mercoledì, Settembre 29

Cina, la nuova professione della moda è italiana

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Cosa ha messo in scena?

Nessun musical conosciuto, ma un taylor made, inventato al momento. In due mesi, visto che qui non esiste la programmazione, con le key words date dal cliente e il brand molto simile a Victoria’s Secret, ho raccontato la storia della dea della bellezza. L’evento patrocinato dal governo della città, è andato in scena con ambientazioni marine. La dea nata da una conchiglia sperimenta l’amore su tre livelli: dal piano marino si sposta su quello terreno e poi divino. Tutto questo in una performance di un’ora e mezza con 100 artisti in scena: 60 modelli e 40 attori.

Qual è lo status della moda cinese in questo momento?

Il cinese si sta portando molto a livello con il mercato internazionale. Quando sono arrivata c’era molta differenza. Adesso il cinese inizia a puntare oltre che sulla qualità del prodotto anche sullo stile. Nel mio piccolo, sto contribuendo anch’io alla nascita di questa nuova fascia, facendo da ponte fra brand italiani e investitori cinesi, che mi richiedono il prodotto italiano. Si tratta di una fascia giovane e medio alta, che cerca un prodotto, anche non di marca, ma che offra però qualità e stile.

moda cina 1

Come reagisce la Cina al fenomeno e-commerce?

Sto seguendo un progetto con un gruppo editoriale molto grosso qui in Cina, che intende allestire uno show room a Pechino. In Cina non esistono gli show room. L’unico è a Shangai. A Pechino sarà uno spazio di 1000 metri quadrati in cui sarà possibile esporre non solo prodotti, ma anche servizi, come appunto quello di lifestyle, che poi sarà venduto online. L’e-commerce è una svolta.

Sono più avanti di noi?

Quando sono arrivata qui, non si capiva bene dove stessero andando. Proprio in questi giorni, una venditrice mi ha detto che il vero grosso problema della vendita qui è che un cliente entra in negozio, si prova un paio di scarpe e pur pensando che siano le scarpe più belle che abbia mai visto non le compra perché non si addicono alle cose che indossa. Non c’è fantasia, non c’è creatività nel pensare a un nuovo abbinamento tra scarpe e vestiti. Però credo proprio che, tra qualche anno, anzi tra una decina d’anni e non domani, saranno molto più competitivi su tutto.

Non le succederà mai di portare in sfilata brand cinesi in Italia?

Mi piacerebbe, perché riesco a interpretare il brand stando nel mezzo delle due culture e creando un prodotto diverso, ma non è mai successo. Spero che accada adesso dopo l’esperienza del musical. Mi piace molto stare in Cina e offrire aiuto alle aziende italiane che vogliono inserirsi in questo mercato, ma anche stare a contatto con quelle cinesi che cercano un’identità e una crescita di immagine. Qui, il 90% delle aziende non si cura dell’immagine, pensa solo ai numeri.

Progetti per il futuro?

Creare cose nuove, continuare a lavorare in Cina e portare investitori paganti direttamente alle aziende. In questo sono fatta all’americana.

 

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