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Cina – Russia: ‘leadership globale alternativa’? L'incontro Putin-Xi: un segnale politico forte nel contesto di un 'mondo che si sta muovendo verso la ridistribuzione del potere'. Ma sul fronte economico Pechino non è la risposta per Putin

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Venerdì 4 febbraio, giorno del varo delle Olimpiadi Pechino 2022, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, e il Presidente della Cina, Xi Jinping, dopo due anni, sono tornati a incontrarsi, in un vertice che, scommettevano alla vigilia alcuni analisti, sarebbe stato il vertice geopolitico più importante degli ultimi anni in termini di implicazioni di ciò che accadrà o non accadrà.
In effetti il vertice ha segnato un ulteriore passo avanti in quella che sta diventando una partnership sempre più stretta e solida, unarelazione che «si sta spostando da tattica a strategica», come afferma il politologo americano Presidente e fondatore di Eurasia Group, Ian Bremmer, mentre le relazioni con l’Occidente si deteriorano sempre più per entrambi i leader. «È un momento molto drammatico nel confronto della Russia con l’Occidente e, in un certo senso, in quello della Cina con l’Occidente», ha affermato Alexander Gabuev, senior fellow e responsabile Russia nel programma Asia-Pacifico del Carnegie Moscow Center.
Putin e Xi si sentono messi all’angolo da un nemico comune, gli Stati Uniti -e queste Olimpiadi ne sono la fotografia, con le assenze per boicottaggio diplomatico dei Paesi occidentali di maggior peso, che hanno preso questa decisione accogliendo l’invito degli USA. «Il Presidente Xi sta cercando amici», dopo la crisi Covid-19, il peggioramento delle relazioni con l’India, la situazione economica e di prospettiva scricchiolante. Putin è scontento dello status quo geopolitico in Europa, sente il bulldozer della NATO e dei movimenti democratici venirgli addosso, ha bisogno di reagire, di trovare vie di scampo. La Cina appare al momento l’unica vera via percorribile.
Un incontro diplomaticamente molto importante, un segnale politico forte, meno forte il terreno sul quale una solida partnership strategica dovrebbe poggiare, quello economico, ovvero quello della concretezza.

Il Ministero degli Affari Esteri cinese, in una nota rilasciata dopo il vertice, ha affermato che Xi è pronto a lavorare con Putin per «trasformare la fiducia reciproca di alto livello tra i due Paesi in risultati di cooperazione su tutta la linea». Inoltre, si afferma che «Xi ha sottolineato che di fronte a profondi e complessi cambiamenti nella situazione internazionale, Cina e Russia si impegnano ad approfondire il coordinamento strategico back-to-back e a sostenere fianco a fianco l’equità e la giustizia internazionali». Il Ministero conclude con questa affermazione: «Questa è una scelta strategica che avrà un impatto di vasta portata sia sulla Cina che sulla Russia e sul mondo in generale».
Alla vigilia del suo incontro con Xi, Putin aveva diffuso una lettera sui media statali cinesi in cui elogiava la ‘nuova era’ delle relazioni tra Cina e Russia. Venerdì, il servizio stampa del Cremlino ha diffuso una sintesi dei colloqui che inquadrano come Pechino e Mosca stiano rafforzando la loro partnership nel commercio, nella tecnologia e nel coordinamento delle esercitazioni militari, mentre stanno diventando sempre più espliciti su come la loro cooperazione può respingere un ordine mondiale occidentale dominato da ciò che la Cina ha definito le ‘cosiddette alleanze e piccole cricche’. La dichiarazione congiunta rilasciata dopo l’incontro ha chiarito che entrambi vedono un mondo che si sta muovendo «verso la ridistribuzione del potere», in cui «la comunità internazionale sta mostrando una crescente richiesta di una leadership che miri a uno sviluppo pacifico e graduale». Cina e Russia intendono soddisfare tale richiesta offrendo a tutti i Paesi insoddisfatti dello status quo una leadership globale alternativa.

