venerdì, ottobre 19

Cina: leader incontrastato dell’energia rinnovabile? Entro il 2023 la Cina guiderà la classifica dei paesi che più utilizzano energia rinnovabile: il report della IEA

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Si prevede che la Cina, entro cinque anni, sarà al vertice dell’utilizzo mondiale di energia rinnovabile; lo scrive la International Energy Agency (IEA) nel suo ultimo nuovissimo report. Tra i Paesi con la maggiore capacità bioenergetica globale, il Brasile ha la quota più alta, seguito dagli Stati Uniti; la Cina spunta appena dietro, ma evidentemente, non ha intenzione di arrivare seconda a nessuno.

Già qualche mese fa, un rapporto di monitoraggio pubblicato dal Governo aveva mostrato una diminuzione dell’inquinamento aereo di quasi il 23% rispetto al 2013. E indovinate quale sarebbe il fattore chiave nel cambiamento? Il calo dell’8.1% dell’uso del carbone e l’aumento di 6.3% del consumo di energia pulita.

Gia qualche mese fa, il Comitato centrale del Partito Comunista cinese aveva delineato gli obiettivi per la qualità dell’aria e per un ambiente più sano a partire dal 2020. Le emissioni di biossido di zolfo e ossidi di azoto, tutti e due gas serra, diminuiranno del 15% rispetto ai livelli del 2015; si parla anche di probabile eliminazione graduale delle centrali termiche alimentate a gas naturale e di emanazione di tariffe più alte da parte del Governo per operazioni energetiche inefficienti e obsolete con il fine di spingerle elegantemente fuori dal mercato.

A tal proposito, un ruolo importante lo sta giocando il fotovoltaico che, in Cina, domina l’espansione dell’energia rinnovabile. La raggiunta capacità di 178 gigawatts nel 2017 ha superato il vecchio record, rappresentando per la prima volta più di due terzi della crescita della capacità elettrica netta globale. L’aumento dell’energia solare è di 97 GW, di cui oltre la metà viene dalla Cina. Nel mese di Giungo, però, ecco che l’Amministrazione cinese ha scartato la proposta volta a nuovi sussidi per centrali elettriche solari su vasta scala. Perché? Perché la domanda di energia solare quest’anno sarebbe diminuita del 40%. «Nonostante il rallentamento del mercato cinese, l’Asia continuerà a rappresentare almeno il 50% dell’installazione annuale globale fino al 2020», assicurano i consulenti della Wood Mackenzie.

Insomma, la Cina si fa anche portabandiera dell’espansione del fotovoltaico rappresentando oltre la metà dell’espansione mondiale; a seguire solo gli Stati Uniti e l’India la cui capacità quadruplica. Il Paese «rimane di gran lunga il leader assoluto del fotovoltaico, con quasi il 40% della capacità fotovoltaica installata globale nel 2023», aggiunge il report della IEA. Si prevede, inoltre, che la capacità si espanderà di quasi 600 GW, più di tutte le altre tecnologie di energia rinnovabile messe insieme. Nonostante i recenti cambiamenti nelle linee politiche insomma, la Cina rimane in testa.

Tra le altre fonti, il vento rimane il secondo più grande contributo alla crescita della capacità rinnovabile, insieme all’energia idroelettrica che sarà, invece, la più grande sorgente di rinnovabile nel 2023. Analogamente alle previsioni dell’anno scorso, la capacità eolica dovrebbe aumentare del 60%.

Ciò che occorrerà fare -ancora-, come ha affermato Fatih Birol direttore esecutivo della IEA, è incentrarsi sulla bioenergia, «il gigante trascurato del settore delle energie rinnovabili». L’attenzione alla bioenergia è parte dell’analisi dell’IEA, rappresentando uno dei punti meno esplorati del sistema energetico e che tocca, invece, questioni fondamentali per l’evoluzione del settore. Parliamo di questioni quali, ad esempio, l’impatto dei condizionatori d’aria sulla domanda di elettricità o il crescente impatto dei prodotti petrolchimici sulla domanda globale di petrolio. Il report identifica qui un potenziale non sfruttato, specie nei settori dell’industria e dei trasporti.

Anche il potenziale non sfruttato della bioenergia nelle industrie del cemento, dello zucchero e dell’etanolo è significativo. La crescita delle bioenergie nel settore industriale, dei trasporti e dell’elettricità potrebbe essere considerevole come quella di altre fonti rinnovabili nel settore.

