giovedì, Settembre 23

Cile: gli ultimi rigurgiti della dittatura?

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I Diritti Umani e il ricordo della dittatura sono tornati protagonisti in Cile nell’ultimo mese. In primo luogo, un ex militare ha rotto il suo patto di silenzio permettendo alla Giustizia di riaprire il Caso Quemados, un episodio simbolico di repressione e assassinio di 29 anni fa. Due settimane dopo, è morto il direttore della Polizia segreta di Augusto Pinochet, Juan Manuel Guillermo Contreras. Colui che era il capo della temuta Dirección de Inteligencia Nacional (DINA), è scomparso venerdì scorso 7 agosto alle 22:30 nell’ospedale militare della capitale, all’età di 86 anni.

Manuel Contreras, direttore del principale organo di repressione della dittatura, è morto condannato a 526 anni di carcere e in attesa delle sentenze per altri 578 anni.
Anche se non perse mai la sua condizione di generale in pensione, i suoi resti sono stati inceneriti senza gli onori funebri propri delle Forze Armate. Un decreto approvato durante il primo mandato dell’attuale Presidente Michelle Bachelet (2006-2010) stabilisce che nessun militare condannato per crimini durante la dittatura può ricevere i suddetti onori.

‘Mamo’ Contreras è scomparso durante un Governo presieduto dalla figlia –Michelle Bachelet– di un generale assassinato nel 1973, che è stata detenuta e reclusa insieme a sua madre nel centro di torture Villa Grimaldi. La DINA era responsabile della gestione di questo campo di prigionia e fu proprio Contreras a interrogare personalmente il Presidente, fatto che in seguito il generale negò.
Bachelet non ha rilasciato dichiarazioni dopo la notizia, ma il suo Sottosegretario agli Interni, Mahmud Aleuy, ha commentato: «È morto il più grande assassino della storia di questo Paese». Il Governo ha emesso un comunicato nel quale definisce Contreras come «uno dei personaggi più oscuri della nostra storia, responsabile di crimini e gravi violazioni dei diritti umani». Ci si rammarica, prosegue la nota, del fatto che con la sua scomparsa siano venute meno anche «utili informazioni per fare giustizia riguardo l’orrore commesso dalla dittatura»; lo stesso rammarico provato dalle associazioni dei Diritti Umani, poiché sono centinaia gli archivi della DINA che non sono mai stati ritrovati.

Il Presidente del Partito Socialista, Isabel Allende, figlia dello scomparso Salvador Allende, contro il quale Pinochet attuò il colpo di Stato, ha annunciato nelle stesse ore un progetto di legge per degradare i condannati per Diritti Umani in maniera postuma. Se n’è andato «il più grande criminale della storia», ha detto Allende, che ha fatto pressioni sui militari per ottenere informazioni che potessero far luce sulle torture e gli assassini del passato. «L’Esercito deve essere rispettato a patto che collabori», ha segnalato.
Parole che acquistano maggior significato dopo che un ex militare ha rotto un patto di silenzio permettendo di riaprire uno dei peggiori crimini della dittatura, il Caso Quemados, quando nel 1986, un fotografo di 19 anni morì e una studentessa di 18 restò gravemente ferita dopo che i militari diedero loro fuoco per aver partecipato a manifestazioni di protesta.

«Conteras è morto come un generale, che piaccia o no», ha dichiarato l’ex Presidente della Fondazione Pinochet, il generale Luis Cortés Villa, a ‘Radio Cooperativa‘, mentre chiedeva «tranquillità e pace per i familiari» per un militare al quale anche l’estrema destra ha voltato le spalle sul letto di morte. «Qualcuno non avrebbe voluto che fosse morto come un generale», ha dichiarato il Presidente della UDI, Hernán Larraín, a ‘Radio Futuro‘.

Fino all’ultimo giorno, l’ex direttore della DINA ha mantenuto un tono fiero e la sua difesa del Colpo di Stato dell’11 settembre 1973, grazie al quale si «salvò la patria da una dittatura totalitarista marxista». Contreras, inoltre, non ha mai ammesso di aver commesso alcun crimine.

