sabato, 4 Febbraio
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Cina, popolazione sempre più in alto

BangkokLa popolazione cinese è diventata nei decenni un elemento aneddotico circa la sovrappopolazione e l’accesso alle risorse naturali a livello planetario diventato via via sempre più fragile e sconnesso. Ma scendendo nel dettaglio – com’è tipico che accada quando si guardano le curve gaussiane dell’andamento demografico – si riescono a riscontrare elementi che si discostano da certa oleografia statistica e demografica anche quando si parla di Cina.

La Cina caratterizzata dalla struttura economica e sociale prevalente fino a prima della Rivoluzione Culturale e soprattutto prima della occidentalizzazione degli standard produttivi su scala industriale – come era normale prevedere in quei frangenti – vedeva in una famiglia numerosa molte braccia che potessero dare sostegno alle generazioni precedenti nel lavoro nei campi, nell’allevamento di bestiame, nell’effettuazione dei raccolti e così via. Tutta la società cinese era strutturata sulla base di un dato statistico dove si rilevava la possanza della popolazione cinese persino sulla scena militare, dove un esercito con molti soldati era elemento deterrente sullo scacchiere asiatico e correlativamente mondiale. Certo, con l’avvento delle nuove tecnologie militari, un esercito composto da tanti uomini ha un senso in epoca napoleonica ma al giorno d’oggi, dopo aver constatato l’effetto delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, è più facile immaginarlo come un “peso” difficile da amministrare e gestire piuttosto che un fattore che possa spaventare l’avversario. Non foss’altro che un esercito composto da tanti uomini significa investire notevoli quote del PIL nazionale in abbigliamento, vettovagliamento prima ancora di mezzi militari e stipendi. E per quel che riguarda l’agricoltura, nel momento in cui le coltivazioni si sono frammiste tra estensive e intensive e si sono applicate tecniche di coltivazione e ibridazione che hanno consentito di creare e sviluppare nuove specie vegetali e nuove metodiche di coltivazione e gestione delle risorse agricole, l’elemento dovuto alla preparazione tecnica applicata è diventato prevalente sulla muscolarità e sul numero di braccia da impiegare –per intere generazioni- nel comparto agricolo. Dal 1979, poi, vi è da considerare anche le decisioni prese nell’ambito della pianificazione demografica attraverso le restrizioni di legge diventate tristemente note col la dizione di “politica del figlio unico”, un intervento terzo esterno di fonte governativa che –difficilmente gestibile- mostra i suoi effetti più profondi non certo nel breve periodo ma nel lungo e nel lunghissimo periodo.

Insomma, la Cina è molto cambiata, al di là del dato finale relativo alla popolazione che ha da tempo superato il miliardo di abitanti, ad ulteriore dimostrazione del fatto che il solo dato statistico non “spiega” chiaramente cosa e quanto sia cambiato nel frattempo. Secondo recenti stime – tra le altre cose rese note nella sede di Bruxelles da parte di esperti demografi cinesi – si è rilevato un tasso di fertilità più basso del previsto, secondo tali calcoli “corretti” la popolazione cinese raggiungerà il suo picco nel 2025, un elemento che il vertice governativo nazionale dovrà tenere attentamente in conto al momento di stilare i prossimi progetti di sviluppo nazionale.

Si ritiene che la popolazione cinese possa raggiungere il proprio picco di un miliardo e 410 milioni di abitanti nel 2050 e sarà un livello più basso di quello attuale, affermano fonti dell’Istituto per le Politiche sulla Popolazione ed Economiche e secondo esperti dell’Accademia Cinese per le Scienze Sociali. Tutti dati che sono stati subito sottoposti all’attenzione del vertice politico cinese, perché ne tenga conto al momento di stilare i Piani Quinquennali di Sviluppo. Questo è stato uno dei principali temi sui quali gli esperti di Demografia cinesi si sono confrontati con i propri omologhi occidentali a Bruxelles all’inizio della scorsa settimana, nel corso di un Seminario durato due giorni di intensi lavori.

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