mercoledì, Luglio 28

‘Ciao’ di Veltroni, successo della pièce teatrale

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Conclusa  la 10 giorni di  Firenze, Ciao, la pièce teatrale di Walter Veltroni, interpretata da Massimo Ghini e Francesco Bonomo, regia di Piero Maccarinelli, ripartirà da Milano per un tour che la condurrà poi a Roma e in altre città, altri teatri. Viva era l’attesa per questo esordio  che non poca ansia ed emozione aveva creato agli interpreti e, sopratutto, all’autore.

Firenze ha fama di essere città difficile, dal palato fine e le molte repliche erano una bella sfida, sia per la Fondazione Teatro Toscana che ha prodotto questo lavoro che per Q Accademy che lo ha portato in scena. E’ un periodo questo denso di produzioni culturali da parte del Teatro della Toscana, ma questa forse era la scommessa più impegnativa. Perché? Sia per la notorietà dell’autore-coprotagonista  – politico, giornalista, scrittore, regista – che per il rischio sempre presente in simili casi di tendere verso l’autocelebrazione o di scivolare lungo la china di una rappresentazione  accomodante, di maniera, tale da non restituire adeguatamente e con la necessaria delicatezza  il nodo ‘drammatico’ della vicenda: ovvero  la ricerca delle rispettive e talvolta dolorose verità, nell’incontro inatteso e immaginario  tra due sconosciuti, il figlio, ormai adulto ed il padre, assai più giovane, due figure alla ricerca l’una dell’altra perché  il momento lo richiede, perché è adesso che il figlio preso da una grande inquietudine esistenziale ha bisogno del padre.

L’ accoglienza riservata dal pubblico sembra aver fugato le preoccupazioni della vigilia, accentuate dal fatto che si è trattato di una prima nazionale. “E’ andata oltre le previsioni  – mi dice Massimo Ghinisia quanto a spettatori che per la reazione emotiva. Sapevamo che era un testo non facile da  riadattare al teatro, qualche ritocco forse si dovrà apportare, ma le potenzialità ci sono tutte e siamo soddisfatti di aver messo in scena una novità, un lavoro che induce alla riflessione su come eravamo e ciò che siamo oggi, un novità che nel panorama della produzione teatrale d’oggi  è anche una rarità”.

Per Massimo Ghini, la sfida era caricata dal fatto di doversi calare nei panni di un amico dai tempi della scuola. Dice ancora Massimo: “Io e Walter siamo cresciuti insieme perché andavamo a scuola nello stesso liceo di Roma, abbiamo condiviso l’impegno politico, conosco la vicenda raccontata nel libro e la ritrovo nella mia: i miei genitori si separarono che ero piccolo, poi papà morì altrettanto giovane. Quando è uscito il libro ( Ciao, ed.Rizzoli) gli ho riferito d’averlo letto con molta fatica, non per come era scritto, ma perché mi emozionavo: ci ho messo molto a finirlo. E’ stato Walter,   considerato l’argomento delicato e la comune mancanza di un padre fin da piccoli, a chiedermi di interpretare la storia narrata nel  libro.  La sua fiducia nei miei confronti mi ha rassicurato,  togliendomi  d’imbarazzo”. Per il resto, prosegue, avendo interpretato tanti personaggi della storia e della politica passata e recente (Gandhi, il Papa, Galeazzo Ciano, Andrea Costa, Guido Rossa, Giorgio Amendola ed altri)  sapeva come doverli affrontare. In particolare gli  è stata d’aiuto la figura di Amendola, uomo di grande statura  politica, di impegno totale,  che visse in anni terribili di guerra e di lotte, e seppe poi descrivere la sua  straordinaria storia d’amore con Germaine, sua moglie, nel libro autobiografico Un’isola ( ed.Rizzoli). Lei  morirà il giorno successivo al suo.

“Una storia romantica, quasi inimmaginabile per un personaggio  che ha dedicato l’intera esistenza alla lotta politica antifascista, al PCI  ed alla costruzione della democrazia in Italia. E  anche questa è una storia privata, personale, intima,  che si intreccia con i diversi momenti storici, politici,  sociali culturali  attraversati da queste due generazioni a confronto”. E’ stato lo stesso Veltroni a togliere d’impaccio, a conclusione della prima, i due attori e il regista, salendo sul palco per stringerli in un sincero abbraccio. “Ero commosso – ci ha detto Veltroni – sentir le proprie parole, le parole del libro farsi voce, azione, scena, è stata una grande emozione”.

Già, le parole del libro, quello da cui è tratto questo atto unico. “E’ l’unica  raccomandazione che  l’autore ci ha fatto durante la costruzione del lavoro teatrale e la trascrizione dalla pagina scritta alla scena”, ci dichiara Piero Maccarinelli, il regista dello spettacolo. “Per il resto ci ha dato carta bianca. E noi ce la siamo presa, cercando  di riprodurre l’atmosfera, il pathos, la tensione  e anche l’allegria che traspare dalle pagine scritte”. Aggiunge Massimo Ghini : “Ciò che mi stava a cuore era restare fedele, restituire nella loro verità i caratteri dei personaggi, non certo fare un “tale e quale”!  Il fatto di frequentarsi con  Walter fin da ragazzetti, anche se poi i percorsi professionali ci hanno separati, mi è stato di grande aiuto. Forse ci sarà da teatralizzarlo ancora di più, ma questo lavoro costituisce un fatto positivo per il nostro teatro”.

‘Ciao’ descrive l’incontro fantastico, onirico, tra un padre, morto giovane negli anni Cinquanta, e un figlio, ormai sessantenne, che lo ha sempre cercato. Il padre è Vittorio e il figlio è Walter, ma i due protagonisti potrebbero essere ogni padre e ogni figlio di questo Paese meraviglioso e dannato. La scena si svolge nella biblioteca della loro casa romana, la stessa da sempre della famiglia Veltroni, in una calda notte di Ferragosto, durante la quale nella totale solitudine, mentre è  intento a scrivere e a pensare alla figura paterna secondo l’idea che se ne è fatto, ecco che gli si presenta davanti agli occhi proprio lui,  il padre spesso invocato, nelle vesti di un giovane di 37 anni, quanti ne aveva quando  lasciò la vita terrena colpito da leucemia, mentre lui non aveva neanche  un anno (correva il 1956).

Racconta  Veltroni: “20 anni fa avevo scritto agli amici e colleghi di mio padre per avere una loro testimonianza scritta  di ciò che era stato realmente,  ricevendone toccanti risposte: da Ettore Scola  a Nando Martellini e da vari altri, convergenti nel descriverne le grandi capacità creative e organizzative, tali da riuscire, seppur in giovane età, a cambiare la Rai, il suo modo di essere e di aprirsi alla società”.  

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