lunedì, Ottobre 18

Cina: la diplomazia contro il Covid-19 sta avendo successo? Un rapporto di 'ChinaPower Project' del Center for Strategic and International Studies (CSIS) mostra come la nuova soft-power della Cina, ovvero la diplomazia Covid-19 stia dando risultati contrastanti per Pechino in termini di immagine e influenza globale

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Mascherine e in generale dispositivi di protezione personale (DPI) prima, vaccini poi, è la nuova soft-power della Cina, ovvero la diplomazia Covid-19, che dal 2020 ha impegnato il gigante asiatico in tutto il mondo. «Gli impatti globali della pandemia di Covid-19 hanno offerto alla Cina un’opportunità senza precedenti per rafforzare la sua immagine e influenza internazionale fornendo al mondo assistenza medica e vaccini». L’attività di Pechino sta avendo successo? ChinaPower Project‘, area di analisi dedicata alla Cina del think tank americano Center for Strategic and International Studies (CSIS), a quasi due anni dall’inizio dell’operazione, ha provato fare un bilancio.
La risposta alla domanda non è soddisfacente per Pechino. «Ad oggi, le forniture mediche e la diplomazia sui vaccini della Cina hanno portato a risultati contrastanti per Pechino in termini di immagine e influenza globali».

«Per valutare in modo olistico la portata e l’impatto delle attività cinesi durante la pandemia di Covid-19, ‘ChinaPower‘ ha raccolto migliaia di punti dati per costruire l’indice cinese di diplomazia Covid-19 (CCDI)», nel contesto della Medical Diplomacy Index.
Il CCDI, spiega il rapporto, «assegna a ciascun Paese un punteggio in base alle sue prestazioni all’interno di due sottoindici: l’indice della diplomazia medica e l’indice della diplomazia dei vaccini. Ciascun sottoindice è composto da due pilastri principali: Coinvolgimento e Risposta. Il pilastro Coinvolgimento valuta se e in che misura la Cina ha coinvolto un determinato Paese in termini di fornitura di assistenza medica o vaccini. Il pilastro Risposta valuta se e in che misura il governo di un Paese destinatario ha risposto all’impegno cinese. Punteggi CCDI più alti indicano una maggiore influenza cinese attraverso la diplomazia di Covid-19. Il CCDI include punteggi per 138 Paesi sulla base dei dati disponibili fino a metà settembre 2021».

Ed ecco alcuni dei dati più importanti sull’approccio della Cina alla diplomazia medica e alla diplomazia dei vaccini.
Per quanto attiene alla ‘diplomazia medica‘: nel 2020, circa il 43% delle importazioni globali di dispositivi di protezione individuale (DPI) proveniva dalla Cina, le aziende cinesi infatti hanno iniziato a inondare i mercati con i loro prodotti, esportando per 78,3 miliardi di dollari, rispetto al 21% del 2019, quando la Cina comunque era già il principale fornitore mondiale di DPI, come maschere per il viso, respiratori, schermi facciali, guanti, sapone e prodotti per la pulizia e le aziende cinesi avevano esportato per circa 25,4 miliardi di dollari; oltre il 99% delle importazioni di DPI dalla Cina è arrivato sotto forma di vendite piuttosto che di donazioni -e alcuni Paesi hanno donato alla Cina molto di più di quanto non abbiano ricevuto in cambio; in almeno 86 Paesi,funzionari governativi di diverso livello hanno partecipato alle cerimonie di consegna per mostrare gratitudine per le consegne di forniture mediche cinesi -tra questi l’Italia con il Ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio; la Cina ha fornito assistenza medica correlata alla pandemia ad almeno 63 Paesi -tutti tranne quattro di questi erano Paesi in via di sviluppo (a reddito basso, medio-basso o medio-alto) e 27 di loro erano nell’Africa sub-sahariana-, inviando squadre mediche sul posto -in Africa in particolare, dove le équipe mediche cinesi sono attive da decenni- o fornendo sessioni di formazione virtuale a esperti locali; l’Esercito Popolare di Liberazione Cinese ha fornito assistenza medica (comprese forniture e squadre mediche) ad almeno 52 Paesi -in particolare nei Paesi geograficamente o diplomaticamente più vicini alla Cina, ad esempio in Myanmar, Pakistan e Laos.
Per quanto attiene alla ‘diplomazia dei vaccini‘: al 7 settembre 2021, la Cina aveva concluso accordi per esportare 1,1 miliardi di dosi di vaccini; circa il 96 percento dei vaccini cinesi è stato venduto anziché donato -i vaccini cinesi Sinopharm e Sinovac rappresentano solo il 3,8% circa delle donazioni globali di vaccini-, e l’84 percento dei vaccini è stato fornito nel contesto di accordi bilaterali, piuttosto che attraverso raggruppamenti multilaterali come COVAX; la maggior parte dei vaccini cinesi è andata in Paesi a reddito medio, piuttosto che in Paesi a basso reddito; in 84 Paesi, funzionari governativi di diverso livello gerarchico hanno partecipato alle cerimonie di consegna per mostrare gratitudine per le consegne di vaccini cinesi; da giugno 2020, 27 Paesi hanno ospitato prove di vaccini cinesi; almeno 14 Paesi hanno firmato accordi con la Cina per la produzione locale di vaccini cinesi; i capi di Stato o di governo in 26 Paesi hanno ricevuto pubblicamente vaccini cinesi; le autorità sanitarie di almeno 10 Paesi hanno sospeso l’uso dei vaccini cinesi, hanno raccomandato di associarli a richiami non cinesi o li hanno respinti in qualche altro modo a causa di problemi di sicurezza ed efficacia».