La dichiarazione congiunta contiene un paragrafo che sembra riassumere un punto di vista condiviso sull’Ucraina, senza citarla. Si legge: «Russia e Cina si oppongono ai tentativi di forze esterne di minare la sicurezza e la stabilità nelle loro regioni adiacenti comuni, intendono contrastare l’interferenza di forze esterne negli affari interni dei Paesi sovrani con qualsiasi pretesto, opporsi alle rivoluzioni colorate e aumenteranno la cooperazione nelle aree summenzionate». Secondo ‘The Diplomat‘, la ‘vaga descrizione’, che contiene termini ben noti della retorica russa quali ‘interferenza’ e ‘rivoluzioni colorate’, «consente allaCina di offrire supporto alla Russia senza assumere specificamente una posizione a sostegno della posizione di Mosca sull’Ucraina».
Molto più esplicita è la dichiarazione, circa la NATO. Si legge che: «Le parti si oppongono a un ulteriore allargamento della NATO e invitano l’Alleanza Nord atlantica ad abbandonare i suoi approcci ideologizzati della guerra fredda, a rispettare la sovranità, la sicurezza e gli interessi di altri Paesi, la diversità dei loro background civili, culturali e storici e ad esercitare un’equa e atteggiamento obiettivo verso lo sviluppo pacifico di altri Stati».
Poi, la dichiarazione prosegue attaccando l’alleanza AUKUS. Infatti, la dichiarazione recita che: «Le parti si oppongono alla formazione di strutture a blocchi chiusi e campi contrapposti nella regione Asia-Pacifico e rimangono altamente vigili sull’impatto negativo della strategia indo-pacifica degli Stati Uniti sulla pace e la stabilità nella regione. Russia e Cina hanno compiuto sforzi coerenti per costruire un sistema di sicurezza equo, aperto e inclusivo nella regione Asia-Pacifico che non sia diretto contro Paesi terzi e che promuova pace, stabilità e prosperità». E più avanti il secondo e più diretto attacco all’alleanza: «Le parti sono seriamente preoccupate per il partenariato trilaterale per la sicurezza tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito (AUKUS), che prevede una più profonda cooperazione tra i suoi membri in aree che implicano stabilità strategica, in particolare la loro decisione di avviare la cooperazione nel campo della sottomarini a propulsione nucleare. Russia e Cina ritengono che tali azioni siano contrarie agli obiettivi di sicurezza e sviluppo sostenibile della regione Asia-Pacifico, aumentino il pericolo di una corsa agli armamenti nella regione e pongano seri rischi di proliferazione nucleare. Le parti condannano fermamente tali mosse e invitano i partecipanti dell’AUKUS ad adempiere ai loro impegni di non proliferazione nucleare e missilistica in buona fede ea lavorare insieme per salvaguardare la pace, la stabilità e lo sviluppo nella regione».
Secondo alcuni osservatori, Cina e Russia hanno un terreno più comune nella regione indo-pacifica che nell’Europa orientale. E se la Cina non appare disposta a dire apertamente che sostiene le manovre militari russe nell’Europa orientale, è però chiarissimo che Pechino non romperà con Mosca per un potenziale conflitto in Ucraina. «Le nuove relazioni interstatali tra Russia e Cina sono superiori alle alleanze politiche e militari dell’era della Guerra Fredda», proclama la dichiarazione. «L’amicizia tra i due Stati non ha limiti, non ci sono aree di cooperazione ‘proibite’…».
La Russia, sempre nella dichiarazione congiunta, assicura il suo sostegno alle posizioni della Cina su Taiwan, affermando che l’isola è una ‘parte integrante della Cina’ e che si oppone all’indipendenza di Taiwan ‘in qualsiasi forma’.

Uno dei piatti forti del vertice, è stato l’annuncio che la compagnia petrolifera russa Rosneft – il più grande produttore di petrolio della Russia- fornirà 100 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina nel prossimo decennio, nel contesto di un accordo con China National Petroleum Corporation. Il petrolio sarà inviato attraverso il Kazakistan -recentemente ‘normalizzato’ dall’intervento russo.
Non è un caso che l’energia sia stata messa al centro di questo vertice. Intanto perchè la principale esportazione della Russia in Cina è il petrolio greggio, e a seguire il gas naturale liquefatto che occupa una quota crescente. E poi perchè è attorno all’energia che si sta consumando il dramma delle ‘sanzioni mai viste’ che Washington, tentando di passare da Bruxelles, sta minacciando a Pechino, e perchè contestualmente l’energia potrebbe essere la più grande arma di ricatto in mano a Mosca.
Progetti energetici a parte,
l’economia è un cruccio sia per Mosca che per Pechino, ma soprattutto per quest’ultimo. Xi ha sottolineato che «le due parti devono attuare la road map per lo sviluppo di alta qualità del commercio di beni e servizi». La Cina è preoccupata per la mancanza di progressi nel collegare la Belt and Road Initiative con l’Unione economica eurasiatica guidata da Mosca. La Russia in questo momento è più concentrata sugli argomenti strategici e geopolitici, piuttosto che sulla cooperazione economica. Detto ciò però, la questione economica è stata il secondo, ma per nulla secondo, obiettivo di Putin. Anzi, Putin ha assoluto bisogno del sostegno economico della Cina, tanto più in caso di invasione e relativa messa in campo, da parte occidentale, delle ‘sanzioni mai viste’. L’economia russa asfittica ha bisogno della stampella finanziaria di Pechino, di un rafforzamento dei flussi commerciali, della collaborazione per ridurre la dipendenza dal dollaro.
Ma le difficoltà non sono da poco. «Non è che i cinesi offriranno così tanto, almeno a breve termine, ai russi dal punto di vista economico», annota ‘The Diplomat. «Per esempio, non hanno l’infrastruttura del gasdotto. Quindi, se i russi tagliano il gas all’Europa, non è che i cinesi possano inventarselo. Inoltre, negli ultimi anni non hanno investito molto in Russia dal punto di vista economico. Non hanno molta esposizione per aiutare ad affondare o far galleggiare l’economia russa», afferma Ian Bremmer.
Le sanzioni alla Russia in seguito all’annessione della Crimea nel 2014,« hanno silurato il commercio sino-russo, che è sceso da 90 miliardi di dollari nel 2014 a
soli 64 miliardi l’anno successivo. Da allora, sia la Cina che la Russia hanno attivamente rafforzato la loro capacità di operare al di fuori del sistema finanziario dominato dagli Stati Uniti, ma non possono ancora isolare del tutto il loro commercio bilaterale dalle ricadute se gli Stati Uniti e l’Europa dovessero penalizzare pesantemente la Russia. Xi ha alluso obliquamente a questo chiedendo a Cina e Russia ‘di approfondire la comunicazione sulle politiche fiscali e finanziarie e costruire una resilienza congiunta contro i rischi finanziari’», afferma ‘The Diplomat‘.
Le sanzioni certamente preoccupano la Cina, anche se la partnership Cina-Russia potenzialmente potrebbe disturbare le sanzioni americane più dure, i funzionari russi hanno affermato che
i due governi stanno lavorando per creare una relazione economica salvaguardata dalle sanzioni imposte da altri Paesi. «Pechino vuole stabilità e prevedibilità. Non accoglieranno con favore le turbolenze straniere», ha affermato Ryan Hass, del Brookings Institution. «La Cina è in un blocco diplomatico. Affronterebbe difficoltà e turbolenze sgradite a causa di un conflitto in Ucraina, ma allo stesso tempo vuole preservare solide relazioni con la Russia e non vuole fare alcun favore agli Stati Uniti». Così Pechino ha chiesto un allentamento delle tensioni sull’Ucraina e ha proposto l’attuazione dell’accordo di Minsk del 2014-15 per ristabilire la pace.

