sabato, Dicembre 4

Cina: premessa di una grande vittoria

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In soli venticinque anni la Repubblica Popolare Cinese è diventata la seconda potenza mondiale, rappresentando un modello alternativo e sui generis, capace di far volatilizzare la supremazia della lezione strategica occidentale.
Il docente dell’Istituto di Studi Politici di Parigi ed esperto giurista Bernard Carayon individua innanzitutto la formula alla base del successo cinese: l’unione tra la logica di Stato e la sovranità esercitata dal Partito Comunista, da una parte, e l’appagamento dei bisogni capitalisti e il conseguimento del profitto, dall’altra.
Entrambi sono elementi che concorrono al boom economico del Paese.
Il trampolino di lancio dello strabiliante salto compiuto dal colosso asiatico è costituito da un apparato istituzionale, legale e finanziario che non conosce ostacoli democratici o limiti materiali.
Le aziende cinesi vengono tutelate da uno Stato ricco di risorse e promotore di un’intelligence strategica accurata in grado di individuare, proteggere e finanziare i settori di punta.
Il ricorso a figure professionali di altissimo livello è un sintomo di come la Cina stia facendo crescere e realizzare un immenso apparato economico, facendo ricorso a qualsiasi mezzo, come il reclutamento di hacker specializzati.
Con una moneta competitiva, la Cina affronta i mercati acquisendo nuove tecnologie, indebolendo i rivali esteri e promuovendo la pratica della contraffazione.
Nonostante un cospicuo numero di studenti cinesi prosegua gli studi nelle migliori università estere, gli istituti di formazione locali hanno già raggiunto i più alti standard internazionali, arrivando persino a ideare loro stessi un nuovo criterio di valutazione delle università. Riguardo alla capacità di creazione e inventiva dei suoi cittadini, si scopre che essi nel 2012 sono stati in grado di superare gli Stati Uniti per numero di brevetti registrati.

Tra le diverse misure intraprese da Pechino vi è la silenziosa colonizzazionedell’Africa, lento processo conseguito con l’approvazione dei leader locali, che ha garantito l’approvvigionamento di minerali rari. Sempre in ambito di collaborazione con l’estero, la Cina ha avviato con la Russia un programma per l’esplorazione delle risorse minerarie ed energetiche siberiane.
Facendo leva sugli interessi comuni, Pechino ha dato via alla costruzione di infrastrutture pubbliche in alcuni Paesi in via di sviluppo.

La Cina ha chiaramente dimostrato di essere uno Stato indipendente che non deve più imparare dall’Occidente, né di dover in alcun modo seguirne la morale.
In una società fortemente contaminata dalla corruzione, i diritti umani vengono spesso ignorati nonostante una parte dell’opinione pubblica e alcune ONG internazionali chiedano attivamente un cambiamento. Le questioni sociali, tuttavia, rivestono un ruolo secondario nelle agende politiche, che preferiscono sopprimere i conflitti.

Nonostante si registri negli ultimi tempi un rallentamento nella crescita economica del Paese, la Cina sta vivendo un momento d’oro dal quale si può imparare molto, nonostante ciò, anche per Pechino è giunto il momento di cercare ispirazione in Occidente per rendere un po’ più umano il proprio capitalismo.

Secondo Christian Harbulot, fondatore e direttore della École de guerre économique, quel quarto di secolo in cui la Repubblica Popolare Cinese è passata da un ‘Medioevo industriale’ all’essere la seconda potenza economica mondiale non può essere spiegato tramite i criteri economici convenzionali,  necessita bensì di un’analisi basata su parametri molto più ampi, senza cedere all’approccio monoculturale.

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