mercoledì, Agosto 4

Cina-Egitto: un partenariato strategico globale? L’analisi di Emmanuel Véron, Institut national des langues et civilisations orientales (Inalco), Emmanuel Lincot, Institut Catholique de Paris

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Cina ed Egitto: è prima di tutto la storia di due civiltà antichissime e, a partire dalla Guerra Fredda, un riavvicinamento senza precedenti, nato dalla constatazione che la bipolarizzazione del pianeta era estranea alla traiettoria storica dei Paesi del Terzo Mondo.
Questo riavvicinamento è continuato e si è rafforzato negli ultimi anni. Il Cairo partecipa attivamente al Forum di cooperazione tra Cina e mondo arabo; una zona di cooperazione economica e commerciale (FCCEA) è stata istituita a Suez, su una delle rotte marittime più importanti del mondo; e l’Egitto è stato, insieme al Sudafrica, uno dei primi Paesi del continente africano ad aderire alla Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), una delle istituzioni più importanti nei progetti di finanziamento sviluppati da Pechino nell’ambito della Nuova Via della Seta.
Da questa scelta di cooperazione a tutto tondogli scambi sono aumentati e la quota delle importazioni dalla Cina ha superato quella delle importazioni dagli Stati Uniti. Nel dicembre 2014, poco più di un anno prima della visita del Presidente cinese Xi Jinping, i due Paesi hanno fatto un salto di qualità elevando le loro relazioni al livello di un ‘partnership strategico globale, il livello più alto, nella gerarchia del Paese, dei partenariati istituiti dalla diplomazia cinese.
Nel corso degli anni, i partner hanno discusso di importanti questioni, in particolare riguardanti g
li affari africani e il Medio Oriente (in particolare il problema palestinese, la sicurezza del Golfo e le crisi siriana, yemenita e libica).

Qualsiasi storia intellettuale e le sue conseguenze geopolitiche non possono essere concepite senza la componente economica. L’elite mercantile musulmana e, in particolare, egiziana ha beneficiato dell’apertura, con la globalizzazione in atto dal XIX secolo, a nuovi mercati.
Soia e tabacco,
dalla Manciuria alle rive del Nilo, facilitano l’emergere di una nuova borghesia contemporaneamente araba, indiana e cinese.

Un’altra rivoluzione avvenuta all’inizio del 1820 fu quella delle prime stampe in lingua araba pubblicate in Medio Oriente. Una migliore comunicazione facilita la diffusione. Traduzioni in turco o urdu dall’arabo circolarono dall’Impero ottomano, attraverso l’India e il mondo malese per raggiungere la Cina. Bombay stava diventando un crogiolo essenziale in termini di scambi legati sia alcommercio che ai pellegrinaggi alla Mecca e in Terra Santa.

All’alba del XX secolo, in Cina furono distribuiti libri giapponesi che raccontavano gli sviluppi nel mondo arabo. Questa letteratura alimenta la riflessione dei più grandi letterati, la cui visione del mondo sta cambiando. Così, Kang Youwei (1858-1927), noto per essere stato uno degli artefici della Riforma dei Cento Giorni (1898), afferma: «Gli arabi sono persone di talento. La loro civiltà è stata la maestra d’Europa. Voglio conoscerli».

Lo farà recandosi due volte in Egitto (nel 1904 e nel 1909). Loderà il Canale di Suez, nel quale vede un modello per il suo Paese, modello cui dovrebbe ispirarsi per sfruttare al meglio le risorse idriche dei grandi fiumi.

La Cina e l’Egitto, appena liberati dal dominio coloniale britannico, nel 1922, stabilirono relazioni diplomatiche tra le due guerre. Per contrastare le iniziative e la propaganda giapponesi, molto attive nei confronti delle comunità musulmane di tutto il mondo, la Cina si affida a una serie di staffette. Ma Jian (1906-1978) è uno di questi: sottolinea in particolare la ‘compatibilità tra islam e marxismo’. Originario dello Yunnan, fu uno dei primi musulmani cinesi inviato ufficialmente alla più alta autorità spirituale, l’Università al-Azhar del Cairo, per perfezionare la sua conoscenza dell’arabo e degli hadîth.
Jian entra in contatto con i Fratelli Musulmani(attorno ad Hassan al-Banna) e Rachid Rida. Svolse un’intensa opera di traduzione in entrambe le direzioni (dai Dialoghi di Confucio al pensiero di Mohammed Abduh) per poi recarsi nel 1939 con ventisette suoi correligionari alla Mecca, dove ottenne udienza da Ibn Saoud (1875-1953 ) per dirgli della determinazione del suo popolo a combattere contro i giapponesi. Grande esegeta del Corano in lingua cinese, Ma Jian addestrerà diverse generazioni di arabisti al suo ritorno in Cina. Nel 1955, sarà visto partecipare a Zhou Enlai alla Conferenza di Bandung (1955) come interprete di Nasser. I due leader condividono la visione di un ‘socialismo’ ancorato al nazionalismo.

