domenica, Ottobre 24

Cina 2014: una nuova diplomazia field_506ffb1d3dbe2

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Wang Yi, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese (RPC), ha annunciato quali saranno le priorità diplomatiche della Cina nel 2014 durante la cerimonia di apertura del simposio ‘New Starting Point, New Thinking and New Practice – 2013: China and the World‘, svoltosi il 16 dicembre a Pechino.

L’evento è stato coordinato dalla CPDA (China Public Diplomacy Association), la prima organizzazione non profit nazionale dedicata alla promozione del soft-power cinese nel mondo. Costituitasi nel relativo silenzio della stampa straniera circa un anno fa, la CPDA è fortemente sostenuta dal Governo centrale che ha riservato la carica di Presidente dell’associazione al noto volto di Li Zhaoxing, Ministro degli Affari Esteri dal 2003 al 2007. La CPDA si inserisce di buon grado tra i numerosi sforzi del gigante asiatico di migliorare la propria reputazione sulla scena internazionale senza l’utilizzo di misure coercitive. Al già arduo compito, si aggiunge anche la preoccupazione della leadership di Pechino riguardo alla percezione del Paese a livello domestico, specialmente alla luce delle recenti dispute territoriali con i vicini Asiatici.

Nel tentativo di conciliare l’immagine di una Cina collaborativa a livello internazionale con un radicato sinocentrismo storico-culturale che la vorrebbe vedere sempre in posizione predominante nelle politiche mondiali, il Ministro Wang ha dichiarato che nel 2014 la diplomazia cinese si svilupperà seguendo cinque direzioni principali.

 

Al primo posto nella lista di priorità per il 2014 ci sarà la costruzione e il rafforzamento di alleanze sane e durature con tutte le più grandi potenze mondiali. Forse anche in considerazione della sfiorata collisione di qualche giorno fa tra una nave militare americana e una cinese nel Mar della Cina Meridionale, i primi ad essere menzionati sono gli Stati Uniti, con i quali la Cina si propone di saldare un «nuovo tipo di collaborazione tra grandi potenze». Rinnovate energie saranno riservate alla cura del prezioso dialogo strategico con la Russia, sia per quanto riguarda la coordinazione ai confini che per altre questioni di rilievo.  Confermata anche la serietà del Paese nei confronti degli impegni presi con l’Unione Europea, con la quale il 23 novembre è stato firmato un fondamentale accordo di cooperazione strategica fino al 2020 (EU-China 2020 Strategic Agenda for Cooperation). Non manca un riferimento ai principali Paesi in via di sviluppo, alleati chiave nelle più significative questioni internazionali.

 

La seconda priorità, non certo in ordine di importanza, riguarda la delicata situazione che la Cina sta vivendo con i vicini Paesi dell’area asiatica. L’accento è posto su un messaggio di pace e un chiaro impegno verso lo stabilimento di relazioni amichevoli che sappiano far leva sulle radici storiche di una «comunità unita dal destino». Wang garantisce un ruolo attivo del Paese nel processo di denuclearizzazione della penisola coreana e nella ripresa degli abbandonati ‘colloqui delle sei Nazioni’ (Six-party talks) che fino al 2009 avevano visto Sud e Nord Corea, Cina, Russia, Stati Uniti e Giappone collaborare nella risoluzione di questa spinosa questione di sicurezza internazionale. Un accenno è riservato anche all’Afghanistan, dove la Cina investirà le proprie risorse per promuovere la «riconciliazione politica» e la «ricostruzione economica». A queste dichiarazioni di apertura si aggiunge, però, la consueta chiusura quando si passa a questioni di sovranità territoriale. Come sempre esplicitato nei discorsi ufficiali dei leader del Paese, la Cina si dichiara resoluta nel salvaguardare l’integrità dei propri confini, la dignità del Paese e i propri diritti sul mare circostante, seppur attraverso strumenti pacifici come il dialogo e i negoziati bilaterali.

 

La terza priorità per il nuovo anno riguarderà le relazioni con i Paesi in via di sviluppo, con i quali la Cina ha sempre intrattenuto rapporti amichevoli che intende rafforzare in futuro. A proposito dei Paesi dell’area africana, la Cina promuoverà la cooperazione sia attraverso aiuti umanitari sia sollecitando nuovi sviluppi sul piano economico e commerciale. Di importanza fondamentale per la diplomazia cinese anche i rapporti con la penisola Araba e con l’America Latina, verso i quali la Cina rinnova il proprio impegno di collaborazione. Più in generale, il colosso asiatico si dichiara pronto a sostenere le battaglie di giustizia e uguaglianza in tutti i Paesi in via di sviluppo.

 

La quarta priorità riguarda il rafforzamento di una diplomazia di carattere economico. Vengono messi in luce gli interessi della Cina nel promuovere la prosperità economica in quella striscia di territori che connettono l’Europa alla Cina lungo la storica ‘Via della Seta’ e nel rilanciare gli scambi commerciali attraverso la meno conosciuta ‘Via della Seta Marittima‘, che dalla Cina arrivava fino in Italia costeggiando innumerevoli territori in Asia e in Africa. Wang sottolinea anche l’importanza dei dialoghi multilaterali e bilaterali in materia di libero scambio con Repubblica di Corea e Australia. Non solo, la Cina conferma l’intenzione di continuare le trattative sull’accordo di libero scambio con questi Paesi e il proposito di dare nuova linfa all’accordo firmato con i Paesi ASEAN (Association of South-East Asian Nations), ma dichiara la propria buona predisposizione al dialogo verso altre iniziative di questo genere a livello regionale e interregionale, come la Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) in corso di negoziazione tra Stati Uniti e Australia, Brunei, Cile, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. La Cina propone la propria partecipazione attiva alla riforma della governance economica mondiale.

 

La quinta priorità fa riferimento alla situazione domestica e all’importanza di una diplomazia che sappia trasmettere determinati valori di cooperazione anche all’interno del Paese. Significativamente, Wang ha ricordato che il prossimo anno la Cina ospiterà il vertice APEC  (Asia-Pacific Economic Cooperation) e che questa e altre occasioni di dialogo possono costituire il trampolino di lancio per promuovere una profonda riforma di sviluppo economico. Infine, il Ministro ha auspicato che la Cina possa far sentire la sua voce anche riguardo a questioni chiave della scena internazionale come la situazione in Siria e in Iran.

 

In conclusione, la Cina promette una diplomazia fondata su pacifiche azioni di dialogo e all’insegna della cooperazione internazionale, ma nello stesso tempo non rinuncia a lanciare un forte messaggio nazionalista quando viene minacciata la propria sovranità territoriale. Non è un caso che il 23 novembre il Paese abbia tracciato una zona di difesa aerea (Air Defense Identification Zone – ADIZ) nel Mar Cinese Orientale. Sebbene ufficialmente l’azione non sia diretta ad alcuna Nazione in particolare, la mossa è stata certamente dettata dalla necessità di presidiare lo spazio sopra le contese isole Diaoyu/Senkaku. Che il soft power cinese prevedesse delle eccezioni era apparso chiaro sin dal primo discorso ufficiale dell’allora neo-eletto Presidente della RPC, Xi Jinping, il quale aveva inaugurato il suo mandato dichiarando che «la Cina (avrebbe) abbracciato la via dello sviluppo pacifico ma non (avrebbe) mai sacrificato i propri legittimi diritti o interessi nazionali».

 

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