domenica, Settembre 19

Cile verso la gestione delle catastrofi

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Tuttavia, a casa loro, le inondazioni nel deserto più arido del mondo hanno generato più critiche che elogi. Secondo la maggior parte degli esperti, il Cile è progredito in termini di prevenzione e gestione dei terremoti data la sua tragica storia sismica, ma lo stesso non è avvenuto per quel che riguarda le inondazioni, le eruzioni dei vulcani e gli incendi, tutti molto frequenti nell’ultimo periodo.

In Cile, che possiede la seconda catena vulcanica attiva più grande al mondo dopo l’Indonesia, soltanto quest’anno si sono verificate due eruzioni vulcaniche, quella del Villarrica e quella del Calbuco, senza contare i già citati terremoti, alluvioni e incendi che hanno distrutto gran parte della foresta araucana.

In un dibattito televisivo al ‘El informante’ trasmesso da TVN, Iván Poduje, architetto e docente presso la Scuola di Architettura dell’Università Cattolica del Cile, ha segnalato le tre ragioni che non consentono di progredire in una politica di gestione delle emergenze più efficace: politiche di breve termine e reticenza sui grandi investimenti per le opere di mitigazione, mancanza di un generale decentramento nel paese e, infine, piccole aree di pericolo incluse nei piani regolatori delle città. Pianificazione territoriale cui allude anche Marcelo Lagos, scientifico e accademico della UC: «è l’unico modo che abbiamo per difenderci», argomenta, criticando la presenza di ospedali nelle aree a rischio tsunami.

 

MODERNIZZAZIONE CARENTE

L’istituzione che colleziona il maggior numero di critiche è senz’altro l’ONEMI, l’ufficio nazionale emergenze che fa capo al Ministero dell’Interno cileno, con cui ‘L’Indro’ ha tentato invano di mettersi in contatto. La maggioranza degli esperti punta il dito contro le falle nella coordinazione, la carenza di un decentramento e di una certa autonomia e la mancanza di risorse. Si tratta di un «modello di gestione di 40 anni fa», segnala l’esperto in gestione delle emergenze Michel de L’Herbe.

Tabella cile catastrofi

 

Spese per le emergenze e la ricostruzione 2010-2016 (milioni di dollari)

Nella già citata trasmissione televisiva, si sono paragonate le risorse destinate all’emergenza rispettivamente negli Stati Uniti e in Cile: mentre nel primo caso si assegnavano 30 euro a persona, nel paese sudamericano il conteggio partiva da euro ad abitante.

Oltre al denaro che lo stato destina all’ONEMI, occorre considerare l’onere per la ricostruzione che le leggi di bilancio devono includere ogni anno, dato che i disastri naturali non accennano a diminuire e le conseguenze di alcune catastrofi, come quella del terremoto del 2010, si trascinano per anni. Per l’anno in corso, l’ammontare è di 425.500.000 euro, il più basso dal 2010. Forse si tratta di un segnale della debolezza economica che il Paese sta vivendo, forse del fatto che serve sempre meno denaro per il recupero delle aree danneggiate grazie alla preparazione del Paese.

Allo stato attuale, però, non è possibile parteggiare per nessuna delle due teorie, poiché è necessaria una prospettiva temporale, in cui il progetto Kizuna giocherà un ruolo importante. Forse tra cinque anni, una volta completato il progetto, sarà possibile valutare, dati alla mano, se l’obiettivo di ridurre l’onere per la ricostruzione sarà stato raggiunto.

Traduzione di Barbara Turitto

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