lunedì, Settembre 20

Cile: gli altri Mapuche al centro delle violenze Ne parliamo con Piergiorgio Di Giminiani, professore associato di antropologia politica presso la Pontificia Universidad Catolica de Chile

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Il governo più contrastato dai Mapuche è però il governo argentino, e in particolar modo l’Amministrazione di Macrì.

Prima di tutto ci sono differenze storiche abbastanza chiare tra Cile e Argentina, nel senso che entrambi i Paesi hanno avuto una mancanza di identità verso i popoli indigeni, diversamente dal Perù che ha incorporato l’identità indigena nel suo concetto di nazione. Inoltre, l’Argentina è un Paese che preferisce definirsi più europeo che sud-americano, inoltre ultimamente stanno uscendo delle tesi che vorrebbero i Mapuche come un popolo non nativo ma arrivato in Argentina circa 300anni fa, cosa che non ha fatto altro che aumentare le distanze fra le due parti. Dal punto di vista politico invece, Macrì sta portando avanti una politica economica basata sulle materie prime e sull’esportazione del petrolio, e molti siti di estrazione si trovano appunto sul territori Mapuche, e la situazione peggiorerà in quanto non esiste un cambio di direzione in questo contesto.

In passato, la presenza dei gesuiti in questo senso è stata molte volte più incline verso le posizioni della popolazione Mapuche. Quali sono i rapporti oggi e come si sta comportando la comunità gesuita nei confronti dei recenti attacchi alle chiese cilene?

Con la Chiesa c’è tutt’ora un rapporto di amore e odio, anche per lo strascico storico dovuto all’evangelizzazione obbligatoria. Successivamente, dopo il Concilio II, c’è stato un cambio di prospettiva, in quanto le religioni cattoliche e mapuche sono state dichiarate complementari, quindi molti sciamani mapuche non hanno avuto problemi con il culto cattolico. Diverso invece è il rapporto con la Chiesa evangelica che di fatto non ha mai riconosciuto il culto Mapuche in quanto tale. I gesuiti sono stati i primi a capire l’etnia, ed infatti i primi trattati sono stati scritti da mano gesuita. Negli ultimi vent’anni molti gesuiti si sono impegnati molto per la causa Mapuche anche nel rivendicare i diritti territoriali.

Si è detto che i Mapuche hanno utilizzato gli incendi per protesta nei confronti di governo e chiesa. Ma è vero che i Mapuche sono contro la chiesa, oppure sono solo voci per alimentare lo scontro in vista della visita del Pontefice?

L’obiettivo principale non è la Chiesa, ma lo Stato che è accusato di aver favorito alcune politiche contro i Mapuche. La Chiesa anzi molte volte ha svolto un ruolo da intermediario, anche se ci sono alcuni gruppi radicali Mapuche che accusano la Chiesa e la incolpano per quanto fatto alle popolazioni del Sud-America durante il corso della storia. I casi degli ultimi giorni non sono stati contro la Chiesa in sé ma sono stati creati per alimentare la questione, infatti nessuna delle azioni è stata compiuta nei territori Mapuche. L’obiettivo dei Mapuche rimane la terra e l’autonomia.

E’ la seconda volta, dopo quella di Papa Wojtyla, che un Papa fa visita alle popolazione indigene del Sudamerica. Che cosa rappresenta per questa popolazione?

Per i Mapuche è importantissima per non far tornare la loro questione nel dimenticatoio, e per far uscire delle soluzioni diplomatiche concrete con lo Stato, e inoltre per riportare la causa a livello internazionale. Il fatto che il Papa si avvicini a queste popolazioni è molto significativo in questo senso, poi non si sa se ci saranno delle scusa formali rispetto all’evangelizzazione anche se potrebbe essere il luogo adatto. In generale è per dare importanza e rilevanza alle cause indigene, che molto spesso sono legate a questioni ambientali.

Sarà un occasione per riaffermare le proprie posizioni con, questa volta, il consenso della Chiesa, oppure si trasformerà in protesta per il passato subito?

La questione degli scontri non si può mai escludere, specialmente quando in campo ci possono essere anche altri gruppi più radicali. Personalmente credo il 95% degli attivisti prederanno l’occasione per proporre le proprie idee al Pontefice, per discutere e per avere più prospettive future. C’è molto interesse da ambo le parti per riportare in auge la questione e non è un caso che il luogo d’incontro sarà Temuco.

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