martedì, Aprile 20

Cincischiare, rinviare, trattare è mortale, per il PD e per l’Italia Siamo nel fango della storia. Ormai si tratta di scegliere: Salvini o il PD? Se il PD si mette a fare sul serio, mobilita le forze enormi che, volendo, ha a disposizione, riporta nel partito la sinistra cacciata da Renzi e apre una trattativa trasparente con le forze realmente europeiste e democratiche per il futuro industriale e etico del Paese

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Sarebbe bello concludere la settimana con una parola di speranza. Ma non ne vedo molta in giro, e non ne vedo la ragione. Anzi, si conclude con un brivido: Giggino dichiara serissimo, che «Dobbiamo sentire, seppur con modestia, lo spirito dei padri costituenti» che lavoravano «per contribuire alla costruzione di un’Europa moderna». E poi passa alle considerazione profonde di alta politica: ‘Renzi rafforza Salvini’, ‘attorno al Recovery plan si raccoglie la politica’: si raccoglie o ‘raccoglie’? L’Europa moderna, delle marchette? La politica dello ‘spacchettamento’, cioè dove c’è un Ministro ne facciamo due, per ogni sottosegretario ne facciamo tre? La coda dei postulanti a Palazzo Chigi Da Renata Polverini innamorata a Mariarosaria Rossi disinnamorata? E Lello Ciampolillo col sapone per curare la Xylella, che si accontenterebbe DEl Ministero dell’Agricoltura, ma non fa il vaccino perché è vegano? Costui è il faro della nostra politica oggi. Chiaro? E ora ognuno si regoli per sé.

Lo spettacolo al quale abbiamo assistito è peggio che deprimente: è il punto più basso, eticamente parlando, cui credo sia mai arrivata la nostra politica, il che non esclude che si possa andare più giù. Il mercato delle vacche, ma delle vacche usate, concluso con le ultime vendite di voti fuori tempo e quello che i giornali chiamano spiritosamente il ‘var’ (come se ci fosse qualcosa da ridere) sono veramente il peggio che si possa immaginare.
Reso ancora più devastante dal discorso ipocrita di Matteo Renzi, pari solo all’ipocrisia, e alla superficialità di Giuseppe Conte la cui replica è da manuale dell’imbonitore di paese: ‘venghino venghino, unguento magico, prezzi bassi …’. Ve lo ricordate il venditore ambulante di ‘Pane amore e gelosia’ o il magistrale De Filippo del venditore di cravatte? Tutti accomunati dal più totale sprezzo nonché per la verità, per la gente, che dovrebbero servire (servire? Beh si fa per dire). Pare che Goffredo Bettini abbia commentato il ‘discorso’ di Conte dicendo che ‘è innamorato della politica’: ma che beve? Forse è il momento che si trasferisca a consigliare Conte e lasciare in pace Zingaretti.
Il resto è bruttura che peggio non si può. E la ciliegina sulla torta, dopo il var, dopo la lezione sfottitoria di Razzi e poi anche di Scilipoti ai ‘responsabili’ oggi ‘costruttori’, è l’‘osservazione’, gelidamente rivelatrice della sua mente, di Matto Salvini che si domanda quanto vivano i senatori a vita.
Questa e non altro è la nostra politica.

Non merita commenti, siamo nel fango della storia e basta così. Merita, però, ricordare che quelle frasi, sono perfettamente in linea non solo con quelle (semplicemente selvagge oltre che di un livello morale invalutabile) della ‘signora’ Letizia Moratti sul vaccino che va dato ai ricchi, ma anche con quelle di Grillo, Grillo il comico, Grillo lo stellino, che parla così dei vecchi e degli handicappati. Per tutti e tre, c’è gente che se muore è meglio. Punto, non c’è commento. Anzi c’è, perché la Moratti ‘offesa’ e incompresa (poverina) precisa: «Non ho mai pensato di declinare vaccini e reddito. Il Pil è un indicatore economico-finanziario che attesta l’attività in una Regione che, questo sì, ho detto, è il motore dell’Italia. In questo senso questa Regione ha la necessità di essere tenuta in considerazione, non parlo di piano vaccini ma di zona rossa» … premesso che non so che c’entri la declinazione (??) lo ripete pari pari, inserendoci la svirgolata sulla zona rossa.
Ma perché arrabbiarsi, è solo la nostra politica, volgare, banale, sgrammaticata, che usa Dante credendo che sia un cantautore e viceversa, oppure che afferma solenne: «C’è bisogno di una fase in cui le identità si ricompongono» (e il congiuntivo?), pare che lo dica Gaetano Quagliariello, lui è professore, dice solo frasi storiche, beninteso con aria sprezzante: lui come Alberto Zangrillo è di … alto livello! Sorvolo su quello che parla della sindrome di Medea della quale confessa di non conoscere il marito o meglio il padre dei figli! E anche sulla mitica Bellanova che ‘compiange’ la ‘povera’ Bonetti che ‘torna a insegnare all’Università’ … certo lo stipendio è un po’ (parecchio) più basso … ma poveri studenti, per quelli la Bellanova non si dispiace!

Il risultato è evidente: il Governo non ha una maggioranza degna di questo nome e cerca (disperatamente) qualche transfuga per rafforzarsi. E dunque: il silenzio rumorosissimo del Quirinale dice tutto, indica la via, anche se il suo potere è quello che è, la brevità dell’incontro parla da sé.