Ma ci sono buone notizie. La bioenergia più moderna, secondo le ultime previsioni di mercato, vedrà la sua maggiore crescita tra il 2018 e il 2023, garantendo un sistema più sicuro e sostenibile. «La quota nel consumo totale di energie rinnovabili nel mondo è pari a circa il 50% oggi, in altre parole, tanto quanto l’energia idroelettrica, eolica, solare e tutte le altre rinnovabili combinate. Prevediamo che la bioenergia moderna continuerà a guidare il settore con enormi prospettive di ulteriore crescita. Ma le politiche giuste e le rigorose norme di sostenibilità saranno essenziali per soddisfare tutte le sue potenzialità».

Lo abbiamo capito; Cina a parte, quello elle energie rinnovabili -che, nell’immediato futuro, rappresenteranno, infatti, quasi un terzo della produzione mondiale di elettricità è un tema di centrale importanza. Ma le cose da fare sono ancora molte: non solo in Cina, ma un po’ ovunque si sta riscontrando qualche rallentamento nell’espansione del settore, sia sul lato dei trasporti che del riscaldamento; la causa? Lo scarso sostegno politico.

E parlare di energie rinnovabili specie dopo la pubblicazione del rapporto dell’ONU-IPCCRiscaldamento globale a 1,5 gradi’ e dei toni tragici di Antonio Guterres, è di ancora maggiore interesse. Eh già, perché se è vero che il pianeta deve essere salvato, un modo per farlo è chiaramente puntare su nuove politiche ambientali.

Occhio, perché, secondo la Commissione mondiale sull’Economia e sul Clima, proprio la cura dell’ambiente potrebbe generare nuova occupazione; due piccioni con una fava, si potrebbe dire. Nel rapporto intitolato ‘Unlocking the inclusive growth story of the 21st century, accelerating climate action in urgent times’ si parla di creare fino a 65 milioni di posti di lavoro.

Che la Cina abbia pensato anche a questo? «La storia della crescita del 21esimo secolo può sbloccare opportunità senza precedenti di un’economia inclusiva e sostenibile. I benefici dell’azione per il clima sono più grandi che mai, mentre i costi dell’inazione continuano a salire. E’ tempo di un decisivo passaggio a una nuova economia del clima», si legge nella pubblicazione.

Nella Commissione Globale presieduta dall’ex presidente del Messico, Felipe Calderon -nata per iniziativa indipendente- vi sono sette paesi: Colombia, Etiopia, Indonesia, Corea, Norvegia, Svezia e Regno Unito. Il suo progetto punta sulla New Climate Economy, La Nuova Economia del Clima, per aiutare governi, imprese e società a prendere decisioni informate e guidarli verso e lo sviluppo economico, affrontando adeguatamente i cambiamenti climatici.

Se il modello di crescita attuale non dovesse cambiare, avvertono gli esperti, nel 2050 i migranti climatici saranno più di 140 milioni e dovremmo fare i conti con una probabile «catastrofe climatica». In altre parole, le decisioni che prenderemo nei prossimi anni «determineranno la nostra crescita e il futuro del clima». E’ bene insomma che la politica intervenga al 100%. La Cina sembra aver colto l’invito, come conferma l’Agenzia: entro il 2023, il settore coprirà il 40% della crescita del consumo energetico globale e il gigante asiatico, nella sua corsa al rinnovabile, supererà anche l’Unione Europea.

Per di più, ia proposito di occupazione, il 60% di tutti i posti di lavoro nel settore, sta proprio nelle economie asiatiche. Per il settore dei pannelli solari, la Cina, ad esempio, ha circa il 60% delle buste paga ed il 44% nel settore dell’energia eolica; più di 2,2 milioni di dipendenti oltretutto destinati a crescere. «La Cina guida la crescita globale delle energie rinnovabili come risultato delle politiche per decarbonizzare tutti i settori e ridurre l’inquinamento atmosferico locale dannoso».

Gia, proprio il gigante asiatico, quello che da anni combatte contro l’inquinamento atmosferico, quello che sta cercando alternative al consumo di carbone e che, pare, le stia decisamente trovando.

La Cina, insomma, ha capito tutto.

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