martedì, Gennaio 18

Cina in Guinea Equatoriale: obiettivo l’Atlantico e oltre Pechino starebbe costruendo la prima base militare cinese sull'Atlantico, nella Guinea Equatoriale. Pechino miri al consolidamento di un sistema di relazioni di sicurezza a livello continentale tra Africa e Cina

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Nei giorni scorsi, il ‘Wall Street Journal‘, riferendo fonti dell’intelligence americana, protette dall’anonimato -fonti identificate come ‘funzionari’- annuncia che «i rapporti [di intelligence]aumentano la prospettiva che le navi da guerra cinesi siano in grado di riarmarsi di fronte alla costa orientale degli Stati Uniti, una minaccia che sta facendo scattare campanelli d’allarme alla Casa Bianca e al Pentagono». In sintesi: la Cina starebbe costruendo una base militare nella Guinea Equatoriale. La base sarebbe la prima base militare cinese sull’Atlantico, sarebbe costruita al porto di Bata -considerata la capitale politica della Nazione- e sarebbe in grado di ospitare portaerei e sottomarini.
La notizia preoccupa gli Stati Uniti perchè, per usare le parole del Mag. Gen. Andrew Rohling, comandante della Army Southern European Task Force, Africa, e vice comandante generale U.S. Army Europe and Africa, «darebbe loro la presenza navale sull’Atlantico», quando, sulla costa atlantica dell’Africa, hanno da tempo una presa ben salda le forze armate statunitensi, che non vogliono che un avversario come la Cina ottenga una base strategica lì, compromettendo il dominio degli Stati Uniti. Non solo. Come spiegano gli analisti, avere navi militari cinesi nell’Atlantico rappresenta una nuova fase di competizione strategica, la mossa rappresenta «l’inizio di una nuova fase nella traiettoria di Pechino che crea un’architettura di sicurezza panafricana con la Cina al centro», inoltre, «il continente africano servirebbe da base avanzata a Pechino per proiettare il potere direttamente verso il Nord America e l’Europa». Insomma, afferma Michaël Tanchum, visiting fellow nel programma Africa dell’European Council of Foreign Relations, in «uno dei Paesi più piccoli dell’Africa», 1,4 milioni di abitanti, «sembra essere in corso uno dei più grandi cambiamenti nella strategia globale della Cina».
Il gigante asiatico vuole l’accesso militare sia all’Oceano Atlantico che a quello Indiano, con l’obiettivo di aumentare la competizione politica con gli Stati Uniti? Sicuramente la Cina ha ambizioni globali. Secondo alcune fonti dell’Amministrazione Biden,
l’intenzione cinese di costruire una base militare sulla costa atlantica«solleverebbe preoccupazioni per la sicurezza nazionale» degli Stati Uniti. Non dello stesso avviso è Edward Erickson, ex ufficiale militare americano e già docente di storia militare del Dipartimento di studi sulla guerra della Marine Corps University, il quale afferma che la base non è una una minaccia diretta agli interessi degli Stati Uniti o alla sicurezza degli Stati Uniti,piuttosto è un «trampolino di lancio» che i cinesi possono utilizzare «per espandere la loro influenza politica ed economica», facendo notare che gli Stati Uniti hanno una presenza militare senza precedenti in tutti i continenti, mantenendo quasi «800 basi militari in più di 70 Paesi e territori all’estero».
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dichiarato che la Cina
«sta perseguendo ulteriori strutture militari per supportare la proiezione di potenza navale, aerea, terrestre, informatica e spaziale». Pechino «molto probabilmente sta già valutando e pianificando ulteriori basi militari e strutture logistiche per supportare la proiezione delle forze navali, aeree e di terra». Tra le ambizioni cinesi ci sarebbe anche la Tanzania, nonchè gli Emirati Arabi Uniti, dove, su pressione americana, è stata interrotta la costruzione del porto mercantile di Khalifa, 80 km a nord di Abu Dhabi, dove, secondo alcuni rumors, si stavano sviluppando strutture militari segrete, all’insaputa degli Emirati Arabi Uniti. Molti altri Paesi non solo sarebbero nel mirino di Pechino, ma ci sarebbero già strutture operative. L’Esercito cinese «si sta espandendo strategicamente in Africa, Sud America e Medio Oriente», ha dichiarato il generale Stephen Townsend di US AFRICOM.

