martedì, Luglio 27

Cina, le sue rinnovabili trainano il mondo Intervista a Gaetano Borrelli, responsabile Ufficio Studi e Strategie di ENEA

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Gli investimenti mondiali in energie rinnovabili crescono e il merito pare essere dei Paesi emergenti. La Cina segna il passo, mentre negli Stati più ricchi la spesa ‘verde’ scende a causa dell’Europa e soprattutto di Germania, Francia e Italia. A scattare la fotografia del settore è l’UNEP (United Nations Environment Programme), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che ha sede a Nairobi e opera dal 1972 contro i cambiamenti climatici a favore della tutela dell’ambiente e dell’uso sostenibile delle risorse naturali. Nel suo ultimo report l’UNEP sottolinea un traguardo storico: per la prima volta la spesa nei Paesi in via di sviluppo ha superato quella nelle nazioni sviluppate.

Il 2015 si è chiuso con un record per gli investimenti in energie rinnovabili nel mondo, che ha totalizzato 286 miliardi di dollari a livello globale battendo il primato di 278 miliardi registrato nel 2011. Il dato è contenuto nel report ‘Global Trends in Renewable Energy Investment 2016 di UNEP. L’anno scorso gli investimenti nei paesi sviluppati sono diminuiti dell’8% su base annua, a 130 miliardi, mentre quelli dei Paesi emergenti sono cresciuti del 19% a 156 miliardi. A fare la parte del leone è stata la Cina, con investimenti in aumento del 17% a quota 102,9 miliardi, cioè oltre un terzo degli investimenti mondiali. In forte crescita anche India e Sudafrica: l’India ha raggiunto i 10,2 miliardi (+22%) e il Sudafrica 4,5 miliardi (+329%). Sul fronte opposto, gli Usa hanno riportato un +19% a 44,1 miliardi e il Giappone è rimasto sostanzialmente stabile a 36,2 miliardi.

Chi ha perso terreno è l’Europa, che ha visto gli investimenti scendere del 21% a 48,8 miliardi, la cifra più bassa degli ultimi nove anni. Se il Regno Unito brilla con 22,2 miliardi (+25%), a pesare sono le contrazioni in Germania (-46% a 8,5 miliardi) e Francia (-63% a 2 miliardi). L’Italia, un tempo stella del solare, ci mette il suo carico: nel 2015 la spesa è scesa poco sotto il miliardo di dollari, dato che segna un calo del 21% su base annua ed è ben lontano dal picco di 31,7 miliardi riportato durante il boom del fotovoltaico nel 2011.

Per Greenpeace, che pubblica il rapporto ‘Rinnovabili nel mirino’, la colpa è del governo Renzi, reo di «affossare le fonti ‘green’ per favorire le trivelle e le fonti fossili», con provvedimenti «a sfavore del fotovoltaico e dell’eolico che hanno già portato a una fuga di investimenti, alla perdita di migliaia di posti di lavoro e a nessun beneficio sulle bollette degli italiani». Per questo, osserva l’organizzazione ambientalista, il referendum sulle trivelle del 17 aprile assume un significato politico: la vittoria sarebbe «una bocciatura delle politiche energetiche del governo».

Il quadro mondiale, comunque, resta positivo. Nel corso dell’anno 266 miliardi di dollari sono stati investiti direttamente in nuovi impianti rinnovabili, a fronte dei 130 miliardi stimati per centrali a carbone e a gas, con una nuova capacità installata di 134 Gigawatt. Le fonti pulite hanno generato il 10,3% dell’energia consumata nel mondo: se non ci fossero state, nel 2015 avremmo immesso in atmosfera 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 in più. La Cina sorprende con dati che superano le aspettative. Forti le contraddizioni. Tutto il mondo manifesto si regge sui principi dello yin e dello yang. In questo caso sono l’inquinamento e le fonti rinnovabili? Due realtà interdipendenti, che hanno origine reciproca e per cui l’uno non può esistere senza l’altro.

Entriamo nel dettaglio confrontandoci con Gaetano Borrelli, responsabile Ufficio Studi e Strategie di ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. ENEA collabora fattivamente con UNEP: cinque dei suoi esperti sono stati nominati per contribuire alla redazione della VI edizione del Global Environment Outlook (GEO6) e rivestono pertanto incarichi internazionali e collaborazioni operative all’interno dell’organismo internazionale UNEP.

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