Cantore del panarabismo, al leader egiziano viene concesso, durante gli scontri arabo-israeliani del 1967, un credito di 10 milioni di dollari da Pechino. All’indomani della sconfitta della coalizione anti-israeliana, Mao Zedong, da Zhongnanhai, il palazzo presidenziale cinese, esorta i Paesi arabi a non deporre le armi, ma a ispirarsi all’esempio vietnamita.
È in questo contesto che i palestinesi beneficiano a loro volta di sostanziali aiuti dalla RPC. Da allora,il ruolo del Cairo come testa di ponte per le iniziative diplomatiche cinesi nei paesi arabi non ha mai vacillato. L’aumento degli investimenti cinesi ha preceduto di diversi anni il progetto della Nuova Via della Seta promosso da Pechino dal 2013.
Anche al di fuori dell’Egitto, l’intera regione (sia le monarchie del Golfo che la Turchia, la Siria o l’Iraq) accoglie gradualmente investimenti cinesisostenuti da colossi statali (Sinopec, Merchant Bank, ICBC, Agricultural Bank of China, ecc.) nei campi più diversi: gestione e partecipazione in porti, industria automobilistica, tessile, trasporti, trattamento acque e minerali, concessioni petrolifere, ecc.

Nel 2010 è stato creato il Forum economico e commerciale sino-arabo nella provincia di Ningxia, che ospita una grande comunità Hui (Han si converte all’Islam). L’Egitto svolge un ruolo importante nella promozione di questo forum, che a suo avviso offre notevoli opportunità di business.
La caduta di Hosni Mubarak, nel 2011, l’ascesaal potere nel 2012 di un fratello musulmano, Mohammed Morsi, e la sua cacciata nel 2013 da parte del maresciallo al-Sisi non hanno rallentato le relazioni bilaterali e l’influenza cinese in Egitto, crocevia di tre continenti. Dopo essere salito al potere nel 2012, per prendere le distanze dagli Stati Uniti, Mohammed Morsi ha effettuato la sua prima visita ufficiale all’estero in Cina. La Repubblica Popolare Cinese sosterrà comunque successivamente il suo killer, al-Sisi, testimoniando la sua capacità di trattare con leader molto opposti e illustrando i celebri principi che Pechino ama ricordare: non ingerenza negli affari interni degli Stati e ‘neutralità’ rispetto i regimi in vigore.
Un approccio che sta dando i suoi frutti:
dal 2017 il Cairo sta prestando un sostegno senza precedenti alla politica di Pechino nei confronti della sua minoranza uigura nello Xinjiang, partecipando al controllo e poi al rimpatrio forzato degli studenti uiguri presenti nel suo territorio.
La Cina vede nel mercato egiziano una forza lavoro attrattiva per le sue aziende, oltre che una piattaforma per raggiungere altri mercati(Europa, Africa) con un importante asset strategico: il Canale di Suez. È in questo contesto che i due Paesi optano per unpartnership strategica globale‘.
Questo sviluppo non si limita alle parole. Elevando le loro relazioni al livello più alto nella gerarchia delle ‘partnership’ stabilite dalla diplomazia cinese, Pechino e Il Cairo si impegnano a cooperare in tutte le aree che possono prevedere relazioni bilaterali, e questo a lungo termine. Lo spirito alla base di questo tipo di partenariato è che, anche in caso di tensioni occasionali, deve essere mantenuta la cooperazione tra i due Paesi. Una sorta di promessa di sostegno e di lealtà incrociata.

Per diversi anni, il commercio bilaterale ha continuato a crescere e diversificarsi, con circa 11 miliardi di dollari di scambi nel 2017. Inoltre, l‘Egitto ha ufficialmente presentato domanda per diventare membro osservatoredell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO). Il Cairo è stato anche invitato da Pechino a partecipare ai vertici BRICS a Xiamen nel 2017 e poi a Johannesburg, in Sudafrica, nel 2018.
Sia che il rapporto bilaterale riguardi il campo culturale e accademico (sviluppo degli
Istituti Confucio e importanti programmi di scambio con studenti egiziani) sia che si tratti di tecnologie e recenti consegne di apparecchiature mediche, il Cairo vede nella RPC un partner politico alternativo all’Occidente.
Questa cooperazione sino-egiziana ha portato all’organizzazione di manovre navali congiunte al largo di Alessandria e alla firma di importanti contratti di armamenti tra Pechino e Il Cairo, nel campo degli aerei da trasporto truppe come di sottomarini. Dal 2016, l’esercito egiziano ha schierato droni armati Wing Loong I nel Sinai per combattere lo Stato Islamico. Infine, Pechino ha diversificato le sue esportazioni di armi verso il continente africano e il Medio Oriente, rivolgendosi al cliente egiziano, consegnando diversi tipi di corvette.

All’interno del mondo arabo, il Cairo resterà a lungo l’interlocutore privilegiato delle autorità cinesi. L’interesse di entrambe le parti risiede nell’affermazione di un mondo multilateralepost-occidentale‘ con, da un lato, un grande e inevitabile polo di potere, la Cina, dall’altro il leader (mitizzato) del mondo arabo, l’Egitto .

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