Le basi militari straniere si trovano in tutta l’Africa, in particolare a Gibuti, nella parte orientale del continente, a cavallo tra l’Oceano Indiano e lo strategico Canale di Suez, dove gli Stati Uniti e la Cina hanno ciascuno una base militare, così come altri sei Paesi tra cui Giappone, Arabia Saudita e tre Paesi europei, ricordano gli analisti di ‘Responsible Statecraft‘. «L’aggiunta di una base cinese anche nell’Africa occidentale non sarebbe incoerente con gli ampi obiettivi di politica estera della Cina di dimostrare una presenza globale». Gibuti è fondamentale per Pechino per la sua vicinanza a Nazioni chiave sia in Africa che in Asia
Il generale Stephen Townsend, comandante del comando per l’Africa degli Stati Uniti, nella sua presentazione al Comitato per i servizi armati del Senato, nell’aprile di quest’anno, aveva citato la potenziale minaccia di un porto navale cinese nell’Atlantico come
«la mia principale preoccupazione per la concorrenza di potenza globale». Il che, secondo ‘Responsible Statecraft‘, può far pensare che enfatizzare mediaticamente la notizia di una potenziale base navale cinese sull’Atlantico possa essere funzionale a «ottenere maggiori finanziamenti dal Congresso degli Stati Uniti per le operazioni militari americane in Africa». Per altro, in un rapporto al Congresso di quest’anno, il Pentagono ha affermato che la Cina probabilmente ‘considerava’ di costruire più basi militari africane in Paesi come Kenya, Seychelles, Tanzania e Angola, anche in considerazione del fatto che il colosso asiatico ha costruito negli ultimi decenni un centinaio di porti commerciali nel continente.
Ma, prosegue ‘
Responsible Statecraft‘ minimizzando la notizia, «dato che la Guinea Equatoriale si trova a oltre 6.000 miglia a sud-est di Miami e che la Cina ha solo 2 portaerei in tutta la sua marina rispetto alle 20 degli Stati Uniti, è ridicolo vedere il potenziale di una base lì come una seria minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. La Cina, da parte sua, è circondata da almeno sette basi statunitensi entro 3.000 miglia dalla sua costa».

Per capire la portata della iniziativa cinese al di là delle preoccupazioni americane serve inquadrare il contesto. «L’Africa è la più grande componente regionale della Belt and Road Initiative (BRI) da 1 trilione di dollari della Cina  per riconfigurare l’architettura del commercio globale. Le 46 Nazioni africane che hanno aderito alla BRI rappresentano oltre 1 miliardo di persone e coprono circa il 20% della massa continentale della Terra. Il consolidamento della potenza militare cinese nel continente sotto forma di queste nuove basi -combinato con l’espansione della già considerevole influenza economica di Pechino- sposterebbe le dinamiche di potere globale, erodendo il dominio degli Stati Uniti e relegando l’Europa ai margini degli affari internazionali», afferma Michaël Tanchum.

«Ci sono già circa 10.000 imprese cinesi in Africa, che, secondo un rapporto McKinsey del 2017,hanno generato un fatturato di 180 miliardi di dollari l’anno e potrebbero raggiungere i 250 miliardi di dollari già nel 2025. Queste opportunità commerciali hanno portato 1 milione di cittadini cinesi a fare dell’Africa la loro casa dal 2000. Di conseguenza, la Cina ha radicato il suo apparato militare e di sicurezza in Africa, ed è riuscita a farlo in gran parte senza provocare un contraccolpo internazionale». Infatti, nei due decenni trascorsi dalla fondazione del Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC), il Forum sulla cooperazione Cina-Africa, nel 2000, «Pechino ha astutamente evitato di collocare nel continente una presenza palese e pesante di truppe, come quelle mantenute da Francia e Stati Uniti. Invece, Pechino ha integrato una componente militare e di sicurezza nelle sue partnership economiche con gli Stati africani, rendendo la presenza di difesa della Cina in Africa parte del tessuto dello sviluppo del continente». Proprio i vertici del FOCAC -nel contesto dei quali viene concordato un piano d’azione su cui ciascuna parte deve lavorare fino alla riunione successiva- sono da tenere d’occhio, secondo Michaël Tanchum, «L’esame del contenuto di questi piani rivela una chiara traiettoria di Pechino che crea un’architettura di sicurezza panafricana con la Cina al centro. L’istituzione di una base navale in Guinea Equatoriale potrebbe segnalare l’inizio di una nuova fase di questa agenda».

La Guinea Equatoriale vanta la terza popolazione più piccola dell’Africa e il più alto PIL pro capite, grazie ai suoi oltre 1 miliardo di barili di riserve accertate di greggio. Scoperta per la prima volta nel 1996, questa ricchezza di idrocarburi è stata la base economica dei 41 anni di governo del Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo e della sua famiglia. Infatti, da quando ha ottenuto l’indipendenza da Madrid, nel 1968, l’ex colonia spagnola è stata governata dalla stessa famiglia, quella di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che ha governato il Paese dal 1979, quando Mbasogo ha rovesciato suo zio, Francisco Macias Nguema -leader brutale che sosteneva che Adolf Hitler «salvò l’Africa». Anche la presidenza di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è stata contrassegnata da accuse di violazioni dei diritti umani e appropriazione indebita da parte sua e della sua famiglia. La Guinea Equatoriale è stata classificata come il quarto Paese più corrotto al mondo.
«Mentre le compagnie petrolifere statunitensi hanno condotto la maggior parte dell’esplorazione e della produzione petrolifera della Guinea Equatoriale,
la Cina è diventata il principale partner di sviluppo del Paese», afferma Michaël Tanchum, «Nel 2006,la banca China Exim e il governo della Guinea Equatoriale hanno firmato un accordo di creditogarantito dal petrolio da 2 miliardi di dollari  per lo sviluppo del porto di Bata come un moderno impianto portuale d’altura. La China Communications Construction Company ha completato i lavori di costruzione per l’espansione del porto nel dicembre 2014. L’anno successivo, la Industrial and Commercial Bank of China ha firmato un simile accordo di finanziamento da 2 miliardi di dollari per supportare lo sviluppo delle infrastrutture, le attività locali delle imprese cinesi e il governo stesso. La banca China Exim ha esteso al governo una linea di credito di mezzo miliardo di dollari. Bata Port è stato infine inaugurato nel 2019. Nel frattempo, il calo delle entrate dovuto alla corruzione, alla cattiva gestione e ai periodi di crollo dei prezzi del petrolio ha fatto sì che la Guinea Equatoriale diventasse sempre più indebitata con la Cina». Secondo il saldo a settembre 2021, il debito della Guinea Equatoriale nei confronti della Cina ammonta a circa il 49,7% del PIL.
E’ su questo scenario -che chiarisce perchè la scelta della Guinea Equatoriale tra i diversi Stati dell’Africa occidentale che si affacciano sull’Oceano Atlantico- che la base cinese diventa espressione del progresso cinese di un’architettura di sicurezza panafricana.