Il primo elemento che il rapporto evidenzia è che non la necessità bensì «i calcoli politici e strategici, compreso il desiderio di rafforzare le relazioni esistenti e di crearne di nuove, hanno un ruolo di primo piano nelle decisioni di Pechino di fornire assistenza medica o vaccini», e da questo punto di vista, «le attività cinesi hanno probabilmente migliorato l’immagine di Pechino e hanno contribuito a rafforzare le sue relazioni con i Paesi che cercavano, o già godevano, di forti relazioni con la Cina».
Tali forniture sono spesso arrivate, rileva il rapporto, con una serie dilacci‘, condizionalità che includono «richieste cinesi che i Paesi mostrino gratitudine nei confronti di Pechino e sostengano gli obiettivi di politica estera cinese. Questo approccio pesante e abrasivo ha portato a maggiori critiche e a una crescente sfiducia nei confronti della Cina da parte di molti Paesi, in particolare i Paesi democratici ricchi».

Altro elemento da sottolineare: «La stragrande maggioranza della diplomazia della salute pubblica cinese è arrivata sotto forma di vendite commerciali piuttosto che di donazioni. Ciò è in contrasto con gli sforzi di Pechino di dare l’impressione che la maggior parte delle forniture mediche e dei vaccini cinesi siano stati donati. Mentre gli Stati Uniti e molti altri Paesi ricchi hanno donato grandi quantità di vaccini a COVAX (l’iniziativa globale per promuovere un accesso equo ai vaccini Covid-19), la Cina coinvolge principalmente i Paesi bilateralmente per aumentare la sua influenza bilaterale. Solo una piccola parte delle esportazioni cinesi di vaccini è stata assegnata a COVAX o ad altri meccanismi multilaterali».
«Pechino ha privilegiato la velocità rispetto alla qualità per assicurarsi i vantaggi della prima mossa. Le preoccupazioni per la qualità delle forniture mediche e dei vaccini cinesi hanno indebolito la diplomazia cinese di Covid-19». «I guadagni di soft power che Pechino ha raccolto dalla fornitura di forniture mediche sono stati a volte annacquati dalle preoccupazioni sulla qualità. Molti dei prodotti esportati dalla Cina, dalle maschere per il viso ai kit di test medici, erano difettosi. Anche alcune aziende cinesi hanno approfittato della pandemia per vendere prodotti contraffatti o di qualità scadente. Queste vendite hanno sostanzialmente danneggiato la reputazione della Cina all’estero. Le critiche ai prodotti medici cinesi difettosi erano più importanti nei Paesi sviluppati. Dei 34 Paesi europei esaminati, oltre i due terzi hanno lamentato problemi di qualità associati ai prodotti medici cinesi». Si sottolinea altresì, come le azioni siano state accompagnate da «aggressive campagne di informazione e disinformazione cinesi».

La fornitura di vaccini è diventata «una delle principali fonti potenziali di soft power e leva diplomatica e la Cina si è posizionata come uno dei principali fornitori di vaccini al mondo».
I vaccini cinesi hanno dovuto affrontare la dura concorrenza dei vaccini sviluppati negli Stati Uniti, in Europa e altrove. «Le preoccupazioni sul fatto che i vaccini cinesi siano meno sicuri ed efficaci rispetto alle loro controparti americane ed europee hanno diminuito la loro attrattività». Molti Paesi a reddito medio possono aver deciso l’acquisto del vaccino cinese in mancanza di fondi per acquistare gli altri, avanza il rapporto. «Pochi Paesi ad alto reddito hanno cercato vaccini cinesi». «Il pieno potenziale della diplomazia vaccinale cinese è stato annacquato dalle preoccupazioni sull’efficacia dei vaccini, nonché dalla tendenza di Pechino a vendere vaccini bilateralmente, piuttosto che donarli a sforzi globali come COVAX». «Le preoccupazioni per la trasparenza e l’efficacia dei vaccini cinesi sono state un fattore limitante chiave nella spinta della diplomazia vaccinale di Pechino. Molti funzionari sanitari di tutto il mondo hanno espresso riserve sui vaccini cinesi, soprattutto in relazione alla loro efficacia (capacità di prevenire il Covid-19) e sicurezza (rischio di effetti gravi o avversi)». Uno dei casi più eclatanti è stato quello del Brasile: le autorità brasiliane hanno annunciato nel settembre 2021 che avrebbero sospeso l’uso di 12,1 milioni di dosi di vaccini Sinovac per almeno 90 giorni dopo aver scoperto che le fiale contenenti le dosi di vaccino erano state riempite in una base di produzione non autorizzata .

