venerdì, Settembre 17

Cina: Liqian e la legione romana Intervista a Francesco Sisci, Professore presso l’Università del Popolo di Pechino e sinologo

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Nel 53 a.C. uno dei membri del noto triumvirato romano, Marco Licinio Crasso, condusse una sfortunata campagna militare contro i Parti, popolazione della Persia, attuale Iran, nella quale morì in battaglia presso Carre e una delle sue legioni, dopo aver subito gravi perdite (sopravvissero soltanto 138 soldati), fu fatta prigioniera. Homer Dubs, un sinologo di Oxford, negli anni Quaranta del Novecento, ipotizzò che tali legionari fossero in seguito riusciti a fuggire verso Oriente e fossero poi adibiti a difesa della fortezza di Zhizhi, antica ChihChih, per la tecnica adottata in battaglia e derivata dalla celebre ‘testuggine’ romana. Tale ipotesi fu condivisa anche dall’orientalista italiano Mario Bussagli.

Tale fortezza era uno dei caposaldi del dominio degli Unni, posti al confine occidentale dell’Impero Cinese (poi conquistata da esso nel 36 a.C.), e viene ricordata nelle memorie dell’Imperatore Han Shu, tramite lo storico Sima Qian.

Ai legionari romani che contribuirono alla difesa della fortezza fu poi concesso di insediarsi in una città da loro fondata e che ebbe nome di Liqian, nome indicato dai libri di Han Shu come città romana ai confini del deserto di Gobi. Liqian evoca nella pronuncia il sostantivo legione, in latino ‘legio, legionis’ e rimanda al mondo romano.

Altro elemento che confermerebbe tale informazione storica è una delle iscrizioni rinvenute nell’antica Battriana, regione dell’odierno Uzbekistan, corrispondente al Kara-kamar, che secondo Riccardo Cardilli, sinologo degli anni ottanta del Novecento, sarebbe di scrittura latina e attribuibile ad un legionario romano, lungo il percorso di fuga di tali militari verso l’Oriente, come riporta il volume ‘The Roman Legions that Vanished’ del 2007, edito in inglese e cinese, che comprova la fondazione romana di Liqian ed è argomento usato per accreditare tale città molto periferica (e di cui non resta pressoché nulla di antico, ma solo moderne ricostruzioni), come originariamente legata a Roma, e incrementarne il turismo. Va detto però che esiste una somiglianza di patrimonio genetico della sua popolazione (altezza considerevole, capelli rossi e occhi chiari) con quello di altre etnie caucasiche, ed estraneo invece alle genti sino-mongoliche presenti in tale regione.

Abbiamo intervistato Francesco Sisci, Professore presso l’Università del Popolo di Pechino e sinologo, che vive e lavora a Pechino, insignito nel 2005 dal Presidente Napolitano dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica Italiana.

 

Come si è venuti a sapere dell’episodio storico dei legionari romani nella Provincia di Liqian?

La ‘Storia dei Liqian posteriori’ o ‘Libri di Han Shu’, redatti nel III-IV secolo d.C., parlano di un gruppo di legionari romani, indicandone anche il numero (credo, ma non ne sono molto sicuro, 138 in totale) e indicando che essi si trovavano in una contea attualmente nella Provincia del Gansu, che si colloca più o meno nella Cina centrale. Si tratta di un episodio storico risaputo, relativo a un gruppo di legionari romani dell’esercito di Crasso, sconfitto nella battaglia di Carre e che erano stati catturati dai Parti.

Tali legionari romani finirono poi per combattere prima per il popolo che aveva sconfitto Crasso contro i Cinesi, per poi passare successivamente dalla parte di questi ultimi. Liqian, oggi ha assunto il nome di Lǐ-Chien ed era un luogo dal nome che probabilmente in antico era pronunciato in maniera molto vicina al termine latino ‘legio, legionis’, ossia ‘legione’, quindi alla definizione dell’esercito romano. È un episodio della storia cinese molto conosciuto in Cina, ma certo non si legge in tutti i libri che hanno come argomento la storia romana in Cina.. però è risaputo. È un evento curioso che dimostra come fossero accurate ed estese le cronache che testimoniavano e registravano ogni particolare della storia della Cina, mentre i Romani riportano solo la notizia generica di rapporti con i Cinesi, ma non conosciamo i dettagli particolari che ritroviamo nei ‘Libri di Han Shu’. Non esistono, che io sappia, altre fonti storiche che riportino tale avvenimento, ma quella fonte è molto accreditata e credibile anche per altri dati di storia cinese antica e non ha motivo di mentire su un evento come questo.

Che cosa è stato ritrovato di tali legionari in Cina?

Per quello che io so, non è stato trovato nulla di tali legionari, ma rimane l’episodio storico ad essi legato che fa parte della storia ufficiale delle cronache imperiali cinesi del tempo. È certamente una notizia assolutamente affidabile.

Quanto questo episodio storico sui legionari romani coinvolge il pubblico cinese e quegli stessi cinesi, amanti della storia antica di Roma?

Presenta un interesse molto scarso, nel senso che è più una notizia legata alla curiosità storica sull’episodio stesso, forse aumentato ancora di più adesso che si sta creando un interesse e rapporto sempre crescente tra Oriente e Occidente, e con l’Italia in particolare, dopo la collaborazione instaurata con il Ministero dei Beni e Attività Culturali italiano circa una decina di anni fa per una mostra sui due imperi. Nella regione di Liqian si sta cercando di far aumentare il turismo nella zona e assimilare tale villaggio alla discendenza romana, dicendo che sono ‘figli degli antichi romani’, aiuta senz’altro ad attirare molto più pubblico. Sono passati più di 2000 anni e ritengo che questo ragionamento sia simile a quello dei cittadini odierni della Toscana che si spacciano per discendenti dei Troiani… Recentemente infatti è stato ritrovato che il DNA di alcuni Toscani moderni sembra essere simile a quello di persone che risiedono nell’Anatolia Occidentale.

Che vuol dire scoprire una testimonianza storica della presenza romana in tale provincia cinese nella storia della Cina antica e nei suoi rapporti stretti con i Paesi confinanti?

Bisogna fare chiarezza sul concetto di che cosa si intende per Cina antica: quella dell’Ottocento, o del Novecento o quella dell’800 a.C.? Se facciamo riferimento all’epoca dei Romani antichi, la Cina non aveva rapporti con Roma. La Cina è geograficamente isolata dalle altre grandi civiltà, cosa che costituisce anche la sua peculiarità e particolarità come territorio e popolazione. È infatti circondata a Nord ed Ovest da montagne e deserti, mentre a Sud e a Ovest da montagne e giungle impenetrabili all’epoca degli antichi romani: pensiamo all’Himalaya, che non permetteva allora l’accesso verso l’India, e al mare che non aveva altri sbocchi se non con il Giappone.

La Cina, diversamente da Roma che era posta al centro del Mediterraneo dove si ritrovavano varie civiltà come quella egizia e molte altre ancora, era sostanzialmente isolata e aveva pochissimi contatti se non con le civiltà centro-asiatiche, la cui realtà più forte era l’Impero dei Parti, esteso fino all’attuale Xinjiang, mentre gli Han si erano estesi grosso modo fino ad arrivare al Mar Caspio. Si era creata col tempo una doppia spinta espansiva: dei Parti verso Est e degli Han verso Ovest. Le due popolazioni si sono incontrate e scontrate nel Centro Asia. I rapporti con l’India erano molto tenui, anche se intorno al I secolo d.C. cominciarono ad arrivare dei missionari buddisti nell’Impero degli Han in Cina.

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