domenica, Agosto 1

Cile verso la gestione delle catastrofi

0
1 2


Santiago del Cile – Seppur separati dalla vastità del Pacifico, Giappone e Cile sono legati da un vincolo sismico: entrambi i paesi presentano forti movimenti tellurici e a ogni spostamento delle placche da un lato dell’oceano scatta l’allarme per il pericolo di tsunami dall’altro. In questi due Paesi si sono verificati tre dei sei peggiori terremoti del XX e del XXI secolo: quello di 9,6 gradi della scala Richter, il più intenso mai registrato, avvenuto nel 1960 nel sud del Cile; quello di 9,0 gradi in Giappone nel marzo 2011 e quello di 8,8 gradi nel 2010 nuovamente in Cile. Quest’ultimo durò 3 minuti, provocando uno tsunami con onde che raggiunsero i 30 metri e causando 157 vittime. In Giappone, le vittime sono arrivate a 18.500, con una durata di 6 minuti e onde fino a 56 metri.

Fu proprio a seguito di questi due grandi terremoti che i Paesi, in un percorso di collaborazione già avviato dagli anni ’90, hanno di sostenersi a vicenda e lavorare congiuntamente in ambito sismico per meglio affrontare questo tipo di disastri. Nel 2011 «abbiamo firmato un accordo per sviluppare un progetto d’interscambio di conoscenze e ricerca tramite sviluppo tecnologico, preparazione e resilienza in materia di tsunami», spiega Enrique O’Farrill-Julien, a capo del dipartimento di Cooperazione bilaterale e multilaterale dell’AGCID, l’agenzia cilena per la cooperazione internazionale allo sviluppo. Tale progetto ha aperto la strada a un secondo: Kizuna, mediante il quale formare 2.000 professionisti in tutta l’America Latina e il Caribe nella prevenzione e nella riduzione del rischio da disastri. Un programma di cinque anni che è stato annunciato lo scorso 13 ottobre, Giornata internazione per la riduzione dei disastri naturali.

«Il Cile coopera con l’America Latina», sottolinea il rappresentante dell’AGCID al telefono con ‘L’Indro’, giacché il progetto Kizuna, con un investimento di circa cinque milioni di dollari suddivisi tra Cile e Giappone, intende migliorare le competenze professionali anche in altri paesi della regione. Kizuna (che in giapponese significa ‘vincolo’) consta di tre fasi: corsi di formazione di media e lunga durata, che saranno tenuti nelle università cilene da docenti nipponici e andini; corsi brevi destinati alle istituzioni che lottano con questo tipo di emergenze; creazione di una rete d’interscambio di informazioni per agevolare la cooperazione tra le istituzioni di riferimento. Si tratta di un «progetto ambizioso», come riconosce lo stesso O’Farrill-Julien, che tenta di preparare meglio i Paesi a un evento difficilmente prevedibile. Tra i suoi obiettivi c’è quello di «ridurre i costi dovuti alla ricostruzione» a seguito di una catastrofe, anche se non è ancora chiaro di quanto possa diminuire tale voce al termine del programma quinquennale.

Prima di attaccare il telefono (e più disteso), Enrique O’Farrill-Julien riconosce che il Paese si sta sforzando per cambiare il titolo “Cile, paese di catastrofi” in “Cile, Paese di gestione delle catastrofi”. E chissà che non si stiano compiendo i primi passi.

 

IL PIÙ GRANDE TERREMOTO DEL 2015

La terra trema quotidianamente in Cile, stretto e largo paese situato proprio sul margine tra la placca di Nazca e quella del Pacifico, area altamente sismica. A titolo d’esempio, lo scorso mercoledì 21 ottobre sono state registrate 20 scosse: una superiore a 5 punti della scala Richter e altre sei superiori a 4. La stragrande maggioranza di queste scosse non è avvertita dalla popolazione e, se anche si notano, quelle la cui magnitudo non supera i 7 gradi non sono nemmeno catalogate come terremoto. Non si tratta soltanto di una questione terminologica bensì di atteggiamento: il popolo cileno è abituato a vivere in un Paese in cui la terra si muove ed è capace di sorprendere per la sua violenza in qualsiasi momento. Colpisce, di fatto, la calma e la tranquillità mantenuta dai cittadini lo scorso 17 settembre, quando è stato registrato il più forte terremoto dell’anno (8,4 gradi); ciò si spiega con l’assiduità delle scosse e con l’essere preparati a reagire. Il bilancio è stato di 15 morti, 24.770 persone danneggiate e 5.000 alloggi distrutti o resi inagibili, la maggior parte case di famiglie disagiate (il terremoto di quest’anno in Nepal era stato di 7,8 gradi). Tuttavia, a causare i danni è stato principalmente lo tsunami provocato dal terremoto, perché il paese non è preparato soltanto psicologicamente ma anche tecnicamente, vantando una delle certificazioni edilizie antisismiche tra le più rigorose a livello mondiale.

La gestione di questo terremoto è valso al Cile un riconoscimento da parte dell’ONU: Margareta Wahlström, direttrice dell’UNISDR, il segretariato dell’ONU per la riduzione del rischio da disastri, si è complimentata con il governo di Michelle Bachelet per la «reazione efficiente che ha salvato delle vite». Wahlström ha posto l’accento sugli investimenti in infrastrutture resistenti, sistemi di allerta rapida e pianificazione urbanistica, che «hanno contribuito a mantenere basso il numero delle vittime nonostante l’intensità del terremoto». Prima di ciò, sulle colonne di ‘USA Today, Erwann Michel-Kerjan, Howard Kunreuther e Michael Useem, docenti dell’Università di Stanford, hanno posto il Cile a modello di gestione delle catastrofi, mettendo a confronto il lavoro del governo cileno per le alluvioni dell’aprile di quest’anno con quello degli Stati Uniti, colpiti da una tempesta di neve.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->