domenica, Novembre 28

Cibo italiano nel mondo? Nel 2018 si dovrà fare squadra Anna Maria Pellegrino, presidente dell'Associazione Italiana Food Blogger, ci spiega perché nel 2018 il food blogging potrebbe salvare il cibo Made in Italy

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Un altro zoccolo duro da combattere è il cosiddetto ‘italian sounding‘, quel fenomeno che vede aziende estere sfruttare la popolarità mondiale dei nostri prodotti agroalimentari attribuendo ai propri prodotti un marchio con un ‘suono’ che evoca un’ origine italiana. “Nel mondo tutti ricercano il cibo Made in Italy ma pochi sanno effettivamente in cosa consiste. Una comunicazione più pervasiva del nostro patrimonio agroalimentare vorrebbe dire anche maggiore ‘educazione’ e consapevolezza per i consumatori stranieri”.

Secondo la Pellegrino questo tipo di approccio ‘limitante’ nella narrazione del Made in Italy è emerso anche nel corso di Expo Milano, punto di partenza di un percorso di valorizzazione del cibo come strumento di democrazia e uguaglianza, sostenibilità e biodiversità. “Expo Milano è stato una fantastica vetrina per la presentazione al mondo di alcuni dei nostri prodotti d’eccellenza, è mancato tuttavia il passo successivo, quello del racconto, della storia”. “Nostro dovere in quanto food blogger è quello di comunicare nel mondo, ma anche in Italia, le storie dei prodotti locali. Le multinazionali non hanno bisogno di noi, sanno benissimo raccontarsi da sole. L’economia del nostro Paese potrebbe invece ripartire dalla valorizzazione delle piccole realtà, attente alla genuinità del prodotto e al rispetto delle tradizioni. Questi piccoli produttori non hanno né la possibilità né le competenze di emergere, per questo motivo noi comunicatori del mondo food insieme alle Istituzioni dovremmo unire le nostre forze. Ci sarebbe del vantaggio per tutti”.

Chiedendo alla dottoressa Pellegrino quale secondo lei sarebbe la giusta strategia per il 2018, risponde che la soluzione starebbe nella collaborazione tra food blogger, imprese, pubblica amministrazione e i Ministeri: unendo sinergicamente le competenze di ciascuno, si potrebbe creare una rete di food blogger provenienti da tutta Italia con il compito di raccontare le storie delle eccellenze food della loro terra di origine nel mondo. I risultati sarebbero una migliore conoscenza della tradizione italiana all’estero, uno stimolo al turismo verso località poco valorizzate, più lavoro per tutti.

Cosa impedisce che tutto questo accada? “Il patrimonio culturale e agroalimentare italiano non manca di nulla, per non parlare di quello artistico. L’unica cosa che invidiamo ai cugini francesi è l’abilità di fare gruppo”, così risponde la Pellegrino, che sottolinea il valore dell’’essere squadra’. Lavorare individualmente, senza sforzarsi nel creare relazioni ed unire i propri punti di forza e le proprie competenze, rischia di “sprecare” una ricchezza inestimabile come quella offerta dalla storia e dalla cultura italiana.

Non ci resta che sperare, dunque, che dopo il 2018  nessun turista in Italia ordinerà una pizza pepperoni & ananas.

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