lunedì, Agosto 15

Cile-Perù, tutte le abilità politiche di Papa Francesco per una visita ‘non semplice’ Il Pontefice e la corruzione, gli scandali di abusi sessuali, le popolazioni indigene e poca credibilità

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Il Perù, come il Cile, sembra trovarsi anch’esso in un clima del tutto teso. Oltre al ruolo e le proteste delle popolazioni indigene degli Indios in Amazzonia, anche il Perù ha visto numerosi scandali di abusi sessuali commessi da religiosi cattolici.

Il tema centrale, però, sembra essere la corruzione della classe politica. Secondo quanto riportato da ‘Crux il 13 gennaio, il 24 dicembre l’attuale Presidente, Pedro Pablo Kuczynski, avrebbe perdonato l’ex-Presidente Alberto Fujimori, detenuto per violazioni dei diritti umani. La questione ha letteralmente spaccato la società peruviana in due, da un lato c’è chi pensa che il perdono fosse un favore politico volto a contraccambiare il sostegno del partito guidato dal figlio di Fujimori durante la campagna elettorale, dall’altro c’è chi non crede a questa interpretazione. Oltre ciò, secondo quanto riporta ‘El Universal, Kuczynski sembra anche lui esser coinvolto in uno scandalo di corruzione. Circa 10 anni fa, il consulente di Kuczynski avrebbe ricevuto 782.000$ dalla compagnia Odebrecht. L’ex CEO dei dirigenti Odebercht avrebbe, poi, ammesso che la società avrebbe pagato tangenti e contributi alle campagne elettorali volte a garantire contratti governativi in tutto il continente, incluso il Perù.

Pertanto, Papa Francesco affronterà due Paesi sconvolti, fragili e del tutto instabili politicamente e socialmente. Lo scandalo degli abusi sessuali da parte di religiosi cattolici e l’impegno economico statale nel finanziamento del viaggio del Pontefice sembra che abbiano incrementato il malcontento sociale. In occasione della visita in Cile e in Perù di Papa Francesco, Latinobarómetro ha realizzato un sondaggio sul Papa volto a riflettere l’opinione degli adulti in 18 paesi dell’America Latina sulla Chiesa. I risultati confermano la scarsa credibilità di Papa Bergoglio, in Cile 5,3 lo ammira, mentre in Perù solo il 6,8. La percentuale di cattolici in Cile è scesa al 45% nel 2017 (erano 74% nel 1995). Questo calo registrato non è dovuto, però, agli ultimi avvenimenti, ma fa parte di un processo socio-politico dalle radici storiche.

Il ruolo della Chiesa in Cile, ad esempio, è cambiato negli ultimi 30 anni. Questa sua trasformazione è strettamente collegata alla transazione democratica e alla fine della dittatura di Pinochet. L’ultima visita del Pontefice in Cile risale al 1987, quando Papa Giovanni Paolo II incontrò il dittatore. Allora la Chiesa si poneva come alternativa al regime, e dava supporto e speranza ai credenti, difendendo le libertà e guadagnando un’autorità morale che oggi ha perso.

La Chiesa di Papa Francesco non appare più come alternativa a un regime corrotto, ma sembra che anch’essa sia corrotta, e che non lotti più contro il regime, o Governo, ma che si avvicini sempre di più ad esso. Con la fine della dittatura cilena, la transazione democratica, e poi la democrazia, non hanno affatto cambiato le cose. La disuguaglianza economica e le ingiustizie sociali continuano ad alimentare il malcontento tra le fasce più opere della popolazione. Quest’ultima, però, non vede più la Chiesa come ancora di salvezza, ma associa anch’essa al ‘corrotto’.

Pertanto, la transazione democratica ha comportato la perdita di credibilità della Chiesa. Quest’ultima è dovuta al fallimento del modello democratico, il quale non è stato in grado di garantire uguaglianza, giustizia e libertà, come invece si prometteva agli inizi della transizione. Detto ciò, in Cile, come in Perù, la distribuzione della ricchezza è diseguale, e la Chiesa ha acquisito un ruolo che appare ai fedeli distante dalla loro quotidianità nel nuovo contesto post-dittatoriale, mostrandosi meno impegnata nel confronto politico. Il venir meno di una regime da fronteggiare potrebbe essere il motivo per cui la Chiesa viene percepita come meno impegnata al fianco dei fedeli. Sia in Cile che in Perù, però, i problemi – nonostante si tratti di democrazia in teoria – persistono, e i fedeli, specie quelli appartenenti alle fasce più povere, continuano ad avere bisogno di una Chiesa che sino ad oggi non ha dato loro risposta.

In conclusione, i dati analizzati confermano che la visita di Papa Francesco sarà tutt’altro che facile. Affronterà delle difficoltà in termini di contenuti, situazione politica e di impatto sociale. L’obiettivo del Pontefice sarà quello di ripresentare la Chiesa come Istituzione vicina ai propri fedeli, rimediando alla perdita di credibilità che l’Istituzione ha subìto negli ultimi anni e al fallimento democratico nei Paesi visitati.

Si tratta di un compito davvero arduo. E se Papa Francesco lo porterà a termine, il suo successo non sarà altro che la conferma dei suoi straordinari skills politici. La sua figura carismatica, il suo impegno e interesse politico e il suo messaggio di innovazione lasciano forse ben sperare. Basta pensare all’ ‘Amoris Laetitia’, documento di Bergoglio del 2016 sulla famiglia, e al messaggio di cambio paradigmatico che il Pontefice propone. E forse, in America Latina, c’è proprio bisogno di questo, un cambio paradigmatico che richiederebbe, però, tempo, sacrificio e tanto tanto impegno.

Resta comunque il fatto che quello di oggi è l’ennesimo viaggio che conferma l’abilità di Papa Francesco nell’individuare le fratture tra Governo e popolazione, e di proporre la Chiesa come principale mediatore.
Un compito vitale ed essenziale per la risoluzione dei problemi sociali in America Latina.

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