lunedì, Maggio 10

Cina Ue, tregua armata field_506ffb1d3dbe2

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pannelli solari cinesi

 

Con l’entrata invigore definitiva dei delle misure antidumping e antisovvenzioni nei confronti del fotovoltaico cinese si chiude una vicenda complicata, protrattasi per mesi, che ha visto contrapposte non solo Unione Europea e Cina, produttori di pannelli solari europei ed esportatori cinesi, ma che ha diviso al loro interno anche gli stessi produttori europei. Era inevitabile, quindi, che il compromesso raggiunto accontentasse e scontentasse allo stesso tempo un po’ tutti. Di certo, però, allontana l’ipotesi di una guerra commerciale tra Cina e Ue. Anche se viste le reazioni dei produttori europei sarebbe più corretto parlare di una tregua armata.

Il via libera definitivo da parte del Consiglio europeo alla proposta della Commissione di imporre misure antidumping e antisovvenzioni sulle importazioni di moduli solari e componenti fotovoltaici dalla Cina è arrivato nei giorni scorsi. Applicati per un periodo di due anni a partire da oggi 6 dicembre, i dazi saranno in media del 47,7%. Parallelamente è stata confermata la decisione di accettare gli impegni presi con gli esportatori cinesi di pannelli solari che hanno aderito all’accordo applicato dallo scorso agosto e che, quindi, saranno esentati dal pagamento dei dazi.

Le decisioni arrivano dopo le due indagini parallele aperte nel settembre e nel novembre dello scorso anno, rispettivamente su antidumping e antisovvenzioni, in seguito alla denuncia presentata da Eu Prosun, associazione che riunisce produttori europei nel settore dell’energia solare. Le indagini hanno portato la Commissione europea ad accertare che le imprese cinesi vendevano pannelli solari in Europa ad un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato e ricevevano sovvenzioni illegali, danneggiando di conseguenza i produttori europei. Secondo quanto accertato, il dumping e gli aiuti di Stato di cui hanno beneficiato le imprese cinesi sono stati quantificati in 21 miliardi di euro.

Un primo paletto è stato fissato agli inizi di giugno, quando la Commissione europea ha imposto misure provvisorie antidumping, imponendo un dazio provvisorio del 47,7%. Due mesi dopo si è giunti ad una mediazione con gli esportatori di pannelli solari cinesi, fissando un prezzo minimo e un tetto massimo alle esportazioni cinesi. La mediazione è stata accettata dalla maggior parte degli esportatori cinesi che gestiscono il 75% delle esportazioni. Per loro è prevista l’esenzione dal pagamento dei dazi antidumping o antisovvenzioni. Saranno, invece, del 67,9% i dazi applicati a coloro che non hanno collaborato alle inchieste condotte dalla Commissione europea. Nel dettaglio, l’accordo prevede prezzo minimo di 56 centesimo di euro per watt e un tetto di 7 GW per i moduli FV importati dalla Cina, un prezzo di 29 centesimi di euro per watt e un tetto di 2,3 GW per le celle e di 66 centesimi di euro a pezzo e un GW alle importazioni per i wafer. Di fronte a violazioni da parte dei produttori cinesi, l’esenzione salterebbe e sarebbero applicati i dazi. Se poi le violazioni si rivelassero gravi o ripetute, sarebbe l’intero accordo a farne le spese.

Nelle intenzioni del Consiglio europeo, come si legge in un comunicato diffuso dopo l’approvazione definitiva delle misure, «la decisione dovrebbe anche contribuire a creare condizioni di parità per l’industria delle energie rinnovabili in Europa. Tale industria è essenziale per raggiungere gli obiettivi dell’Unione europea per quanto riguarda l’energia rinnovabile. La concorrenza sleale nei pannelli solari non aiuta l’ambiente e non è compatibile con un settore solare sano a livello globale».

Ma la conclusione a cui si è arrivati non convince chi queste indagini ha chiesto fossero avviate. Il Presidente di Eu ProSun, Milan Nitzschje, pur accogliendo di buon grado l’entrata in vigore delle misure contro il dumping cinese e valutando positivamente il fatto che «i nuovi dazi del 48% circa compensano, anche se solo in parte, gli investimenti che lo Stato cinese impiega per respingere i produttori europei o non cinesi dal mercato del solare», ha puntato il dito contro i prezzi minimi concordati con la Cina. «Continuano a essere troppo bassi» – ha accusato Nitzschje -. «Restano ancora inferiori ai costi reali della produzione di moduli solari in quel Paese. Ci aspettiamo che il Tribunale dell’Unione europea prima o poi dichiari nullo il regolamento relativo al prezzo minimo. A quel punto i dazi saranno validi per tutte le importazioni solari cinesi. Solo in tal caso il mercato solare europeo sarà libero: libero da sovvenzioni statali alle esportazioni e libero dal dumping».

Una posizione rilanciata anche dal Presidente dell’Ifi, associazione che riunisce gli esponenti dell’industria solare italiana, Alessandro Cremonesi, che ha sferrato un duro attacco nei confronti delle modalità con cui l’Unione europea ha condotto la partita sul fotovoltaico. «La volontà politica dell’Unione europea in questa disputa non lascia dubbi: mettere da parte ogni evidenza che ponesse in luce il comportamento illegittimo e predatorio da parte dei produttori di moduli fotovoltaici cinesi e scegliere la via negoziale. Una scelta che mette in luce tutta la debolezza politica dell’Europa di fronte allo strapotere economico cinese, consegnandogli altresì una “patente di legittimità” per invadere illegalmente il proprio spazio economico, commerciale e manifatturiero».

La Cina produce moduli solari pari al doppio della richiesta mondiale e, grazie ai prezzi bassi, si è conquistata oltre l’80% del mercato globale. «I dazi attuali rappresentano un primo raggio di sole per le imprese europee, che possono così sperare di rientrare sul mercato con i loro prodotti di elevata qualità», ha sostenuto Nitzschke, convinto che «si tratta di una battaglia tra economia pianificata ed economia di mercato. Senza questi dazi, le aziende che si muovono nell’ambito di un’economia di mercato sarebbero completamente alla mercé dell’economia di stato cinese». Ora il suo auspicio è che la Corte europea, a cui Eu ProSun ha fatto appello, annulli l’accordo sul prezzo minimo, cancellando così le esenzioni per le aziende cinesi. In un’intervista a ‘PV-Tech‘, ha spiegato: «Possiamo prevedere è che l’accordo è talmente arbitrario e lontano dal quadro normativo europeo che è sicuro che la Corte Europea dirà alla Commissione che tale accordo non ha basi legali», in quanto «le leggi europee sul commercio dicono che una misura antidumping adeguata è l’imposizione di tariffe doganali che devono essere stabilite per eliminare il danno causato all’industria europea dal dumping. La direttiva dice che è possibile fare un accordo, ad esempio sul prezzo minimo, se il danno viene comunque eliminato». E secondo Eu ProSun nel caso del fotovoltaico non è così.

 

 

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