domenica, Maggio 9

Cibo e scienza: a Mantova si ‘coltiverà conoscenza’

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Nel festival si parla molto, ovviamente, di ambiente, ecologia, sviluppo sostenibile. Quali sono secondo lei le ‘urgenze’ più imminenti in ambito di cibo e natura?

Noi stiamo cercando di proporre un modello di economia circolare e di sostenibilità della produzione delle nostre aziende. Il modello di economia circolare lo si può ritrovare, ad esempio, nella doppia coltura fatta in inverno per assorbire sempre più CO2. In questo modo si previene l’impoverimento di acqua dei terreni durante il periodo invernale e si crea la possibilità di ripresa del ciclo colturale con produzioni maggiori. Allo stesso tempo tutto questo è coniugato all’uso di liquami prodotti dalle aziende zootecniche che ricreano la composizione organica naturale del terreno. Questo vuol dire utilizzo di chimica zero e una sostenibilità molto forte. In altre parti del mondo questo non succede. Il modello italiano di agricoltura sta generando e ha generato modelli di eccellenza. Non a caso è stata scelta Mantova come città ospitante del Festival: potremmo definirla la capitale agroalimentare d’Italia. Questo fa sì che, grazie alle nostre imprese, le nostre organizzazioni, la capacità dei nostri imprenditori di scegliere e di investire nella ricerca e nell’innovazione, la nostra agricoltura sia sempre più sostenibile. Il rischio sta nel rimanere legati all’idea del ‘trent’anni fa si stava meglio di oggi’: trent’anni fa, giustamente, si stava molto peggio. Oggi possiamo fronteggiare e risolvere tantissimi problemi. In più deve esserci anche una sostenibilità economica delle nostre aziende, che non prevede un surplus sul prezzo del prodotto finale: il nostro obiettivo è garantire sicurezza e qualità dei nostri alimenti ad un costo assolutamente accessibile.

Un altro aspetto che verrà trattato è anche quello del cibo in quanto forma artistica non convenzionale, non solo a livello visual ma anche nel racconto veicolato attraverso i media. Cosa pensa del legame tra cibo e comunicazione?

Il legame tra cibo e comunicazione fino ad adesso è stato veicolato dai grandi chef. Ed è giusto che sia così, è giusto che le eccellenze della nostra cucina portino nel mondo la bontà del cibo italiano. Allo stesso tempo ritengo ci sia bisogno di molta comunicazione. Ma una comunicazione ragionata e ponderata, oltre che ben informata. L’anno scorso c’è stata una pubblicità aggressiva riguardo il consumo di carne cancerogena da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, basandosi su ricerche svolte esclusivamente in America del Nord, dove lo stile di vita è completamente diverso e il consumo di carne si triplica rispetto alla dieta mediterranea. Queste sono campagne di comunicazione sbagliate che destabilizzano un settore ma soprattutto il consumatore, strattonato da una parte all’altra senza sapere cosa scegliere. Per quel che riguarda le mode alimentari non commento, è giusto che ognuno sia libero di scegliere: animalisti, vegani, carnivori e dir si voglia. Bisogna trovare un equilibrio. Per farlo basterebbe dare meno retta alla cattiva informazione, le fake news come sono chiamate oggi sui social network, e un po’ più di attenzione e ascolto alla comunità scientifica e al mondo produttivo.

Nel festival ci saranno anche molti laboratori, tanti dedicati a ragazzi e bambini. Cosa pensa del rapporto tra educazione e alimentazione?

Noi abbiamo spinto fin da subito affinché questo festival fosse rivolto agli studenti e alle famiglie, e quando si parla di famiglie si fa riferimento soprattutto ai più piccoli. Questo non per raccontare una storia, ma per far imparare cose: il nostro obiettivo sarà innanzitutto far passare un messaggio ed una informazione corretta ed in secondo luogo porre l’attenzione verso il futuro a coloro che saranno il nostro futuro, imprenditori, agricoltori e tutti consumatori. Cercheremo di coinvolgerli in questa grande responsabilità che i più giovani rivestono.

Una certa attenzione è rivolta anche verso il cibo del futuro. Cosa ne pensa? Insetti, liofilizzati o niente di tutto questo? Quali sono gli scenari possibili?

Sono assolutamente entusiasta e curioso di quello che potrà accadere in futuro. Ha nominato gli insetti, ecco: non vedo l’ora di sapere, da imprenditore agricolo, come e se gli insetti verranno inseriti come componente proteica nei mangimi dei nostri animali e che correlazione ci può essere sulla qualità e sulla sicurezza alimentare. Allo stesso modo sono entusiasta di poter toccare con mano e plasmare quella che sarà l’innovazione del futuro.

Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine di questo progetto? Che aspettative nutrite?

Ci aspettiamo una importante partecipazione, circa 12.000 persone saranno a Mantova. Siamo pronti per questo confronto che avremo con il consumatore, non tanto per rilevare le mode e le tendenze del momento in campo alimentare ma per capire se e in che modo il nostro messaggio verrà veicolato verso i consumatori. Stiamo lavorando per l’edizione del 2018 e del 2019. Quest’anno sarà l’edizione zero, quindi siamo preparati ad una grande attenzione ma allo stesso tempo abbiamo intenzione di replicare il Food&Science Festival almeno per i prossimi due anni. Colgo l’occasione, intanto, per invitarvi tutti dal 5 al 7 maggio a Mantova.

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