mercoledì, Aprile 21

Cina e Chiesa cattolica, tra sfide e attese Al tramonto del XX secolo, Papa Giovanni Paolo II guardava ai nostri giorni come al Terzo Millennio dell’Asia

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La Cina è il Paese più popoloso del pianeta, con oltre un miliardo e trecento milioni di persone; sono circa un miliardo e duecento milioni i cattolici al mondo: numeri che nella loro freddezza rivelano però il cuore di una sfida appassionante per la nuova evangelizzazione; oltre la Grande Muraglia esiste un vuoto spirituale da colmare. Più della metà dei cinesi mostra interesse e passione per le religioni, senza seguirne nessuna in modo particolare. Mentre il numero dei protestanti in Cina cresce in maniera continuativa (oggi se ne contano 50 milioni), la Chiesa cattolica è in difficoltà.

In più di un’occasione Papa Francesco, anche attraverso i suoi messaggi alle autorità di Pechino, ha manifestato il bisogno di affrontare, per gradi, ma in maniera decisa, questioni che da troppo tempo offuscano ed impediscono il dialogo tra le autorità governative cinesi e la Santa Sede.  Al tramonto del XX secolo, Papa Giovanni Paolo II guardava ai nostri giorni come al Terzo Millennio dell’Asia, affermando nell’esortazione apostolica Post-sinodale ‘Ecclesia in Asia’ che “La Chiesa è convinta che nel profondo del cuore degli uomini, delle culture e delle religioni dell’Asia vi sia sete di ‘acqua viva’, sete che lo Spirito stesso suscita e che solo Gesù Salvatore potrà pienamente saziare. Essa si volge allo Spirito Santo perché continui a preparare i popoli dell’Asia al dialogo salvifico con il Redentore di tutti. Guidata dallo Spirito nella missione di servizio e di amore, la Chiesa può offrire un incontro fra Gesù Cristo e i popoli dell’Asia, alla ricerca della pienezza della vita”.

Se da un lato la millenaria cultura cinese, con un sincretismo religioso unico nel suo genere, offre alla Parola di Cristo un terreno su cui crescere e portare frutto, dall’altro esistono barriere ancora difficili da penetrare: ne è convinto anche il Professor Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, cui abbiamo chiesto un parere sull’attuale condizione della Chiesa Cattolica in Cina.

Si parla molto di Associazione patriottica dei cattolici cinesi e della comunità clandestina: in cosa consistono e che volto della Cina rivelano?

Sono entrambe realtà non omogenee, nel senso che quando parliamo di Chiesa clandestina, parliamo di Chiesa. Il termine clandestina non deve indurre a rappresentazioni troppo distanti dalla realtà. In altre parole, la Chiesa clandestina non è una realtà sotterranea, anche se il termine underground è utilizzato spesso per definirla. È una Chiesa che non rientra nelle regole stabilite dalle autorità cinesi per le religioni in genere e per quella cattolica in modo particolare. A volte questa Chiesa clandestina è messa in difficoltà proprio a causa della sua estraneità alle regole, altre volte è invece tollerata. Per l’apertura della Porta Santa in molte chiese cinesi c’è stato e c’è ancora un grande affollamento, ma in molti casi si tratta di realtà clandestine. Il confine tra questa e quella ufficiale non è chiaro; fortunatamente non è ancora chiaro. La Chiesa è una sola; i pontefici hanno sempre sottolineato questo aspetto: esistono modalità diverse di rapportarsi al potere politico, ma ciò non ferisce l’unità della Chiesa. L’Associazione patriottica è una realtà tipica di un regime comunista, attraverso cui le autorità tentano un controllo della Chiesa cattolica dall’interno: discorso valido anche per le altre religioni. Un’eredità culturale senza alcun dubbio ingombrante, nata negli anni Cinquanta, ma che ancora resiste.

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