Dal 2015, la Cina ha sviluppato progressivamente un approccio sistematico e panafricano alla sicurezza nel continente, come spiega diffusamente Crisis Group. «Nel settembre 2015, parlando davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Presidente cinese Xi Jinping ha segnalato l’attenzione di Pechino sull’impegno di meccanismi di sicurezza africani con un investimento di 100 milioni di dollari in assistenza militare all’Unione africana per sostenere la creazione di una forza di emergenza africana e la capacità africana di Risposta immediata alle crisi. Al vertice FOCAC del dicembre 2015, la Cina ha annunciato che avrebbe investito 60 miliardi di dollari in Africa, un triplicamento senza precedenti dell’importo promesso al FOCAC 2012. Nella stessa riunione, la Cina si è impegnata a dirigere l’impegno militare con i partner africani e a distribuire 60 milioni di dollari in assistenza militare, disposizioni che sono state incorporate nel piano d’azione del FOCAC (2016-2018). Nel 2017, a metà dei suoi tre anni di assistenza militare e investimenti economici, la Cina ha stabilito la sua prima base militare d’oltremare a Gibuti, sulla costa del Corno d’Africa», afferma Tanchum.
Gibuti, situata all’ingresso strategico del corridoio del Mar Rosso di fronte allo Yemen, ospita anche installazioni militari appartenenti a Stati Uniti, Germania, Spagna, Italia, Francia, Regno Unito, Giappone e Arabia Saudita.

L’agenda sistematica e panafricana per la sicurezza della Cina è stata resa più esplicita al vertice FOCAC del 2018, afferma Tanchum, «il cui piano d’azione (2019-2021) ha chiesto l’istituzione di 50 programmi separati per migliorare il coordinamento della sicurezza tra la Cina e i suoi partner africani in tutto il continente, compreso il China-Africa Peace and Security Forum e China-Africa Law Enforcement and Security Forum».

«L’abile intreccio di Pechino tra soft power economico e hard power ha prodotto una simbiosi tra il numero crescente di imprese commerciali cinesi in tutta l’Africa e la proliferazione dei nuovi accordi di sicurezza della Cina in tutto il continente. Mentre l’economia ha svolto il ruolo principale in questo complesso di sviluppo economico-militare, le dinamiche sembrano entrare in una nuova fase.

La notizia della base navale della Guinea Equatoriale è arrivata una settimana dopo il vertice FOCAC 2021 del 29-30 novembre a Dakar, in Senegal. Allontanandosi dalla sua tradizionale enfasi sullo sviluppo delle infrastrutture, Pechino ha usato l’incontro per enfatizzare il nuovo temadella costruzione di una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso nella nuova era‘. Nell’ambito della promozione di questa ‘Comunità Cina-Africa’, il Piano d’azione 2022-2024 del FOCAC chiede il rafforzamento «dell’attuazione del piano di pace e sicurezza Cina-Africa» volto a sostenere «la costruzione dell’architettura africana di pace e sicurezza». Se visto nel contesto dei due precedenti piani d’azione FOCAC, sembra più chiaro che mai che Pechino miri al consolidamento di un sistema di relazioni di sicurezza a livello continentale tra Africa e Cina».

Secondo Michaël Tanchum, posto che la Guinea Equatoriale è solo uno dei Paesi africani con un alto indebitamento verso la Cina e in cui Pechino gioca un ruolo centrale nello sviluppo economico, è«possibile che altre basi navali cinesi possano ancora apparire sulla costa atlantica dell’Africa». «In tali circostanze, il continente africano stesso servirebbe da base avanzata a Pechino per proiettare il potere direttamente verso il Nord America e l’Europa».

E Tanchum avvisa che «l’esperienza ha insegnato che ulteriori investimenti potrebbero anche segnalare un nuovo e più trasformativo coinvolgimento nello sviluppo politico ed economico dell’Africa. Qualunque cosa accada, il continuo deficit nell’impegno economico degli Stati Uniti e dell’Europa in Africa rispetto alla Cina avrà un costo geopolitico crescente».

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