domenica, Settembre 26

Cina e sud-est asiatico: ‘C’è il pericolo di una crisi internazionale’

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Da sempre la Cina gioca un ruolo molto importante sullo scacchiere mondiale delle relazioni internazionali. Soprattutto in questi ultimi giorni, sembra che l’ area asiatica stia precipitando, progressivamente, sull’orlo di una crisi di non facile soluzione. Al centro delle notizie in queste ultime ore vi è la tensione tra due nemici storici: la Corea del Nord e la Corea del Sud. Risale al 1950 la guerra tra queste due nazioni e, ad oggi, non sembrano passati quasi settant’anni.

La Corea del Nord ha infatti lanciato quattro missili nel Mar del Giappone, proprio mentre era in corso un’esercitazione congiunta USA-Corea del Sud. Già nel corso dell’ incontro avvenuto alla Casa Bianca il 10 febbraio scorso tra il presidente del Giappone Shinzo Abe e il nuovo presidente americano Donald Trump, quest’ ultimo aveva dichiarato: «Ci impegniamo per la difesa del Giappone» e aveva intimato alla Corea del Nord di abbandonare il programma missilistico nucleare e di fermare le provocazioni.

In risposta all’ ultima provocazione da parte di Kim Yong Un, il ministero della Difesa sudcoreano e il comando Usa delle Forze in Corea del Sud avevano dichiarato di aver trasportato alcuni lanciamissili e altri elementi del Thaad nella base Usa di Osan, 70 km a sud di Seoul. Si tratta di un sistema antimissile in grado di difendere la Corea del Sud dalle ostilità nordcoreane. L’ installazione di tale sistema non ha lasciato indifferente la Cina, in particolare il suo ministro degli Esteri, Wang Yi il quale ha ribadito la sua ferma opposizione allo spiegamento del sistema anti-missilistico Thaad in Corea del Sud. Ma Seoul e Washington hanno sempre ribadito che il sistema è soltanto difensivo e non costituisce una minaccia agli altri Paesi della regione. Da quando Usa e Corea del Sud hanno deciso di lanciare il Thaad, la Cina ha attuato un boicottaggio delle merci coreane.

Wang Yi ha definito quella che, secondo lui, dovrebbe essere la ricetta per disinnescare la ‘bomba’: interruzione degli esperimenti nucleari e delle provocazioni da parte della Corea del Nord e la cancellazione delle esercitazioni congiunte da parte di Washington e Seoul. Proprio in questi giorni, è stata annunciata da parte cinese un aumento del 7% della spesa militare, facendo mantenere alla Cina il secondo posto nella classifica mondiale delle Nazioni per spese di difesa. Tra tutti, gli investimenti militari che la Cina sta compiendo sulle isole contese del Mar Cinese meridionale, giustificati come un ‘aiuto alla navigazione sicura’ delle merci, sono quelli che creano maggior tensione a livello internazionale. Si tratta di radar, basi militari, rampe

di lancio che hanno un chiaro scopo difensivo. Senza contare che proprio l’estate scorsa, l’Aja aveva rigettato le rivendicazioni territoriali della Cina nel Mar Cinese meridionale. Va ricordato che proprio in queste ore si sta consumando, inoltre, una vera e propria crisi politica nella Corea del Sud, con le dimissioni della Presidente Park Geun-hye, coinvolta da mesi in un scandalo di corruzione e clientelismo, comportando una forte instabilità in uno dei protagonisti di quest’ area già, di per sé, critica.

Dell’ attività militare della Cina e di come questa si appresti a confrontarsi con i diversi contesti nell’area asiatica ne parliamo con il generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dello IAI, Istituto Affari Internazionali. Si arruola in Accademia Aeronautica nel 1965, percorre tutti i gradi della carriera militare fino a ricoprire la massima carica di Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica (2006-08) e di Capo di Stato Maggiore della Difesa (2008-11). Fino al novembre 2011 è stato consulente del Ministro degli affari esteri Franco Frattini per poi essere eletto vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali.

 

Fu Ying, in una conferenza stampa che ha anticipato l’Assemblea nazionale del popolo, ha annunciato che quest’anno la Cina aumenterà il bilancio delle Forze armate ‘di circa il 7%’, mantenendo il secondo posto nella classifica mondiale delle nazioni che spendono in difesa. E’ un annuncio che ci deve preoccupare?

Negli ultimi anni la Cina, ogni anno, ha aumentato dall’8 al 10% del proprio bilancio per la spesa militare e anche quello di quest’ anno mi sembra assolutamente in linea con questa tendenza. Anzi si può notare una certa decelerazione anche tenendo conto della flessione economica. La notizia allarmante non è l’aumento di quest’anno, bensì la tendenza ad avvicinarsi al 10% degli ultimi anni. Vi è stato un cambiamento radicale della politica cinese, che non è stato deciso ieri, ma qualche anno fa, che ha spostato l’attenzione della capacità militare dal contenimento interno all’espansionismo. La Cina è passata da una forza di difesa del proprio territorio ad una capacità di proiezione all’esterno ed è questo l’obiettivo che sta perseguendo.

