martedì, ottobre 23

Cina: presto la prima base militare a Gibuti field_506ffbaa4a8d4

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Da ieri Gibuti -piccolo Paese nel Golfo di Aden, al confine con il Mar Rosso e di fronte lo Yemen, incastonato tra la Somalia, perennemente in guerra con se stessa, l’Eritrea, soggiogata da una sanguinosa dittatura orweliana, e l’Etiopia- si conferma la caserma d’Africa.
Pechino ha confermato la costruzione distrutture militari di supportoa Gibuti, decisione anticipata lo scorso maggio quando, il Presidente Ismail Omar Guelleh, sfidando le ire dell’Occidente, aveva ufficializzato l’autorizzazione all’Esercito Popolare Cinese di costruire una base militare presso il porto di Obock. La conferma di ieri è venuta da Wu Qian, portavoce del Ministero della Difesa cinese.

L’obiettivo è quello di «fornire una migliore logistica e salvaguardare le forze di peacekeeping cinesi nel Golfo di Aden, al largo della Somalia». Si tratta della prima installazione navale all’estero della Cina.
Il Paese dell’Africa orientale ospita attualmente le forze militari dagli Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Pakistan.
Secondo fonti americane la Cina ha firmato un contratto di 10 anni con Gibuti per la costruzione della propria base militare.
Wu ha eluso i dettagli del contratto e si è limitato a sottolineare la necessità di costruire un tale impianto nel Corno d’Africa. «La Cina ha inviato un totale di 21 flotte di scorta, più di 60 navi, per effettuare missioni di scorta nel Golfo di Aden e al largo della Somalia dal 2008, in accordo con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite», ha detto Wu. «Le flotte si trovano ad affrontare difficoltà pratiche, come luoghi per i soldati di riposo e forniture di cibo e carburante, per cui è davvero necessario trovare un posto nelle vicinanze per fornire una logistica efficiente», ha aggiunto.
La più grande base militare straniera a Gibuti è quella americana, che ospita circa 4.000 militari statunitensi.
Liu Hongwu, direttore della Scuola di studi africani presso Zhejiang Normal University, citato da ‘China Daily’ ha detto che la costruzione di strutture di sostegno militare come questa rientrano nel piano di cooperazione per la sicurezza della Cina con l’Unione Africana (UA). La sicurezza, infatti, sarà un settore chiave nella futura cooperazione tra la Cina e l’Unione Africana, dal momento che per molti anni i Paesi africani hanno chiesto alla Cina di partecipare ai loro processi di sicurezza, e vi è una tendenza della Cina a rafforzare la sua cooperazione per la sicurezza all’estero, in particolare in Africa, considerandola forte presenza economica cinese nel continente africano.
La Cina è il maggior partner commerciale bilaterale dell’Africa, con un volume di scambi che nel 2014 superato i 200.000.000.000 dollari, quasi il triplo degli Stati Uniti.

Oltre agli interessi economici, Pechino è sotto pressione della propria opinione pubblica che chiede al Governo maggior protezione per i suoi cittadini all’estero, soprattutto dopo l’uccisione, la scorsa settimana, di quattro cittadini cinesi da parte dei militanti ISIS in Siria e Mali, e l’evacuazione dei residenti cinesi dalla Libia nel 2011 e dallo Yemen a marzo.
Nel mese di settembre, la Cina ha promesso di istituire una forza di pace permanente sotto l’egida delle Nazioni Unite forte di 8.000 soldati promettendo interventi per 100 milioni di dollari all’Unione Africana per creare una unità di risposta immediata in grado di rispondere alle emergenze.
Wu ha anche detto alla conferenza stampa che la Cina ha confermato un accordo per acquistare Su-35 jet da combattimento dalla Russia.

Secondo Andrew Erickson, esperto militare cinese del War College US Naval sentito da ‘The Wall Street Journal’, l’impianto cinese sarà probabilmente ampliato per includere un aeroporto abbastanza grande per i grandi aerei da trasporto.

La politica cinese di non interferenza negli affari interni di Stati Sovrani verrà mantenuta, ma con la variante militare. Questa variante prevede l’utilizzo dell’Esercito in tutti i Paesi dove gli interessi della Cina e dei suoi alleati africani sono messi a repentaglio.  Tra le forze che stanno mettendo a repentaglio gli interessi economici cinesi e la vita dei cittadini cinesi, dallo Yemen, alla Siria, al Mali, anche l’ISIS, e infatti -specialmente dopo l’uccisione  del prigioniero Fan Jinghui da parte dell’ISIS, si stanno moltiplicando le indiscrezioni riguardo la presenza di militari cinesi a fianco dei russi in Siria. Il futuro economico e politico della Cina passa dal Medio Oriente, Gibuti è senza dubbio una piattaforma tra Africa e Asia.

 

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