«La diplomazia dei vaccini non riguarda solo l’esportazione di dosi di vaccini all’estero. La Cina ha approfittato del multiforme processo di sviluppo del vaccino per promuovere i suoi vaccini all’estero in molteplici congiunture.

Pechino ha ottenuto importanti vittorie diplomatiche all’inizio della pandemia sperimentando i suoi vaccini all’estero. La prima sperimentazione all’estero dei vaccini cinesi è iniziata nel giugno 2020, quando Clover Biopharmaceuticals ha avviato una piccola sperimentazione di fase I del suo vaccino SCB-2019 in Australia. Il mese successivo, sono iniziati gli studi di fase III dei vaccini Sinopharm e Sinovac in cinque Paesi (Bahrain, Brasile, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi Uniti). Il governo cinese ha ampiamente propagandato i processi all’estero come un simbolo della generosità della Cina e un mezzo per migliorare le relazioni bilaterali».
La Cina «ha fornito la maggior parte dei suoi vaccini ai paesi a medio reddito. Solo il 2% circa dei vaccini cinesi è andato a Paesi a basso reddito. Questi paesi non hanno i mezzi finanziari per acquistare grandi quantità di vaccini e finora la Cina ha donato loro solo circa 5 milioni di dosi. Circa il 7% dei vaccini cinesi è andato a una manciata di Paesi ad alto reddito»; «più della metà dei vaccini cinesi è andata in due regioni: America Latina e Caraibi e Asia orientale e Pacifico».

«Al momento, il CCDI mostra uno schema chiaro: le attività della Cina hanno avuto il maggiore impatto nei Paesi a reddito medio lungo la periferia della Cina, nonché nell’Africa subsahariana e nell’Europa orientale».

Nei Paesi del G20 si sono dimostrati molto poco sensibili agli interventi cinesi. «Solo due Paesi ad alto reddito, Cile e Ungheria, si collocano tra i primi dieci all’interno del CCDI». La diplomazia cinese di Covid-19 è stata più significativa nei Paesi in cui la Cina aveva già forti relazioni diplomatiche e un’influenza considerevole prima dell’inizio della pandemia». Non è chiaro quanto saranno durevoli gli impatti; qualsiasi spinta ottenuta dalla Cina potrebbe essere solo temporanea, sostiene il rapporto.
Nella sua azione, «Pechino ha cercato di sfruttare i meccanismi multilaterali regionali esistenti per migliorare il suo approccio. Oltre al regolare impegno attraverso organizzazioni globali come le Nazioni Unite e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Cina ha promosso una cooperazione mirata sull’assistenza medica in almeno nove contesti regionali e multilaterali.
Un elemento chiave dell’impegno multilaterale della Cina è stato promuovere lo sviluppo di una ‘via della seta della salute’ (HSR), che Pechino ha usato durante la pandemia come mezzo per promuovere la più ampia Belt and Road Initiative».

ChinaPower Project‘ sottolinea che questi sono dati parziali, in quanto l’attività di diplomazia Covid-19 di Pechino è tutt’altro che conclusa, e il peggio potrebbe ancora arrivare. Secondo gli ultimi dati disponibili, l’efficacia della diplomazia dei vaccini di Pechino potrebbe rapidamente precipitare. In tutto il mondo aumentano le preoccupazioni sull’efficacia dei vaccini cinesi contro il ceppo delta e parallelamente aumenta la richiesta di vaccini mRNA, insieme alla preoccupazione per la stretta occidentale sulle forniture di tali vaccini. In Cina i dati doganalilanciano segnali preoccupanti: le esportazioni di vaccini umani sono diminuite del 21% ad agostoa 1,96 miliardi di dollari da 2,48 miliardi di dollari a luglio, dopo essere aumentate costantemente da dicembre 2020. Un campanello d’allarme per Pechino.

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