.  Una storia d’amore e di nostalgia che ha come sfondo Parigi e  uno dei suoi classici bistrot, che sembra parlarci d’altre realtà, peraltro non troppo lontane, e invece, segue i tempi dei battiti del cuore, che non hanno tempo.

Della violenza sessuale  – fenomeno assai diffuso anche in Italia – tratta il film, concorso, ‘Les Choses Humaines’ di Yvan Attal. Affidandosi ad un eccellente cast (Charlotte Gainsbourg, Ben Attal, Mathieu Kassowitz e Pierre Arditi)l, il regista racconta le vicende dei ricchi ragazzi parigini che, dopo aver studiato in America, tornano a casa si divertono alle feste, bevono, tirano di coca e scommettono volgarmente sulle conquiste di una notte. Ma  passare dal gioco alla tragedia è un niente. Dalle conseguente infinite. Un tema scabroso trattato con garbo.

Ma fil film più irritante – era anche il più atteso – che tocca un fenomeno sociale da non sottovalutare, anzi da arginare  senza indugi a livello europeo ( e non solo) è quello del Negazionismo: ‘L’Homme de la cave’, di Philippe Le Guay con François Cluzet, Jérémie Renier, Bérénice Bejo (quest’ultima nota al grande pubblico per il film The Artist). La cantina contiene vino, vecchie cose da buttare, spettri del passato pronti ad essere risvegliati. L’uomo che la vuole comprare ( un vecchio professore di storia in pensione) ispira inizialmente fiducia, non simpatia ma umana compassione. In realtà la famiglia Sandberg, di origine ebraica, che se ne vuol disfare, viene a  scoprire che in quella cantina il vecchio prof. ci vive, randagio, in una brandina, toilette nel cortile e doccia ai bagni comunali. Non gli serve per traslocare le cose della madre morta. E’ la sua clandestina abitazione, nella quale si è rifugiato dopo   che è stato cacciato dall’insegnamento per le sue idee antisemite e negazioniste. Che trovano riscontro nelle fobie complottiste, nella propaganda e nelle manifestazioni neofascista e nazi. Ne abbiamo avuto recente dimostrazione anche da noi con l’aggressione alla sede della CGIL a Roma. Insomma, quella cantina, quel non luogo, quell’antro segreto nel bel mezzo del condominio, diventa la porta verso l’inferno dell’Antisemitismo, che fa vacillare relazioni, amicizie e anche una famiglia. Un film inquietante.

Altri film presentati ‘Les lendemains de veille‘ (di Loic Paillard) in anteprima internazionale ( storia di  un  gruppo di amici che hanno mancato il sogno di vivere in comune in una casa di campagna, e che vi si  si ritrovano anni dopo per aprire il testamento di uno di loro prematuramente scomparso), ‘Serre-moi fort’ di Mathieu Amalric, attore-regista molto noto che si cimenta con una difficile operazione di montaggio,  ‘Mon Légionnaire’ di Rachel Lang, al suo secondo lungometraggio, che indaga un tema poco frequentato nel cinema, ovvero la condizione delle mogli dei soldati, in Corsica, arruolati nella Legione straniera, ‘Cette musique ne joue pour personne’ (Samuel Benchetrit), Amants di Nicole Garcia, ‘Les iles de Napoleon’, di Marie-France Briere, dedicato alle isole  teatro del destino del condottiero aduecento anni dalla morte. Il Festival era stato inaugurato con il film Illusions perdues, del regista Xavier Giannoli, sceneggiatura di Jacques Fieschi, che si ispira ad uno dei capolavoro di Balzac, per ambientarlo nella Parigi del XIX secolo, film già presentato alla 78° Mostra di Venezia. A sottolineare  l’interesse reciproco dei protagonisti del cinema francese e italiano, presentata a questa rassegna cinematografica, la prima delle pillole del documentarioPassion Cinéma, prodotto da Iterfilm per France Odeon, sui rapporti tra il cinema italiano e quello francese, nel quale sono raccolti estratti di interviste che il direttore Francesco Ranieri Martinotti ha realizzato con importanti nomi del cinema internazionale, tra cui Fanny Ardant, Marco Bellocchio, Michel Hazanavicius, Valeria Golino, Gregory Montel e altri ancora. Gli intervistati raccontano nel documentario come è nata la propria loro passione per la cinematografia di un altro paese.

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