sabato, Aprile 10

Cina – Italia, Sistemi Paese a confronto

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La Cina per l’Italia è un partner imprescindibile. Lo dimostrano gli interessi in gioco e l’interscambio che ogni anno vede muovere centinaia di migliaia di euro tra i due Paesi. L’intento dell’Italia, in questo periodo, non è quello di ridurre le esportazioni cinesi, ma di aumentare le proprie verso la Cina e sviluppare un sempre più forte interscambio tra Italia e Cina.

La crescita di investimenti cinesi diretti in Italia e l’italiano in Cina (235 società con una partecipazione cinese in Italia, 2000 delle società controllate italiane in Cina) rimane a livelli significativi. Il “Sistema Cina” è una realtà fatta di molte province che offrono molte opportunità per coloro che sono in grado di afferrare i frutti delle loro differenze. La Cina di oggi continua ad offrire enormi opportunità, ma ha bisogno di strategie e preparazione ben definite. Dal 2012 al 2014, il numero dei gruppi di investitori cinesi nel nostro paese è aumentato da 79 a 123 unità e oltre 13mila dipendenti; il fatturato è quasi raddoppiato, passando da 2,665 miliardi a 5,499 miliardi di euro. Questi numeri, insieme a quelli degli italiani che hanno investito in Cina, sono incoraggianti e confermano l’intensificazione degli scambi bilaterali tra i due Paesi.

Ma cos’è l’interscambio? Si tratta della compravendita di beni e servizi tra due o più paesi tra i quali sono annullati i dazi doganali. La globalizzazione rappresenta il massimo grado di interscambio tra le economie di tutto il mondo e in questa fase è limitato al minimo l’intervento dello Stato nell’economia, il protezionismo viene ridotto notevolmente e i dazi eliminati. L’interscambio però acuisce lo scontro commerciale perché ognuno cerca di far penetrare i propri prodotti in un altro Paese cercando al contempo di limitare al minimo l’ingresso dei prodotti esteri nel proprio: una vera e propria guerra per la conquista di potenziali mercati e di conseguenza una lotta per le sfere di influenza. Abolendo i dazi e stabilendo accordi per favorire l’interscambio, infatti, non è detto che tutti vivano in pace felici e contenti, anzi è proprio in quel momento che lo scontro si fa più aspro a causa della debolezza relativa di alcune economie rispetto ad altre, debolezza che viene resa evidente proprio dall’abolizione dei dazi.

Interscambio 2015. Il grafico del report elaborato da Elaborazioni CeSIF su dati China General Administration of Customs

Interscambio 2015. Il grafico del report elaborato da Elaborazioni CeSIF su dati China General Administration of Customs

Il 2015 è stato un anno purtroppo negativo per l’export italiano in Cina: oltre 2,4 miliardi di dollari in meno di esportazioni rispetto al 2014 (-12,56%). L’import è calato di circa 1 miliardo di dollari (-3,18%). Il disavanzo nella bilancia commerciale dunque aumenta di quasi il 16% (poco meno di 11 miliardi di dollari), e soprattutto l’interscambio cala a 44,71 miliardi di dollari (-6,93%). Dati negativi che però non derivano solo da difficoltà italiane. Nella tabella qui sotto troviamo l’interscambio della Cina nel 2015 rispetto al 2014 con i suoi principali partner nel mondo. Da questa si può osservare come i dati italiani siano in linea con quelli dell’Unione Europea e dell’interscambio Cina-mondo. Su 26 Paesi o aree analizzate, solo in 12 di questi le esportazioni cinesi crescono (e in Europa, solamente in Gran Bretagna, che però vede il calo più forte in Europa del proprio export in Cina). Le importazioni cinesi calano invece da tutto il mondo, con solo il Canada e soprattutto il Vietnam (unico Paese ad avere un doppio segno positivo nell’interscambio) come eccezioni, e con picchi particolarmente negativi in Russia, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda. Proprio queste performance indicano che una delle motivazioni è rappresentata dal calo dei prezzi di diverse commodities e risorse naturali. (grafico CeSIF)

Il significato di quanto sta succedendo nell’interscambio tra Italia e Cina lo abbiamo chiesto a chi ha redatto il Rapporto annuale “La Cina nel 2015”, Alberto Rossi, responsabile Marketing e analista CeSIF – Centro Studi per l’Impresa presso la Fondazione Italia Cina.

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