domenica, Maggio 9

Cina – Vaticano: spiraglio di dialogo tra il Partito e la Santa Sede? Quali gli sviluppi futuri?

0
1 2 3


Nel momento in cui la Chiesa assume questo concetto, sta rifiutando di porre come condizione ciò che si era affermato come ‘undicesimo comandamento’: la democrazia. Woityla così come Ratzinger non l’ avrebbero mai fatto. E’ Jacques Maritain il filosofo che, nel corso del ‘900, fa diventare la democrazia l’ ‘undicesimo comandamento’ e il Concilio lo traduce, rendendolo, quasi, cogente per il Magistero dei Papi.  Qui Bergoglio rinuncia e dice: ‘se il mio interlocutore è il Partito,  ovviamente con delle riserve,  non mi pongo il problema della democrazia’. Woytila, il “Papa picconatore di muri’, aveva abbattuto la cortina di ferro. Mancava solo la ‘cortina di bambù’. Bergoglio non si pone il problema di abbattere la ‘cortina di bambù’, ma dialoga con il Partito e assume che quest’ ultimo stia realizzando il bene della società. Dov’è che sposa l’ intento del Congresso? La principale preoccupazione di Xi Jinping è il grado di corruzione nella società cinese.  Quello di Xi Jinping è un autoritarismo, uno Stato dittatoriale, a guida monopartitica, ma non presume più di ricreare l’ uomo. Presume solamente di guidare la società verso livelli di benessere sempre maggiori. In Cina, ci sono ancora centinaia di milioni di poveri su un 1.3 miliardi di persone di cui è costituita la popolazione. Uno dei paradossi più interessanti è che sono 1.3 miliardi anche i cattolici: sono dunque i due eserciti popolari più numerosi al mondo. Bergoglio non può non essere ammirato del fatto che il comunismo cinese, con metodi autoritari, porta fuori dalla povertà estrema decine di milioni di persone all’ anno. Li “redime corporalmente”. Allora il Papa si occupa della “redenzione spirituale”. Bergoglio è il “Papa della democrazia sostanziale”: ritiene che le democrazie occidentali siano espropriate dai capitalismi, dal potere finanziario che espropria la politica e che quest’ ultima sia letteralmente schiattata sotto i colpi dell’ alleanza finanza-tecnocrazia che inquina il processo decisionale. Le democrazie diventano un rito formale, al servizio di poteri sconosciuti.

A questo proposito, mi colpì molto, quando, andai, nel 2003, in Argentina a moderare una sua conferenza, che lui citasse Romano Guardini, un grande teologo del ‘900, e arrivasse a dire: “Il problema principale degli Stati, nel XXI secolo, è che il potere diventerà anonimo”, ossia non sarà più circoscritto, identificabile con gli organismi che formalmente lo esercitano, quelli democraticamente eletti ovvero i Parlamenti, gli esecutivi. Bensì apparterrà a delle entità trasversali, sconosciute. Questa era l’ ossessione di Bergoglio e da Papa è diventata estremamente evidente. Quindi egli è ammirato di un regime come quello cinese che riesce ad ottenere la redenzione corporale di centinaia di migliaia di poveri mentre è inorridito dei fenomeni di vaporizzazione che costituiscono molte società occidentali, dove è sempre più drammatica la sperequazione tra quelli che sono ricchi e quelli che non hanno nulla. Non sto affermando che Bergoglio è comunista. Non sta rinunciando all’ obiettivo finale, quello della democrazia in Cina. Ma non lo pone come pregiudiziale.

In questa novità la svolta “realista” di Bergoglio?

