lunedì, Giugno 21

Cile: nuove elezioni a dicembre. E la crescita economica? Intervista esclusiva con Francesco Di Cimmo, docente ordinario di diritto privato e Legal Issues in Marketing presso l’Univesrità Guido Carli, LUISS

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Questa domenica in Cile si sono tenute le elezioni per scegliere chi prenderà il posto dell’attuale Presidente in carica, Michelle Bachelet. Come ci si aspettava, non si è raggiunta una maggioranza assoluta, pertanto il Paese affronterà un secondo turno di votazioni a dicembre, dove i cittadini saranno chiamati a scegliere tra l’ex-Presidente di centro destra Sebastián Piñera e il funzionario del centro sinistra Alejandro Guillier.

Ieri, però, la ‘BBC‘ ha pubblicato un articolo, secondo il quale a prescindere dal risultato delle elezioni di dicembre, il Cile nei prossimi 7 anni affronterà una crescita economica davvero importante, dovuta principalmente all’andamento del rame – di cui il Cile è primo esportatore a livello mondiale – sul mercato internazionale.

I risultati delle elezioni hanno del tutto spiazzato i sondaggi pre-elezioni. Infatti, Piñera, dato come favorito e probabile vincitore sin dal primo turno, ha ottenuto solo il 36,64% dei voti, rispetto al 44% previsto dai sondaggi, mentre Guiller ha raggiunto solo il 22,7% dei voti. La rivelazione delle elezioni di domenica, invece, è stato il nuovo partito Frente Amplio della candidata Beatriz Sanchez, la quale, a dispetto di uno scarso 8% previsto dalle elezioni, ha raggiunto il 20 % dei voti.

Si disegna quindi un quadro politico del tutto scomposto e innovativo, il quale ha spiazzato non solo i centri di ricerca e rispettivi esperti che si sono dedicati ai sondaggi, ma il primo ad esserne rimasto sorpreso è lo stesso elettorato e la leadership politica cilena.

Le elezioni di domenica lasciano, quindi, dedurre che sia Guillero che Piñera dovranno lavorare sodo per accaparrarsi il maggior numero di voti possibili, tra cui quel 20% ottenuto da Frente Amplio, la cui tendenza politica di sinistra lo rende un alleato del tutto appetibile e, ad oggi,  risulta essere l’ago della bilancia per le elezioni previste a dicembre.

A prescindere, dal futuro assetto politico del Paese, sembra che l’economia cilena sia destinata a una forte crescita, dovuta al positivo andamento previsto nel mercato internazionale del suo più importante prodotto di produzione ed esportazione, ovvero il rame. Il prezzo del  principale prodotto di esportazione del Cile, che ha mantenuto una tendenza al ribasso durante il secondo Governo di Michelle Bachelet, ha cominciato a risalire alla fine del 2016, dopo aver raggiunto un prezzo medio di 2.49 di dollari per libbra nel 2015.

La Commissione del rame in Cile ha preannunciato un valore medio di 2.77 dollari per il 2017 e di 2.96 dollari per il 2018. Queste variazioni, seppur in centesimi, sarebbero in grado, secondo gli esperti, di comportare per il Paese un profit pari a diversi milioni di dollari. Si tratta quindi di un’ottima notizia per il futuro presidente del Cile, il quale – a quanto pare – godrà di un’importante entrata economica durante gli anni del suo mandato.

Ma il rame è l’unico prodotto capace di garantire una crescita per l’economia cilena? E com’è possibile che l’andamento dell’economia di un Paese sia del tutto indipendente dal suo asset politico? E quali sono le relazioni economiche tra Italia e Cile? Lo abbiamo chiesto a Francesco Di Cimmo, docente ordinario di Diritto Privato e Legal Issues in Marketing presso l’Università Guido Carli, LUISS.

 

Secondo la ‘BBC‘, a prescindere dal risultato delle elezioni, il Paese affronterà una crescita economica importante negli anni Governo che attendono il prossimo candidato. Può essere una tesi da considerare come veritiera?

E’ possibile, ma non è detto che sia così. Negli ultimi tre anni l’economia cilena ha fatto registrare un andamento del PIL reale meno brillante di quanto ci si aspettava. Nel 2015 la variazione è stata del +2,1%, ma ci si aspettava un +3%, mentre nel 2016 e 2017 i dati stimati sono nell’ordine, rispettivamente del +1,7% e del +2,3%. L’economia cilena è comunque in crescita ed appare tra le più solide dell’America Latina. Tutto ciò appare senz’altro positivo visto che il contesto latinoamericano negli stessi anni ha presentato numerose e varie criticità.

Perché il Cile dovrebbe avere una crescita economia così forte da non dipendere dalla sfera politica del Paese?

Il Cile ha conosciuto una forte crescita del PIL dal 2010 al 2014, sicché la frenata degli ultimi anni può essere considerata in qualche modo fisiologica, e questo è anche in ragione della situazione generale in America Latina, oltre alla una riduzione dell’industria mineraria rispetto al prezzo delle materie prime sui mercati internazionali tra il 2015 e il 2016. Non va dimenticato, infatti, che il Cile detiene il 30% delle riserve mondiali di rame e soddisfa il 35% della domanda globale di tale minerale. Per tale ragione una flessione del relativo mercato è in grado di condizionare l’andamento del PIL nazionale. Una eventuale ripresa dell’economia brasiliana ed il consolidamento della crescita della domanda di materie prime, e del rame in particolare, dalla Cina dovrebbe comportare un miglioramento generale dell’economia cilena. Il che, però, non vuol dire che la situazione politica del Paese risulterà irrilevante.

L’operato di Michelle Bachelet ha in qualche modo gettato le basi e garantito questa crescita economica del Paese, o l’ha rallentata nei suoi anni di mandato? Come qualificherebbe la politica economica del governo Bachelet?

Non è facile dare un giudizio netto sull’operato, in politica economica, del Governo Bachelet, seppure negli ultimi anni abbia mantenuto stabile il tasso di disoccupazione attorno al 6% ed abbia mantenuto in equilibrio i fondamentali del bilancio statale, visto che il rapporto debito/PIL è stimato al 18,9% e il deficit 2016 si è attestato attorno al 2%. Senz’altro positivo  è il fatto che il Governo abbia investito in infrastrutture dei trasporti e nelle nuove energie; meno positivo è invece l’andamento della bilancia dei pagamenti. Un altro elemento positivo riguarda la Legge quadro sugli investimenti esteri in Cile che è stata approvata nel 2015 e che, tra l’altro, ha introdotto la possibilità per gli investitori stranieri di siglare accordi di carattere tributario con lo Stato. Se a ciò si accompagnerà stabilità politica e sociale, c’è da pensare che gli investimenti stranieri in Cile aumenteranno.

Secondo la ‘BBC‘, la crescita economica cilena nei prossimi anni deriva sostanzialmente dall’andamento del rame sul mercato internazionale. Può essere vero? 

L’andamento del mercato internazionale del rame, in termini di prezzo e quantità domandate, influenzerà senz’altro l’economia cilena. Ma va considerato che, rispetto agli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, l’influenza del rame sull’economia cilena si è molto ridimensionata.

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