martedì, Ottobre 19

Cina e sud-est asiatico: ‘C’è il pericolo di una crisi internazionale’

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Molti analisti sostengono che l’obiettivo di Trump sia di indurre la Cina a una corsa al riarmo tale da non riuscire ad essere attuato economicamente e socialmente. Condivide tale analisi?

Non credo perché le potenzialità economiche cinesi sono molto grandi e questa situazione è molto diversa rispetto a quella della fine degli anni ’80 quando Reagan strangolò l’URSS, contando sul fatto che l’Unione Sovietica non aveva risorse finanziarie per questa corsa. La Cina queste risorse le ha. Riguardo alla comparazione dei bilanci militari, sono molto scettico circa le analisi di chi fa valutazioni solo dal punto di vista economico. Il fatto che il costo della vita e quindi del mantenimento dell’ apparato militare è diverso in occidente rispetto alla Cina.  Un soldato cinese costa ogni anno una frazione di quello che costa un soldato occidentale, quindi se si dice, per esempio, che la Cina spende la metà rispetto all’America in attività militare, in realtà, è come se spendesse il doppio perché il rendimento di ogni singola unità monetaria è molto più elevato, così come avviene per il costo della vita, lo stesso per gli apparati militari.

 Il ministro cinese degli esteri Wang Yi ha ribadito la sua ferma opposizione allo spiegamento del sistema anti-missilistico Thaad in Corea del Sud, denunciandone la minaccia per Seoul. Il giorno precedente, infatti, il ministero sudcoreano della Difesa e il comando Usa delle Forze in Corea avevano dichiarato di aver trasportato alcuni lanciamissili e altri elementi del Thaad nella base Usa di Osan, 70 km a sud di Seoul, iniziando, di fatto, l’installazione del Thad.  Perché la Cina teme l’ installazione del sistema Thaad in Corea del Sud?

Francamente fatico a capirlo perché si tratta di un sistema difensivo quindi non è certamente una minaccia per la Cina. Può diventare una minaccia per la Cina nella misura in cui riduce la capacità di deterrenza dell’ arsenale cinese. Diciamo che è un ragionamento che io considero abbastanza complicato.

Wang Yi ha, inoltre, paragonato la situazione coreana a «due treni ad alta velocità che stanno per scontrarsi in cui nessuno è disposto a lasciare la strada all’altro». E’ un paragone calzante? Ci sono gli estremi per ribaltare la situazione?

Non sarei così pessimista. Diciamo che sono molto preoccupato, non vedo una situazione di tipo deterministico. Certo è che i guidatori di questi treni devono darsi una regolata.

Dal suo punto di vista, per la Cina, al momento, è più pericolosa l’area del Mar Cinese Meridionale o l’ area coreana? Perché?

Sono pericoli diversi perché hanno rischi diversi. Il Mar Cinese Meridionale è una questione fra Paesi che comunque hanno una consapevolezza dei rischi che corrono. Per quanto riguarda la Corea, temo che il regine nord-coreano questa consapevolezza non ce l’abbia nella stessa misura in cui ce l’ ha l’ Occidente. Quindi è forse più preoccupante l’ area nord, l’ area della Corea.

Se le situazioni prima ricordate degenerassero, da quale conflitto deriverebbero, per la Cina, le maggiori difficoltà?  Perché?

È molto difficile da valutare. Sono situazioni che presentano aspetti politici diversi quindi non saprei dare una risposta a questa domanda.

Trump ha definito l’alleanza tra Washington e Tokyo una «pietra angolare della stabilità in Asia orientale». Conosciamo la diffidenza che regna tra Cina e Giappone e le ultime contese territoriali tra Cina e Giappone. Che sviluppo potrebbe avere il rapporto Cina – Giappone in questo contesto?

E’ un rapporto molto altalenante. I cinesi non possono dimenticare quanto avvenuto alla fine degli anni ’30; i giapponesi vorrebbero dimenticarlo. Il problema del rapporto Cina – Giappone è un problema che rimane, non a livello di conflittualità immediata, ma rimane. Il Giappone è legato agli Stati Uniti ma ha anche poderosi investimenti in Cina e se i rapporti divenissero più tesi, anche gli investimenti sarebbero a rischio. Tendo a pensare che la situazione è abbastanza stabile, con dei risentimenti, ma abbastanza stabile.

Ci possono essere gli estremi per un miglioramento di questa crisi nell’area coreana?

La Corea del Nord è un protettorato della Cina, scomodo, ma è sempre un protettorato. Certamente la Cina vedrebbe con enorme disappunto, per usare un eufemismo, se ci fosse un radicale cambiamento nell’area come, faccio per dire, una riunificazione delle due Coree. Questo sarebbe estremamente pericoloso per la Cina perché, in qualche modo, diventerebbe un rischio per le proprie frontiere settentrionali, anche perché vi sarebbe il rischio di un’ invasione di profughi dalla Corea del Nord verso la Cina e questa è una situazione che i cinesi considerano molto preoccupante, soprattutto se questo avvenisse con l’ aiuto degli Stati Uniti, che è la potenza con cui la Cina si deve misurare. E’ quasi fanta-politica però, sa, chi deve fare gli scenari, deve considerare tutti le possibilità per essere pronto a reagire in modo razionale.

E quanto può incidere la politica estera fuori dagli schemi del nuovo presidente Trump?

Proprio ieri sentivo la tesi di un nostro esponente politico, tesi che mi sembra interessante: Trump starebbe seminando incertezza perché è l’ incertezza che favorisce il negoziatore quindi la confusione che si avverte potrebbe anche essere voluta proprio per far sì che l’ interlocutore non sappia fin dove si può spingere e sia prudente nella proprie richieste. I prossimi mesi ci diranno se è così.

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