«Non sono qui per difendermi e neanche per difendere la Dirección de Inteligencia Nacional, perché è chiaro che i vincitori non si difendono», disse, fiero, in un’intervista televisiva a ‘Canal 13 de Chile‘ nel 1991, un anno dopo il ritorno della democrazia.

La DINA uccise più di 1500 persone tra il 1974 e il 1977, e 40.000 sono stati i torturati e prigionieri politici durante l’esistenza di questa organizzazione, che nacque clandestina e al sicuro dall’apparato dello Stato, ma che riuscì ad essere legalizzata.

Tre mesi dopo il colpo di Stato, Manuel Contrera accettò l’ordine di Pinochet di creare la DINA. La sua missione, secondo le parole del direttore stesso, era «estirpare ed eliminare l’estremismo marxista e le sue ideologie come se fossero piaghe».

Il potere e la ferocia di Contreras, che non aveva altri superiori oltre a Pinochet, aumentò fino a dare inizio a una stretta relazione con la CIA e con altri altri Governi dittatoriali dell’America Latina.
Egli non fu solo il creatore della DINA, ma anche il ‘padre’ dell’Operación Cóndor, secondo documenti segreti che vengono citati nel reportage della ‘BBC‘, e la CIA ne fu sempre ben informata.

Le relazioni con gli Stati Uniti si deteriorarono dopo l’attentato contro Orlando Letelier a Washington nel 1976. Il Ministro e Ambasciatore di Allende morì a causa dell’auto bomba inviata dalla DINA, anche se Contreras accusò sempre la CIA.
Questo assassinio segnò la fine della DINA. Nel 1977 Manuel Contreras andò in pensione e la DINA fu sostituita con la Central Nacional de Inteligencia (CNI), un organismo simile.

Nel 1995, Contreras fu arrestato per la prima volta, con l’accusa di essere stato il mandante dell’assassinio di Letelier. «Ho sempre creduto nella giustizia, ma non nella giustizia che si è appena conclusa (…) Non andrò in carcere!», disse a ‘Canal 13‘ prima di scontare la condanna.

Nel 2010, nel corso di alcune dichiarazioni a ‘Chilevisión‘, spiegò «andai in un carcere che dovettero costruire espressamente per me. Altrimenti non sarei andato in carcere».

La notte della sua morte, le associazioni dei Diritti Umani, non solo hanno lamentato la quantità di informazioni che Contreras si è portato nella tomba, ma anche i privilegi che ebbe durante i suoi anni di prigionia.
Nel 1995, l’ex capo della Polizia segreta della dittatura inaugurò la prigione Punta Peuco; un carcere speciale per i militari condannati per le violazioni dei Diritti Umani. Lì trascorse sette anni, per l’assassinio di Letelier, dove aveva una stanza propria con bagno e poteva usare televisione e computer.

Quando uscì, fu agli arresti domiciliari, poiché allora aveva ancora molteplici casi aperti. Nel 2005, dopo un arresto controverso, venne portato al Penal Cordillera, un carcere anche questo speciale, con una capienza di 16 ufficiali militari giudicati per violazioni dei Diritti Umani durante la dittatura.

Nel settembre del 2013, dopo una controversa intervista a Contreras riguardo i privilegi e le comodità di cui godeva in carcere, l’ex Presidente Sebastián Piñera decise di chiudere il Penal Cordillera e di trasferire i 10 detenuti, tra i quali l’ex capo de la DINA, a Punta Peuco, l’antico carcere creato peri i militari

Le associazioni sui Diritti Umani chiesero il suo trasferimento al Centro di Alta Seguridad e la chiusura del comodo carcere. La prima richiesta non ha avuto successo, ma vi è una seconda richiesta in corso. Anche se è presto per parlare di una possibile chiusura, i pochi prigionieri dell’esclusivo Punta Peruco hanno accolto con nervosismo la notizia della morte del braccio destro di Pinochet.

 

Traduzione di Giulia Luciani

 

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