mercoledì, Aprile 14

Cibo, 8 miliardi nei rifiuti field_506ffb1d3dbe2

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5 miliardi tonnellate di prodotti alimentari buttati, mentre 805 milioni di persone nel mondo soffrono la fame ogni giorno e 1,5 miliardi sono obesi. I numeri recenti dell’Osservatorio Waste Watcher e della FAO piombano dritti dritti sulla nostra coscienza.
Lo spreco alimentare è una consuetudine che, con le dovute proporzioni, si manifesta ovunque nei Paesi industrializzati. Cambia la quantità di cibo sprecato magari, a seconda del tenore di vita di ciascuno, ma il problema rimane.
La crisi ha inciso su questa cattiva abitudine ma non l’ha debellata: questione di mentalità, di cultura, di scarso impegno in generale.

Expo 2015 può essere l’occasione per richiamare l’attenzione mondiale su questa emergenza: entro il 16 ottobre nascerà la Carta di Milano sull’alimentazione e la nutrizione, un manifesto di impegni soprattutto sul piano morale. I visitatori, dall’inizio dell’esposizione, possono firmare un documento in cui aderiscono a tale assunzione di responsabilità e a principi di base tra cui, l’obiettivo di raggiungere la riduzione del 50%, entro il 2020, degli attuali volumi di cibo sprecato.
D’altronde non fa piacere rendersi conto di buttare nella spazzatura 8 miliardi di euro (mezzo punto di PIL). Si conosce il problema ma, all’italiana, si sorvola e si pensa che siano gli altri a dover fare il proprio dovere e che da soli non si può concludere nulla.

Qualcuno però ha deciso di passare dalle parole ai fatti, come Roberto Corgnati, responsabile del progetto ‘Una Buona Occasione’ che, oltre a soffermarsi sulla destinazione delle eccedenze per sottrarle alla spazzatura e darle alle food bank (‘banche del cibo’) o agli enti caritativi, propone un approccio innovativo, che vuole incidere direttamente sulle cause che formano l’eccedenza stessa.
Prevenire è meglio che curare dunque: “Occorre intervenire sotto l’aspetto del coinvolgimento informato dei consumatori e modificare le loro priorità. Finora si è trascurata l’attenzione allo spreco ed il cibo è considerato una commodity che si può buttare. Il sito del progetto vuole sensibilizzare la gente attraverso una serie di iniziative che affrontano le problematiche dello spreco con segmenti diversi di target”.

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