mercoledì, Ottobre 20

Cina: una crisi che è il prezzo del cambiamento

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La politica del consenso ha permesso alla Cina di crescere, ma non in maniera sana e l’economia globale in questo momento non permette alla Cina la libertà di continuare a spargere fertilizzante sperando che nessuno possa notare il marcio che si diffonde attraverso il tronco e i rami.

Il passaggio alla leadership di Xi nel 2012 non è stato semplice: la transizione è avvenuta durante lo scandalo di Bo Xilai, che vide l’ex Segretario del partito Chonqing non solo tentare di dare un’altra direzione alla politica cinese, ma anche usurpare l’ascesa di Xi al Partito Centrale e alla leadership statale. Ciò che è emerso dall’attuale campagna anti corruzione è che la sfida è stata molto più seria di quanto possa sembrare, se si considera anche un complotto per l’assassinio di Xi.

Le recenti dichiarazioni riguardo agli ex leader e funzionari di Partito circa il loro rimanere al di fuori della politica suggerisce l’emergenza di minacce al potere di Xi. La decisione di Xi di creare un Consiglio di sicurezza nazionale e un organo consultivo per gli affari economici, di cui egli stesso fa parte, ha suscitato l’opposizione degli ex funzionari abituati a giocare un ruolo nell’orientamento politico del Paese. Cancellare pubblicamente il summit di Beidaihe è stato un colpo aperto contro i precedenti funzionari di Partito.

Mentre la Cina affronta una delle sue più delicate sfide economiche, dopo essere uscita dal Mar Cinese Meridionale e dagli affari militari internazionali in un modo che difficilmente le permetterà una rimonta, si trova a dover affrontare anche dissenso interno e tensioni all’interno del Partito. La politica di consolidamento di Xi, strettamente legata alla campagna anti corruzione, è mirata a tenere strette le redini del controllo per permettere più rapide modifiche a livello politico, forzare macro politiche a livello locale e accelerare la risposta del Partito e da parte dello Stato per cambiare le circostanze. Ma ciò mette alla prova decenni di tradizione, intrecci di potere e interessi creando inoltre una contraddizione: le politiche economiche si muovono verso la liberalizzazione, ma le linee politiche e sociali sono orientate verso l’autocrazia.

Per gestire la successiva fase di apertura e riforma della Cina – che influenza l’economia globale e influisce su decenni di calcificazione interna che gravano su Pechino – Xi sta al contempo reprimendo media, informazione, libertà sociali e il Partito stesso. Il timore è che una significativa riforma economica senza uno stretto controllo economico possa portare a una ripetizione dell’esperienza sovietica: il collasso del Partito e forse anche dello Stato stesso.

La svalutazione monetaria – uno step importante per la liberalizzazione dello yuan, che guadagna un posto nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo, proseguendo sulla strada della globalizzazione dello yuan (liberando almeno il Paese dal dominio del dollaro) – presenta dei rischi, non ultimo il pericolo che una valuta più svincolata potrebbe prendere delle direzioni non approvate dal Governo. L’esplosione a Tianjin sta rafforzando le paure di cattiva gestione e corruzione, provocando una nuova cospirazione speculativa. Ciò ha posto il Governo di fronte alla necessità di gestire manifestanti in una delle città principali, investitori e commercianti che sollevano nuovamente questioni scomode che riguardano il sistema di sicurezza in Cina. L’avvertimento circa l’interferenza politica di ex funzionari potrebbe essere più di un semplice tentativo per mettere in evidenza una ritrovata trasparenza.

Non si può affermare che la Cina sia al limite del collasso, che il Governo e il Partito stiano per frantumarsi a causa di conflitti interni, o che la riforma economica sia semplicemente impossibile di fronte a interessi radicati anche se nulla è fuori questione. La Cina è entrata in uno stato di incertezza, la transizione verso un’economia basata sulla domanda interna non avverrà facilmente, né avverrà in breve tempo. La riduzione delle esportazioni e la fuga di investimenti è già in corso e con tutte queste problematiche a pesare sulle sue spalle, Xi si sta preparando per la sua visita, in settembre, negli Stati Uniti, dove le preoccupazioni sulla Cina sono dibattute giornalmente.
Il periodo di transizione è il più caotico, il più fragile, ed è lo stadio in cui si trova la Cina.

 

Traduzione di Elisabetta Zora

 

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