domenica, Maggio 9

Cina – Vaticano: spiraglio di dialogo tra il Partito e la Santa Sede? Quali gli sviluppi futuri?

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La questione della nomina dei Vescovi in Cina potrebbe trovare una soluzione nell’ apertura di dialogo tra Bergoglio e il Partito?

I cinesi vorrebbero nominare loro i Vescovi. Quello che i cinesi tradizionalmente non accettano è che una persona che esercita un potere all’ interno della loro società non venga nominato dall’ autorità centrale. Questo tocca un nervo scoperto, quello dei “Trattati ineguali”. La sovranità spirituale della Chiesa si fonda sul fatto che i Vescovi vengono nominati dal Papa. La Chiesa è verticistica e il potere scende dall’ alto. Non c’è una struttura collegiale all’ ortodossa. Negli ultimi anni, si è sviluppato una sorta di dialogo tra sordi, ma consenzienti. La Chiesa Patriottica indicava un nome; la Chiesa fedele a Roma indicava un nome che coincideva con il primo. Concordare il nome con la Cina voleva dire ammettere che vi era un processo di formazione della classe dirigente molto diverso rispetto a quello normale. Hanno trovato questo compromesso ‘de facto’ dove tutti e due convergevano pacificamente. Poi sono iniziate le persecuzioni perché la Cina ha voluto dimostrare all’ opinione pubblica che non è venuta meno al principio per cui siccome la Chiesa in Cina governa spiritualmente suoi cittadini, i capi li deve scegliere l’ autorità centrale. Il Papa, oltre ad essere un leader spirituale, è un Capo di Stato e le sue nomine divengono agli occhi cinesi una forma di colonialismo, quello che hanno subito con i “Tratti Ineguali”. Quando tu, Papa Francesco, ritieni che ti spetta una rivincita storica, l’ unica uscita è subire tu un “Trattato Ineguale”: probabilmente questa Chiesa “abusiva” riceverà una sanatoria e il Papa sottoscriverà un “Trattato ineguale” dove è penalizzato lui come furono penalizzati i cinesi. Con i “Trattati ineguali” ai cinesi venivano imposte delle aree di commercio, come ad esempio a Shangai, dove c’ erano interi quartieri dove non valeva l’ autorità cinese e gli occidentali erano autonomi. Si tratterà, quindi, di un “ponte a due corsie, parallele, ma separate riservate al Papa e al Partito”. A sopportare il peso del “Trattato ineguale”, in questa occasione, sarebbe la Santa Sede, invertendo le posizioni di più di cent’ anni fa, pareggiando i conti con la storia e regolarizzando il paesaggio ecclesiale. Cedendo spazi e accettando che quando si nomina un vescovo ci sia il parere vincolante del Partito. Il tutto nella speranza che, avviando questi processi, nasca un rapporto di fiducia e arrivi il giorno in cui, attraverso l’ esperienza, e non attraverso un ragionamento che al momento non passa, la Cina si fidi e accetti le nomine da parte di Roma. Oggi i cinesi non accetterebbero mai che il Papa nominasse i Vescovi, di principio. Glieli lasciano nominare di fatto, ma non si deve dire che l’ ha scelti il Papa.  Sono iniziate le persecuzioni per ovviare alla nascita di fraintendimenti circa questo compromesso. Fino a che non si renderanno conto che la Chiesa concorre, con questi Vescovi, ad innestare i valori morali all’ interno della società cinese, che ne ha bisogno allorché è venuta meno l’ ideologia comunitaria. “Non posso più usare la briglia del comunismo perché l’ ho rinnegato. Quale altra briglia posso usare onde evitare che i cavalli si imbizzarriscano?La religione”. Questo è la linea.

Dovendo fare un pronostico, quanto è remota la visita di un Pontefice, magari anche di Francesco, in Cina?

Questo è il sogno di Bergoglio. Lui sarebbe voluto andare in Giappone, non in Cina, ma il sogno di un gesuita di andare in Oriente venne interrotto a causa di un’ operazione al polmone che gli impedì di andarci. Lo sta però realizzando da Papa. Il sogno della Compagnia di Gesù è l’ evangelizzazione dell’ Oriente. Se lui riuscisse ad andare a Pechino, si dimetterebbe il giorno dopo. Ha sempre detto che il suo sarà un pontificato breve ed il motivo per cui lo prolunga è, secondo me, la Cina. La Cina è la linfa vitale del Papa. Il vero mandato che ritiene di avere è quello di andare in Cina. Se legge il discorso che ha pronunciato a Bòzzolo, tra il mantovano e il cremonese, il paesino di Don Mazzolari, è un discorso rivolto spaventosamente alla Cina, anche se non la nomina mai. Da tempo aveva detto di esser contrario a nuove “Democrazie Cristiane”, cioè a partiti di ispirazione cristiana, perché dividono i cattolici dai non cattolici e quindi ghettizzanti. Lui rompe con il concetto di partito di ispirazione cristiana, ma a Bozzolo, egli afferma “Non Basta!” Bisogna dire basta anche a tutte quelle istituzioni che danno l’ idea che la Chiesa stia costruendo dei suoi presidi dentro la società. “Bisogna mettersi al servizio delle società in cui andiamo”. Agli occhi di un cinese, proporsi di dar vita ad una banca, ad una scuola cattoliche è come ammettere di costruire un presidio, una fortezza. Bergoglio sta rompendo con l’ Occidente. E’ tutto in funzione della Cina.

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