Cinecittà, la città del cinema nata dalle fiamme

Il 28 aprile 1937 Benito Mussolini partecipa alla cerimonia di inaugurazione di Cinecittà, un’opera imponente che in quel momento è il complesso di studi cinematografici più importante d’Europa.

Particolarmente attento al rapporto tra propaganda e nuovi mezzi di comunicazione, il regime fascista da tempo pensava di impegnare risorse per realizzare l’idea di unacittà del cinema‘, da costruirsi alle porte di Roma, ma, per vari motivi, era stato costretto a rinviare nel tempo il progetto. L’occasione per trasformarlo in realtà si presenta, quasi ‘miracolosamente’, il 26 settembre 1935, quando un misterioso incendio brucia gli studi della casa di produzione Cines. Inutile dire che non si conosceranno mai veramente né l’origine, né le cause e nemmeno i responsabili di questo provvidenziale rogo. In quella stessa notte Luigi Freddi, capo della appena istituita Direzione Generale per la Cinematografia, propone a Carlo Roncoroni, proprietario della Cines, di «prevedere e prevenire i tempi nuovi, creando, dalle rovine ancora fumanti dei vecchi stabilimenti», nuove strutture di produzione più adatte «agli sviluppi futuri» del cinema italiano.
Intorno al progetto si mobilitano anche le energie di molti operatori privati che vedono la possibilità di approfittare dell’opportunità per promuovere un rapido sviluppo qualitativo e quantitativo della produzione italiana, sulla falsariga di quanto già avvenuto negli Stati Uniti.
La costruzione è imponente e si articola in dieci teatri di posa, un teatro per miniature, effetti speciali e animazione. A questi vanno poi aggiunti vari edifici per laboratori, montaggio e sonorizzazione, un centro per le registrazioni audio e tre piscine progettati specificamente per le riprese superficiali e subacquee, la più grande delle quali è larga sessantadue metri e lunga centosessantacinque.
In totale sono sedicimila metri quadrati di studi e trentaduemila di altri edifici su un’area complessiva di centoquarantamila metri quadri.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale guerra rallenta e poi blocca per un lungo periodo l’attività. Cinecittà sembra destinata a non risorgere più dopo l’8 settembre 1943, quando le truppe tedesche requisiscono gran parte delle attrezzature, mentre gli stabilimenti subiscono numerosi bombardamenti.
In quello che a molti appare come l’ultimo atto della sua storia diventa rifugio per centinaia di senzatetto romani. Il mondo della cinematografia, però, lancia accorati appelli per la sua rinascita fin dai primi giorni della ricostruzione e, inaspettatamente, la città del cinema riapre i battenti nel 1947 come ente autonomo sotto la presidenza di Tito Marconi.

Ben presto Cinecittà torna a essere il centro della produzione cinematografica italiana, riguadagnando e allargando dentro e fuori dai confini nazionali la sua fama.
Gli studi di via Tuscolana offrono buone attrezzature e personale altamente qualificato a costi assolutamente competitivi per il mercato internazionale.
Alla fine degli anni Quaranta e negli anni Cinquanta la congiuntura economica e una serie di provvedimenti particolarmente azzeccati favoriranno lo sviluppo di collaborazioni e coproduzioni internazionali di grande rilievo. Cinecittà diventerà un punto di riferimento obbligato per le produzioni statunitensi. Nascerà così il mito della Hollywood sul Tevere‘, che troverà il suo momento di maggior successo nella realizzazione di grandi kolossal come ‘Quo Vadis‘ di Mervyn LeRoy nel 1949, ‘Ben-Hur‘ di William Wyler nel 1959 e ‘Cleopatra‘ di Joseph L. Mankiewicz nel 1963.