venerdì, Ottobre 22

Cina: sanità e sostenibilità di stampo italiano

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Siamo un buon esempio per altre realtà internazionali?

Non abbiamo meno di altri Paesi e dell’America stessa da offrire nel campo della ricerca sanitaria, medica e farmaceutica. Anzi, molte delle nostre aziende sono davvero innovative per i farmaci che producono, ma anche per le biotecnologie, per i vaccini, che sono molto utili e apprezzati in questo mondo cinese, che sta crescendo e che ha molte esigenze avanzate sia dal punto di vista scientifico che assistenziale.

Come vedono la Cina, gli occhi di un ricercatore e medico?

Un grande paese che ha trovato per molti aspetti una sua via autonoma allo sviluppo. Non dobbiamo pensare di andare in Cina ad insegnare, ma a costruire insieme una nuova Sanità Integrata. Dobbiamo invece recepire le loro istanze e vedere di realizzarle insieme: fare investimenti che prevedano impegni bilaterali sia italiani che cinesi. In questo senso il ministro Lorenzin ha firmato accordi importanti sullo sviluppo di modelli sanitari insieme, in funzione delle esigenze cinesi nazionali e locali. Mentre il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha sviluppato accordi complessivi sulla formazione post-universitaria. La Cina ha una buona formazione in vari settori, compresa la medicina, manca invece una formazione specialistica post laurea universitaria. Questa può rappresentare per noi un grande spazio di manovra, sviluppo scientifico ed economico con proposizione di nostri modelli formativi post laurea a quella che io chiamo the next generation of chinese phisicians, ovvero la nuova generazione di medici cinesi, che crescono rispettosi delle loro tradizioni storiche, ma anche molto aperti alla medicina scientifica occidentale, alla ricerca e alla innovazione tecnologica, che promuove una sanità di migliore qualità e sviluppo economico.

Quali sono i temi che interessano di più ai cinesi?

Temi basati sulla razionalità scientifica e l’efficacia clinica delle cose, che per loro rappresentano una rivoluzione culturale importante. Questo perché la medicina cinese tradizionale (TCM) è ancora praticata da gran parte del popolo ed è gradita, e utilizzata, a fianco o a integrazione di molti interventi di medicina occidentale. Vedo in questo un grande settore e un’ampia prospettiva non solo per le nostre istituzioni sanitarie, ospedali e università, ma anche per il nostro mondo del farmaceutico e del tecnologico italiano, che è tra i più avanzati. Insomma, il programma di Romano Prodi di Bologna Continuing Dialogue between Traditional Chinese Medicine (TCM) and Western Medicine deve continuare alla luce della Carta di Bologna e ricevere nuovo supporto economico, e scientifico, dalle due parti.

Quando tornerà in Cina?

In occasione della Fiera di Biotecnologia di Shangai dal 21 al 23 aprile, in cui l’Italia sarà il Paese ospite. Sono molto contento perché è stata prevista una sessione tutta dedicata alle smart cities, o città del futuro, che sono ricche di tecnologia di sviluppo in ogni settore, un tema su cui sia il governo italiano che quello cinese hanno investito molto. Proposta dal nostro governo la tematica contiene al suo interno tutti i settori, trasversalmente: educativo, ecologico-ambientale, alimentare, edilizio, design edilizio, design organizzativo, dalla gestione del traffico dei trasporti alla gestione dei servizi sanitari. Quindi, mi sembra un’ottima occasione da sviluppare bene nel tempo, compresa la pianificazione dell’organizzazione di servizi sanitari nuovi e moderni.

Saranno fatti dei bandi di partecipazione per realizzare i nuovi servizi?

Certo e interesseranno tutti questi settori. Le aziende e le regioni italiane avranno ottime opportunità di partecipazione a questo processo di evoluzione che è la Cina.

Perché la Cina?

E’ un mercato con grandi potenzialità. Non è facile bisogna saperci parlare, saperli capire e sapersi difendere per alcuni aspetti di proprietà intellettuale. È un Paese aperto alla sfida. Nella sanità abbiamo organizzato gemellaggi scientifici molto importanti. Quello che è importante in Cina è lavorare in gruppo, insieme. Con strutture che siano preparate a gestire le controparti cinesi e i partner, che noi abbiamo trovato o che il Governo ci ha proposto, che sono specifiche e spesso organizzate a modo loro.

Quale consiglio può dare all’imprenditore che si avvicina al mercato cinese?

Un approccio complessivo deve tenere in considerazione tutti gli aspetti, commerciali, legali, economici e di tutela. Ora lo sviluppo della Cina è a una cifra tra il 6-7% mentre alcune regioni interne crescono ancora con percentuali a due cifre 11-12%. Queste sono realtà a cui dobbiamo guardare e non solo nella sanità. Maria Weber, appassionata studiosa dell’economia cinese, ha scritto un libro dal titolo La Cina non è per tutti, e a distanza di dieci anni la sua allieva ed erede, la dottoressa Sun ha scritto un altro libro dal titolo La Cina non è ancora per tutti, proprio a dimostrazione del fatto che organizzazione e pianificazione sono elementi determinanti per un approccio completo alla Cina. Naturalmente, con una conoscenza profonda di questo mercato, un’abilità strategica a muoversi bene, in gruppi di istituzioni, università e aziende o con l’appoggio delle istituzioni locali e nazionali cinesi. Non senza.

 

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