La discussione e il voto al Senato hanno mostrato ciò che, nel mio piccolo, io ipotizzavo all’inizio della settimana: primo, Conte pochette è immobilizzato; secondo, ha mostrato chiaramente di non avere alcuna intenzione, e forse nessuna idea, di modificare il piano di rinascita che allo stato degli atti è pessimo, se non semplicemente inutile, ma lo tiene stretto come ostaggio; terzo, essendo un uomo del tutto privo di idee (intese come ideali, convinzioni etiche, ecc.), per lui chiunque vada a dargli una mano per sfangarla va bene; gli stellini sono quello che sono, una accozzaglia di senza casa disperati, oggi più che mai traditori di sé stessi, delle proprie ‘idee’ sbagliate e stupide, che hanno anche tradito platealmente, salvandosi ora, ma per pagarla alle elezioni, nonpost-ideologici’, mapost-esistenti’; il PD è in preda a convulsioni correntizie, ma è l’unico che esca con una parvenza di dignità da questa vicenda.
Ormai si tratta di scegliere: Salvini o il PD? Cincischiare non ha senso, si può farlo per due o tre giorni, non di più, ma poi perché? Per permettere a Conte di vivacchiare?

In larga misura questa crisi è stata cercata dal PD, vista l’impossibilità di ragionare con Conte, ma Renzi ha preso la palla e, secondo il suo modo, se la è tenuta e ha cercato di prendere la guida di questi malumori con l’intento di prendere due piccioni con una fava: il PD e Conte. Ma la manovra è fallita ed è riuscita solo a fare due cose: indebolire Conte e costringere il PD a scegliere se tirare a campare o fare politica e tirare fuori gli artigli. Finora, un primo passo è fatto: Renzi è, per ora, sterilizzato, Conte anche, dargli spazio è suicida.
Se il PD lascia spazio a Conte, perde tempo, rinvia eccetera, permette a Conte di raccattare un gruppetto di politicanti dal quale partire per un suo personale rilancio politico alle elezioni, restando intanto a galla. Ma il prezzo per il Paese sarebbe altissimo: avremmo l’ostilità certa di buona parte dell’Europa, che si rimangerebbe l’attuale ‘generosità’, privilegiando il piano del quale ho parlato ripetutamente e cioè quello di comprarsi ciò che gli serve e lasciarci cuocere nel nostro brodo. La von der Leyen, Mercoledì 20, mi pare lo abbia detto chiaro, esterrefatta dallo spettacolo.

Se, viceversa, il PD si mette a fare sul serio, mobilita le forze enormi che, volendo, ha a disposizione, la smette di litigare tra Franceschini e i giovani turchi e robetta del genere, riporta nel partito la parte a sinistra cacciata da Renzi e apre, lui, il PD in prima persona, il partito del quale ricorre il centenario, una trattativa aperta e trasparente con le forze (che ci sono) realmente europeiste e democratiche (liberali, magari, ma da noi il liberalismo non ha mai fatto presa), una trattativa per il futuro industriale e etico del Paese, il gioco cambia, cambierebbe. Il tema non può ridursi alla Polverini o a Nencini, sempre che Zinga (e, Bettini, ahimè) abbia più stoffa di Giggino!
Sarebbe un lavoro enorme, faticoso, magari talvolta anche impopolare, ma sarebbe quello che fecero a suo tempo gli italiani all’uscita della guerra, che portò in pochi anni l’Italia dalla disperazione almiracolo economico’.

Certo, con altri mezzi e altri linguaggi, ma la strada è quella.
E passa attraverso la suola, vera ben fatta a tempo pieno e con docenti che sanno quello che fanno; una Università moderna e competitiva che potenzi entrambe le culture (‘scientifica’ e umanistica, evitando cioè l’errore del supertecnicismo snaturalizzante tipico dei Paesi anglosassoni); un lancio deciso delle infrastrutture, senza chiacchiere (parlare di ponte sullo stretto quando da Palermo a Messina il treno oggi impiega oltre tre ore e da Napoli a Reggio Calabria oltre quattro è solo ridicolo); un piano radicale di recupero del territorio e di riassetto delle città, ecc.; una riforma radicale e una ricostruzione del sistema sanitario pubblico, ma non molto di altro.
Conte-pochette non è l’uomo per farlo e meno che mai lo è Giggino. Il primo può restare per l’immagine … parla così bene l’inglese! Ma solo per questo e vanno spente le sue mene autoritarie e le sue (puntuali, come Berlusconi e Renzi!) pulsioni riformo-costituzionalistico-autoritarie. Il resto, zitto e buono, oppure se non gli piace, torni pure a fare l’avvocato. Così non si può andare avanti e la sua popolarità è fondata sulla sabbia e sulla mancanza di alternativa.
Se si ha il coraggio di farlo -ci vuole coraggio- e se si è disposti a mettere in campo davvero le enormi professionalità che abbiamo in Italia, e che solo il PD può mobilitare, forse, questa è la strada. Che passa da una legge elettorale proporzionale pura con sbarramento alto e qualcosa tipo divieto di costituzione di gruppi parlamentari separati da quello del partito di elezione o qualcosa del genere, che impedisca i giochetti ai quali siamo stati abituati in questi anni.
Cincischiare, rinviare, trattare è semplicemente mortale, per il PD e per l’Italia.
L’altra possibilità è vivacchiare. Io sono abbastanza vecchio da poter soddisfare presto i desideri di Salvini e di Grillo, ma dubito che i miei nipoti ne saranno contenti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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