giovedì, Aprile 22

Cile: tra tante riforme alcuni punti oscuri

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Il Cile degli ultimi anni viene definito come il paese maggiormente riformista dell’America Latina. Un iter legislativo che a livello politico sembra evadere dalla semplice necessità di ottenere una nuova Costituzione. Infatti l’attuale Carta Costituzionale del paese risulta ancora quella promulgata da Augusto Pinochet ad inizio degli anni ’80. Tale testo, insieme ad una legislazione prettamente liberale, ha inteso costruire le fondamenta di un paese che promuove e difende lo status di un’oligarchia che durante la dittatura e tutt’oggi preserva la propria posizione dominante. Pinochet nel suo programma legislativo usufruì della consulenza di un gruppo di economisti dell’università di Chicago che attuarono con grande successo ogni teoria appresa sul libero mercato. Lo stesso dittatore, certo di aver fatto bene durante la sua longeva dittatura (1973-1989), volle consacrare la sua legittimità governativa affidandosi all’elettorato nazionale nel 1989. Sorprendente, per lo stesso generale, fu la scelta democratica del popolo cileno di volgere le spalle a quella dittatura che lo aveva massacrato ed umiliato negli anni precedenti. Il dittatore capì ben presto di dover auto esiliarsi prima di subire la voglia di giustizia del suo stesso popolo e lo fece andandosene a Londra, non prima però, di assicurarsi che il nuovo corso politico rispettasse il vincolo liberale pattuito tra mercato internazionale e oligarchia cilena. Patto difeso proprio da un sistema legislativo e costituzionale difficile da scardinare perché se da un lato vi è un popolo che chiede un riequilibrio dei valori sociali ed economici all’interno del paese, dall’altro la classe politica si astiene dall’intervenire in modo diretto sui privilegi consolidati dall’oligarchia cilena. Affari troppo radicati nel sistema per poter essere sradicati con una semplice riforma, come il sodalizio tra le società finanziarie internazionali ed sistema dell’istruzione o ancora i forti interessi internazionali in ambito minerario. Sul fronte istruzione il Cile è uno dei pochi paesi Sud Americani dove l’accesso all’Università è possibile solo per i più facoltosi con il settore privato che non soffre affatto la competizione del settore pubblico anzi accade il contrario. Gli enti privati sono gli unici a poter offrire un percorso formativo competitivo in ambito internazionale potendo contare anche su agevolazioni statali (di contro l’istruzione pubblica subisce spesso tagli di bilancio). In questo modo il valore del loro servizio cresce e in proporzione la retta per iscriversi e poter accedervi. Non tutti possono pagare con i propri risparmi e quindi si affidano ad istituti di credito molto spesso collegati a queste vere e proprie holding universitarie. Si finisce quindi con il creare veri e propri circuiti chiusi che lucrano sull’istruzione privando di tale diritto chi appartiene ai ceti meno agiati. Sul campo estrattivo invece sono le concessioni a farla da padrona, ma almeno qui troviamo una buona capacità competitiva in ambito internazionale delle poche aziende nazionali rimaste. Nello specifico la CODELCO, società nazionale, detiene la leadership mondiale nel mercato del rame e pertanto se ne intuisce la necessità di attuare una strategia legislativa di tutela. In particolare parliamo di tassazione che con la riforma del 2010 approvata dal Senato e promulgata dall’allora Presidente Sebastián Piñera, aumenta la competizione tra industria estrattiva nazionale e straniera (in favore di quest’ultima). L’imposta, a seconda del livello di produzione, viene applicata al reddito imponibile operativo sulla base del margine operativo minerario, che a sua volta rappresenta la percentuale di reddito operativo imponibile sul profitto operativo. A seconda dei livelli produttivi si va da un tasso minimo dello 0,5% ad un massimo del 34,5% per poi stabilizzarsi (per le aziende che producono oltre le 83 tonnellate cubiche) al 14%. Tassazione che ha avuto subito applicazione per le imposte 2011. Tuttavia, queste nuove tariffe sono state definite ‘volontarie’ per le aziende minerarie che avevano già pattuito con il governo contratti di stabilità fiscale. Per queste ultime è stata inserita un’ulteriore agevolazione in caso di rinuncia al regime fiscale invariabile pattuito in precedenza per accogliere il nuovo regime: un regime intermedio per gli anni civili 2010, 2011 e 2012 dal 4% al 9% con estensione del patto di stabilità fiscale a sei anni. Una riforma che già nel momento della sua discussione nel 2010 generava grande disappunto nell’opposizione che sottolineava come il nuovo quadro normativo avrebbe garantito solo 1200 milioni di dollari al Tesoro delle aziende straniere che ogni anno ottengono 100 miliardi di dollari di profitti mediante lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo cileno. Tuttavia proprio negli ultimi giorni tale legge è stata riportata all’ordine del giorno in quanto il suo testo appare esser stato il frutto di una contrattazione illecita tra l’allora senatore Pablo Longueira, appartenente al partito Unión Demócrata Independiente (UDI) e la multinazionale SQM. La sua condotta sembra aver caldeggiato in modo determinante, insieme ad altri senatori, la modifica del testo della legge sulla tassazione mineraria, in modo da favorire la stessa SQM nel suo operato imprenditoriale e più genericamente permettere anche alle imprese a capitale straniero di poter usufruire di un’aliquota stabile e invariabile al pari delle aziende nazionali. Pertanto la SQM ottiene una forfettizzazione della tassazione del 5% tra il 2013 e il 2018, in quanto società estere con contratti di investimento in vigore (invece di subire gli aumenti dovuti al margine operativo) con estensione di tale stabilità fiscale fino al 2025. Scandalo oggi al vaglio della magistratura e che pone sotto i riflettori una multinazionale che esporta litio nei più importanti mercati del mondo: 22˙448 tonnellate in Cina, 7˙534 tonnellate in Corea del Sud, 7˙285 tonnellate in Belgio, 6˙118 tonnellate in Giappone, 2˙492 tonnellate negli Stati Uniti e 2˙050 tonnellate nel resto del mondo per un volume d’affari totale di 178˙615˙131 dollari (2015). Si badi bene che il litio è la componente principale delle batterie degli strumenti tecnologici più utilizzati oggi e nel prossimo futuro (cellulari, pc, macchine elettriche, etc.) e pertanto i paesi citati come destinatari, assemblano tale componente a prodotti ad alto livello tecnologico per poi riversarli nuovamente nel mercato (in ogni latitudine).

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