L’interrogativo che aveva in testa Putin nell’atterrare a Pechino, di fondo era uno solo: la Cina può fungere da sostituto economico dell’Occidente,smorzando parte del costo di un’invasione? La risposta, secondo Eugene Chausovsky, analista del Newlines Institute, specializzato in Eurasia e Russia, è no. «La Cina non è ancora in grado di sostituire del tutto l’Unione europea come partner. Pertanto, se Putin decidesse di intraprendere un’azione militare contro l’Ucraina, lo farebbe con un tremendo rischio per l’economia russa. Per estensione, minaccerebbe la propria popolarità interna e posizione politica, che è stata sostenuta dalla crescita economica alimentata da petrolio e gas naturale da quando è entrato in carica».
L’isolamento economico e politico della Russia potrebbe rafforzare la partnership, da subito e nel tempo, ma non metterla totalmente al riparo. Pur ipotizzando che nessuna guerra venga combattuta, «il prolungato stallo tra Mosca e l’Occidente, nonché i rischi associati, potrebbero trasformare la portata e la profondità dei legami della Russia con la Cina». Questo vertice potrebbe rivelarsi una svolta simbolica per «un cambiamento geopolitico più profondo» che riguarderebbe tutta l’Eurasia. «Ciò potrebbe violare un imperativo geopolitico chiave per gli Stati Uniti, che è impedire l’emergere di un egemone (o alleanza di egemoni) in Eurasia che possa sfidare la posizione globale degli Stati Uniti».

Il rapporto Pechino-Mosca è certamente complicato dalle dinamiche locali, ma entrambi esercitano un’influenza in Asia centrale -con la Russia condivide una partnership importante con l’avversario di Pechino, Nuova Delhi- che gioca a favore di una partnership solida.  I due Paesi hanno intrapreso una strada simile alla relazione Russia-Turchia, dove la flessibilità è più importante di ogni altra cosa formale. «Le parti tollerano le loro differenze di opinione o scontri di interessi perché vedono queste controversie come originate da interessi geopolitici pragmatici‘,non dall’ideologia e soprattutto non da un’ideologia che minaccia i loro sistemi di governo», ha scritto Kadri Liik, membro senior dell’European Council on Foreign Relations.
Se la Russia effettivamente venisse colpita da grandi sanzioni americane
a seguito di un’invasione russa dell’Ucraina, Pechino si troverebbe nella situazione di dover decidere come comportarsi. Xi preferirebbe non dover fare una scelta del genere, ha dichiarato a ‘Foreign Policy‘, Bonnie Glaser, direttrice del Programma Asia presso il German Marshall Fund degli Stati Uniti. Tale reticenza «deriva sia da questioni di principio, in linea con le priorità politiche cinesi della sovranità statale, sia da questioni di affari, con qualsiasi invasione che mette a rischio gli investimenti della Cina in Ucraina». Ma alla fine Xi si schiererà, forse anche in forma più palese rispetto a quanto fece nel 2014, con Putin. «In definitiva, il risultato che meglio si adatta alla Cina è quello in cui NATO e Russia concordano di limitare l’espansione del blocco in modo da non toccare né la Russia né i confini della Cina, ha detto Glaser, ma un’invasione dell’Ucraina non porrebbe fine alla cooperazione». Anzi. Un conflitto si inserirebbe in quel ‘mondo che si sta muovendo verso la ridistribuzione del potere‘ indicato nella dichiarazione congiunta. Così, il conflitto potrebbe essere occasione per la messa in campo della ‘leadership globale alternativa‘ che Xi e Putin hanno promesso.

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