Fu Ying ha aggiunto: «Il presidente Usa Donald Trump ha prospettato una crescita del 10% delle spese militari nel suo Paese, la tensione sta portando a un’escalation militare di tutti i Paesi della regione. (…)». Inoltre ha sottolineato come per la Difesa la Cina spenda l’1,3% del Pil contro oltre il 3 per cento degli Usa. Ad oggi, come ricordato dal portavoce, il gap tra Cina e Usa è ancora consistente, ma quali sono le prospettive future? A che punto è la Cina, nell’ambito del suo armamento?

Tecnologicamente sta superando il gap tecnologico, che in passato era indubbio e lo sta facendo con molta determinazione, anche sfruttando la possibilità di accedere alle tecnologie occidentali e alle tecnologie russe. Ultimamente ha fatto un ‘ulteriore acquisizione di velivoli da combattimento russi. Attraverso l’engineering, potranno acquisire le tecnologie in grado di farli diventare completamente autonomi. Se facciamo un confronto tra la tecnologia militare cinese di dieci anni fa e quella di oggi, c’è un abisso.

«Aumentare le capacità della Cina aiuterà a mantenere la pace e la stabilità nella regione, piuttosto che il contrario». E’ d’accordo con quest’affermazione di Fu Ying?

Io sono abbastanza pessimista. Il mondo è un caos. In questo caos, quello che sta avvenendo nel sud- est asiatico è la situazione che mi preoccupa di più perché si stanno creando tutti gli ingredienti per un incidente e gli incidenti, si sa come cominciano, ma non si sa come finiscono. Abbiamo il problema della Corea che non deve essere sottovalutato e il problema del Mar della Cina Meridionale: si tratta di un mare molto ampio, con un’ ampiezza pari al mediterraneo o forse di più, che la Cina rivendica come acque territoriali comportando delle conseguenze dirette sulla concezione di libertà di navigazione che sono le linee fondamentali su cui si basa l’economia globale. E questo è un principio che gli americani vogliono affermare a tutti i costi: di qui, poche settimane fa, la crociera fatta dal gruppo portaerei Carl Vinson, che ha attraversato quelle acque che i cinesi dicono di essere territoriali. È un gesto, sicuramente, molto significativo, considerando la regola delle 12 miglia e questi scogli che la Cina pretende essere suoi così come altri pretendono che siano loro. Quindi siamo al centro di una controversia: la Cina ha infatti recentemente rigettato una sentenza della corte dell’ Aja.

Attività cinese sulle isole del Mar Cinese

Attraverso alcune fotografie satellitari americane, si è visto che Pechino sta attuando la militarizzazione di alcune isole e atolli fino a pianificarvi l’installazione di rampe di lancio per missili terra-aria giustificando queste attività ribadendo l’ intento di proteggere la sua sovranità oltre che salvaguardare la libertà di navigazione nella zona, indifferente alle proteste di altri paesi della zona. Fra questi vi sono Taiwan, Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei, che, per garantirsi dalla Cina, non disdegnano la presenza militare americana. Ci sono gli estremi per una crisi internazionale?

Sicuramente sì, il potenziale c’è. Io mi auguro che il buon senso prevalga da tutte le parti, ma gli ingredienti, purtroppo, ci sono tutti. Prima è stata ricordata la questione della Corea, quella è una grandissima preoccupazione. La Cina nei confronti avverte con grande fastidio questo attivismo del dittatore di Pyongyang e quindi, in qualche modo,  si sente molto in imbarazzo. Di qui, ad esempio, la decisione di sospendere l’ importazione di carbone in modo tale da strozzare l’ economia della Corea del Nord, cercando di ricondurla a miti consigli. Però, considerando anche quanto sta accadendo dal punto di vista politico in Corea del Sud con instabilità, abbiamo una situazione in cui può succedere di tutto: dal semplice incidente in su, incidente che è già successo, come ricorderà, quando, qualche tempo fa, un velivolo americano da ricognizione ebbe una collisione in volo con un caccia cinese, fu fatto atterrare e i cinesi lo fecero smontare.

Attività cinesi sulle isole del Mar Cinese

È probabile che la Cina provveda, oggi, ad aumentare la capacità militare di queste installazioni sulle isole del Mar Cinese Meridionale?

Questo potrebbe essere funzionale alle strategie cinesi, ma certo è che ora hanno una capacità militare che prima non avevano.

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