venerdì, Luglio 30

Cina, la nuova professione della moda è italiana

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Nel libro La Cina in dieci parole, Yu Hua scrive: «La Cina della Rivoluzione culturale e la Cina di oggi potrebbero essere paragonate all’Europa del Medioevo e a quella contemporanea e a un europeo servirebbero quattrocento anni per sperimentare due epoche tanto antitetiche, mentre ai cinesi ne son stati sufficienti quaranta».

Negli ultimi trent’anni la Cina ha costruito un miracolo economico che è sotto gli occhi di tutti. Con una crescita media annua del 9%, nel 2007 è diventata la terza potenza economica mondiale. Ma, dietro a questi dati esaltanti, ce ne sono altri inquietanti come il fatto che la Cina è al centesimo posto per reddito annuo pro capite. Tutto ciò per dire che viviamo in una società che ha perso l’equilibrio e non solo quello. La moda è da sempre cultura e tradizione, ma in Cina la Rivoluzione culturale promossa da Mao Tse-Tung nel 1966 con l’obiettivo di rafforzare e imporre la visione del partito comunista nei diversi settori della vita cinese ha cancellato molti aspetti tradizionali e culturali del Paese, compresa la storia del costume.

Durante la Chic di Shanghai 2015, il Ministero dello Sviluppo Economico italiano ha promosso la presenza imprenditoriale italiana a The Micam Shanghai & Italian Fashion@Chic, una nuova piattaforma espositiva che, per la prima volta in modo integrato, ha presentato al mercato cinese le collezioni italiane di abbigliamento, calzature e accessori, per uomo, donna e bambino. Il progetto per promuovere e valorizzare la moda italiana è stato realizzato in sinergia con le associazioni Assocalzaturifici, Smi-Sistema moda Italia, Emi-Ente moda Italia e Fiera Milano, e in collaborazione con ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero).

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Nel 2015 la domanda cinese di moda italiana per donna è aumentata del 32%. Un dato che, al di là delle griffe internazionali, riguarda l’intera produzione medio/alta italiana, con un mercato potenziale di 300 milioni di cinesi benestanti.

Il settore della moda è in piena evoluzione, in Cina. Nell’ambito del settore tessile, oggi, sono in aumento le esportazioni italiane verso la Cina e potrebbero ulteriormente incrementare. Infatti l’intero comparto moda è attualmente trainato da una forte immagine del lifestyle italiano e non soltanto, i grandi marchi del nostro abbigliamento e calzature beneficiano della qualità produttiva e dell’immagine del Made in Italy, ma anche i marchi di media dimensione riscuotono successo ove opportunamente distribuiti nei canali commerciali cinesi. La concorrenza è molto forte e cresce la sfida da parte di produttori domestici anche nelle fasce medio-alte di mercato.

Negli ultimi anni, da quando sono diventati di moda i cellulari taroccati, economici eppure dotati delle medesime funzioni di quelli originali si sono cancellati i confini lessicali che inizialmente delimitavano la parola “imitazione”. Così la falsificazione, l’infrazione, il fuori norma, la satira, la parodia sono entrati a pieno diritto nel regno dell’imitazione o shanzai e questa parola è diventata la più anarchica del cinese moderno e si annida in ogni settore.  

«La Cina di oggi è grottesca, bellezza e oscenità, progresso e arretratezza coesistono», scrive Ya Hua. Nel comparto moda qual è la situazione? Ce ne parla Michela Muratori, imprenditrice italiana e partner di Fusion China. “Qualche anno fa c’era una fascia di mercato che comperava dal mercato parallelo. Le persone compravano prodotti originali di brand famosi all’estero a prezzi più bassi, ma non passando per le vie ufficiali. Oggi, tutta questa fascia di mercato dà nuove opportunità ad altre aziende”.

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