C’è la svolta perché la democrazia non è più né una condizione né l’ obiettivo di un processo temporale. Si trova sullo sfondo. Diviene qualcosa di molto escatologico, come il paradiso. Perché Xi Jinping guarda con enorme interesse il Cattolicesimo? Il leader cinese guarda soprattutto a due fenomeni che si somigliano: la Chiesa, il Papa e il calcio. La Cina era abbastanza indifferente a Roma e ai Papi. Era stata impermeabile perfino a Wojitila, uno degli uomini più popolari e il leader più influente al mondo. Bergoglio è invece entrato nell’ ammirazione di massa dei cinesi. E questa svolta “capitalista” del XIX Congresso è ancor più liberista in ambito economico, ma non ha un’ apertura politica, democratica. Rimane forte il controllo del Partito sulla società. Una società che non è geopoliticamente in equilibrio: esiste il problema degli Uiguri, gli islamici e c’è il problema del Tibet. Questa non è una società che si può permettere la democrazia perché scoppierebbero tensioni separatiste e un pluralismo partitico. Quella che loro chiamano “confusione” e che è opposta all’ “armonia”. La democrazia parte dal presupposto che il bene comune si raggiunge attraverso la competizione tra uno che vince e uno perde e quindi prevede la conflittualità.

Sappiamo che dove alberga il consociativismo, tutti governano insieme, si fa largo l’ inciucio e si sviluppa la corruzione. Dove, invece, l’ opposizione, come un cane da guardia, ha gli occhi puntati ed è pronta a ringhiare contro chi governa, la corruzione è più contenuta perché non appena ci fosse uno scandalo, questo dovrebbe essere denunciato. Loro hanno una società armonica, monopartitica, dove non c’è conflittualità. E’ il partito che decide la linea e privilegia, ad esempio, l’ area sud-est, quella che è diventata la fabbrica del mondo. Ma comprime anche i diritti: i sindacati sono inesistenti e questo crea un problema al mondo intero. Perché Trump e non solo auspica fortemente l’ avvento della democrazia in Cina? Perché se in Cina arriva la democrazia politica, arrivano anche i sindacati, arriva la conflittualità nel mondo del lavoro. E se arriva quest’ ultima, arrivano i diritti sociali. Il costo del lavoro sale e finisce la concorrenza sleale che la Cina e gli altri Paesi asiatici fanno al resto del mondo in quanto diventa meno vantaggioso per noi importare prodotti cinesi.

Xi Jinping, quindi, in un momento in cui non solo la corruzione dilaga e lui deve contenerla, ma vuole anche stimolare la voglia di arricchirsi dei cinesi, dà adito agli egoismi. Viene meno il mito collettivo del comunismo che si trasforma in una guida che definisce degli obiettivi. Ma la guida è esterna e costrittiva. Non c’è più ideologia e questo favorisce gli egoismi. Come possono essere contenuti? Quale altro valore può esser dato, essendo sparito il valore comunitario ideologico? Xi Jinping ha sempre più bisogno della religione e non può certo guardare all’ Islam perché questo significherebbe secessione di un pezzo di Cina. Potrebbe appellarsi al buddhismo tibetano ed ecco perché sarebbe estremamente congeniale il cattolicesimo.

L’ altro fenomeno che Xi osserva è il calcio perché nell’ immaginario collettivo è centrale che, guarda caso, non piace molto agli americani. Se loro ottengono una posizione nell’ immaginario collettivo attraverso l’ acquisizione di squadre, raggiungono quel soft power che gli mancava. Una novità di questo XIX Congresso è la decisione cinese di spendere di più in armamenti, non per difendersi o per controllare l’ area del Mar Cinese e del Pacifico dalle ingerenze americane, ma per esportare politica di potenza. In questo senso, la Cina è diventata la prima potenza in Africa: costruiscono infrastrutture ed, in cambio, si garantiscono lo sfruttamento per decenni delle materie prime. I cinesi, a differenza di francesi e americani, non chiedono la democrazia e questo convince i dittatori africani. Per competere con gli Stati Uniti, la Cina abbisogna di una visione universale. Un ‘Chinese dream’. Ecco spiegato il grande interesse per un centro geopolitico come Roma dove si trova il Papato che pensa il mondo e lo pensa in maniera multilaterale. Washington è l’ altro centro geopolitico che ha una visione globale.

Di contro, l’ obiettivo fondamentale dell’ America è non perdere posizioni in Asia. Per questo, a novembre, Trump si recherà nella regione in un viaggio che durerà circa quindici giorni. La cosa interessante, però, è che a fine mese ci va il Papa. Bergoglio andrà in Bangladesh e in Myanmar. Recarsi in Myanmar vuol dire alla marca delle frontiere cinesi.

Continua a pagina 3

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

emanuele.cuda@lindro.it

End Comment -->