martedì, Ottobre 19

Cina: Xi Jinping, una leadership assoluta ed una Presidenza senza scadenza La proposta di rimuovere il limite temporale dei ‘due mandati’ alla Presidenza avanzata dal Comitato centrale del Partito comunista cinese

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Quindi si tratta di una mossa irrituale?

Estremamente irrituale. Inoltre, nelle norme non scritte, noi sapevamo che si indicava il successore con cinque anni di anticipo e il successore avrebbe avuto un’ età specifica; chi doveva ritirarsi, per limiti di età, usciva completamente di scena. Sotto questo aspetto, Wang Qishan, che è uscito di scena per quanto riguarda il partito, rientrerà ‘dalla finestra’ venendo indicato, probabilmente, come Vicepresidente in occasione delle due sessioni. Anche la scansione dei ’plenum’ nell’ arco dei cinque anni è stata modificata perché è stato anticipato di molto il terzo e, in più, sono avvenute queste riforme. E’ dunque un passaggio estremamente irrituale che ci pone di fronte a tutta una serie di domande, ancora inevase: forse, la più importante riguarderebbe il ‘dove’ e il ‘come’ Xi Jinping riesca a trovare tutta la legittimità e il consenso politico per riuscire a portare avanti queste riforme. Un aspetto che vorrei sottolineare è che Mao Zedong e Deng Xiaoping erano arrivati ad un certo ruolo dopo una lunga fase di guerriglia, di lotta politica interna: Mao era il padre della rivoluzione e la personalizzazione arriva durante la fase della ‘Rivoluzione culturale’, un periodo tutt’ altro che pacifico; Deng Xiaoping era il rappresentante della classe dirigente che era stata messa fuori gioco con la ‘Rivoluzione culturale’ e che rappresentava i superstiti di questa rivoluzione quindi aveva un ruolo di leader che gli veniva riconosciuta in occasione di periodi turbolenti. Xi Jinping, invece, fino a poco più di cinque anni fa, era un grigio funzionario inserito in una leadership duale in cui i due leader indicati, ovvero lui stesso e Li Keqiang, venivano visti come due propagini dei leader delle generazioni precedenti, ovvero Jiang Zemin e Hu Jintao. Xi Jinping, in pochissimo tempo, riesce ad ottenere, almeno sul piano formale, a degli incarichi simili o paragonabili a quelli di Mao. E’ una rivoluzione particolarmente  significativa, soprattutto se lo paragoniamo con altri leader che si possono definire autoritari sul piano internazionali: lo stesso Putin non è riuscito a rimuovere il limite dei due mandati costituzionali. Xi Jinping, da questo punto di vista, sembra riuscire, dopo soli cinque anni, a fare tutto ciò che vuole. Probabilmente, sempre sul piano internazionale, è un leader sottovalutato perché se stanno davvero così le cose, è un personaggio che è destinato a disegnare i tratti della geopolitica internazionale per ancora un paio di decenni ancora.

Dunque, perché non è stato possibile individuare una figura in grado di succedere a Xi Jinping?

Il sistema politico cinese ha questo accenno per cui se non è meritocratico, sicuramente mette alla prova i leader che devono fare una lunga gavetta. Quindi di persone che hanno governato in regioni con più trecento milioni di persone, con un PIL paragonabile a quello dei più grandi Paesi europei o dei grandi Paesi asiatici, ce ne sono: persone che potrebbero avere l’ esperienza sufficiente per governare in un sistema anche consensuale ci sono. Quello che pare importante e su cui, probabilmente, verrà posto molto l’ accento è legato all’ eccezionalità dei tempi in cui viviamo: non a caso, nella formulazione del pensiero di Xi, si parla di ‘nuova era’. Nell’ eccezionalità di una ‘nuova era’ che comporta la transizione da un modello economico all’ altro e il raggiungimento del ‘sogno cinese’ in determinati tempi, oltre all’ eccezionalità della ristrutturazione dell’ ordine internazionale con la ‘One Belt One Road Initiative’, viene indicata la necessità di avere un leader molto forte e sulla base di questo elemento la si giustifica.

Viene quindi demolita quella costruzione di ‘pesi e contrappesi’ che, da almeno trent’ anni, avevano regolato la transizione e l’ ordine costituzionale cinese.

Senza dubbio. Noi abbiamo vissuto un pendolo in cui dal pieno autoritarismo e personalizzazione di Mao, si era passati a Hu Jintao e Wen Jiabao che erano leader duali, fino a Xi Jinping e Li Keqiang, i quali avrebbero dovuto andare avanti in questa via. Invece, con una rapidità davvero sorprendente, si è passati ad una condizione molto simile a quella di Mao. E quello che viene messo in luce anche da molti analisti è che questo sistema era stato creato per evitare le storture per le quali un uomo solo al comando, per eventuali errori di giudizio, potesse incorrere in gravi errori. Per questo, c’è già chi punta l’ indice affermando che la Cina, in questa maniera, si espone ad eventuali errori di giudizio da parte di Xi Jinping e quindi ai rischi conseguenti all’ uomo solo al comando, che è l’ unico a dover fare le valutazioni.

Dal punto di vista interno del Partito, della nomenclatura e del comparto militare, come verrà accolta questa ‘rivoluzione’?

Diciamo che il vero ‘choc’, se così possiamo chiamarlo, c’è già stato nell’ autunno scorso. A questo punto, è più un cambio formale che sostanziale: che Xi Jinping avrebbe governato per molti altri anni era già evidente ad ottobre; quello che emerge oggi è che Xi vuole mantenere questi tre incarichi anche dopo il 2022.

Una maggiore solidità della leadership di Xi Jinping comporterà, inevitabilmente, un rafforzamento della Cina a livello internazionale,  a scapito di quei Paesi, regolati da procedure più democratiche più trasparenti, i cui leader dovranno sempre fare i conti con le scelte dei cittadini? Quanto avvenuto in questi giorni è un ulteriore motivo di preoccupazione, ad esempio, per gli Stati Uniti?

Per questo occorre capire i trend di lungo periodo piuttosto che i passaggi brevi che, spesso, dipendono da altri fattori. La questione è che, nel breve periodo, ci potrebbe essere un rafforzamento di Xi Jinping, un rafforzamento della sua capacità di portare avanti la sua agenda economica. Sappiamo, ad esempio, che uno dei temi di riforma economica è legata alle aziende di Stato. Sicuramente dovrebbe riuscire a spingere molto sulla riforma dell’ economia. Nel periodo più lungo, è possibile che si affaccino dei rischi legati all’ uomo solo al comando. Sul piano internazionale, nel lungo periodo, si potrebbe assistere ad un ‘overstretching’ cinese che, poi, magari, si pone di fronte ai rischi di un Paese che deve ricostruire tutto il meccanismo di successione che era stato costruito negli ultimi trent’ anni.

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