martedì, Luglio 27

Ciad: una Repubblica presidenziale … tendente alla monarchia assoluta La nuova costituzione estende il mandato presidenziale da 5 a 6 anni, non prevede retroattività

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Il mese di maggio in Ciad non si apre con un mazzo di mughetto, che l’antica tradizione francese vuole essere il simbolo del primo giorno del mese, ma con una nuova costituzione votata dall’Assemblea Nazionale quasi all’unanimità (132 voti favorevoli e due contrari).

Potrebbe essere un segno di forte coesione delle forze politiche nel paese africano, ma la bozza di costituzione, per essere approvata, aveva bisogno del voto favorevole dei tre quinti e il Movimento patriottico di salvezza (Mps), partito del presidente Idriss Deby, detiene la maggioranza parlamentare. L’esito della votazione era quindi scontato.

Il voto si è inevitabilmente tenuto in un clima teso e la sede dell’Assemblea Nazionale nella capitale N’Djamena era blindata dalle forze di sicurezza, dopo che l’opposizione e varie organizzazioni della società civile avevano lanciato un appello a manifestare. Sono quindi seguiti numerosi arresti “per motivi di sicurezza”.

La nuova costituzione, che ha dato il via, il 4 maggio, alla IV Repubblica, poteva essere guardata positivamente perché prevede la reintroduzione del limite di due mandati presidenziali, limite che era stato tolto nel 2005 dopo un referendum. Ed era questa la grande richiesta del popolo che il governo sembrava avere accolto.

Anche in questo caso, il governo ha gettato solo fumo negli occhi al Paese. L’opposizione, assieme ai vescovi del Ciad, aveva infatti richiesto di sottoporre il progetto della nuova costituzione, uscito da un Forum nazionale di marzo indetto per discutere le riforme costituzioni, ad un referendum come segno di riconoscimento della sovranità popolare. Questa richiesta è stata rigettata senza discussioni.

La nuova costituzione estende il mandato presidenziale da 5 a 6 anni e non prevede retroattività. Ciò significa che Deby, rieletto nel 2016 per un quinto mandato, potrebbe governare il paese per altri 12 anni a partire dal prossimo appuntamento elettorale del 2021, cedendo il potere solo nel 2033 quando avrà raggiunto il traguardo dei 81 anni. Ovviamente avrà tutto il tempo per individuare un suo degno successore.

Vengono inoltre eliminate le figure di vice presidente e di primo ministro, dando al presidente il potere di sciogliere l’Assemblea se le decisioni non hanno il sostegno della maggioranza dei componenti. Un’altra novità è la concessione dell’impunità al capo di stato.

Il Ciad prende quindi l’assetto di una repubblica – sistema voluto dalla costituzione del 1996 emendata nel 2005 – presidenziale, o meglio, di un regime presidenziale avviato verso una monarchia assoluta.

Una ventina di deputati dell’opposizione hanno depositato un ricorso per chiedere l’annullamento della Costituzione, richiesta rigettata dalla Corte Costituzionale.

Pochi sono tuttavia propensi a parlare di un’opposizione reale in un paese dove i diritti civili vengono ignorati, come denuncia il rapporto di Amnesty International 2017/2018, e dove le voce dissidenti sono violentemente represse. Il ricorso è stato quindi giudicato da molti come un semplice tentativo del presidente di mostrare al mondo che esiste una minoranza nel governo del Ciad.

Deby tenta quindi di rafforzare il suo potere in un paese dove il 38,4 % della popolazione vive sotto la soglia di povertà estrema, aggravata dalla caduta del prezzo del principale prodotto di esportazione del Ciad, il petrolio.

Di fonte a questa situazione politica e sociale tragica, l’Occidente chiude gli occhi, principalmente perché il Ciad rimane un prezioso alleato nella lotta al terrorismo, oltre ad ospitare diverse compagnie multinazionali.

Il greggio, che viene estratto dal 2003, è gestito dall’impresa pubblica Société des hydrocarbures du Tchad (Sht), che usa come partner esclusivo la multinazionale svizzera  Glencore. Quest’ultima ha persino fatto da banca al governo del Ciad con un prestito di più di due miliardi di dollari, rimborsato con forniture di greggio. Un sistema che, con la diminuzione del prezzo del petrolio, ha portato il paese ad avere un forte debito rinegoziato a fine febbraio dopo lunghe trattative, dimostrando chiaramente che la multinazionale svizzera non intende rinunciare a questa preziosa fonte di guadagno. Considerando che la Sht è un’azienda pubblica e non è tenuta a tenere e presentare bilanci, diventa abbastanza chiaro che sia direttamente controllata da Deby e quindi la sua longeva presidenza può essere solo un vantaggio economico”.

Non manca un particolare interesse francese per il Ciad. La France è infatti intervenuta militarmente nel 2006 per placare le proteste contro i risultati delle elezioni, la cui regolarità è stata molto contestata e che vedevano riconfermato Deby. Ufficialmente l’intervento non riguardava la questione politica ma era intesa unicamente a proteggere i pozzi petroliferi. Parigi aveva inoltre fermamente condannato i ribelli del Fronte Popolare che avevano tentato di prendere il potere con la forza  nel 2008.

Un sostegno al governo di Deby, a vantaggio di interessi economici, potrebbe anche essere letta la visita in Ciad a marzo di Marina Le Pen, candidata del Fronte Nazionale alla presidenza francese. La sua presenza sul suolo ciadiano era stata organizzata per incontrare i militari francesi impegnati nell’ ‘Operazione Barkhane‘ che li vede a fianco di truppe del Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad per combattere i gruppi jihadisti del Sahel.

La candidata di estrema destra ha incontrato il presidente ed esternato il suo progetto di abbandonare l’euro e tornare al franco, scelta condivisa da Idriss Deby che vede di buon occhio l’abbandono della moneta unica cui è legata il franco CFA.

Il Franco CFA è una moneta ancorata a un cambio fisso con l’Euro e la sua piena convertibilità è garantita dal Ministero del Tesoro francese, che però chiede il deposito, preso un conto del ministero, del 65% delle riserve estere dei paesi aderenti all’unione monetaria, consegnando così le chiavi dello sviluppo del paese a una nazione straniera.

Il Ciad governato da Idriss Deby è attualmente un importante partner economico per l’Occidente, e in particolare per l’Europa. Lo dimostra il fatto che un esponente di estrema destra sente di dovere curarne i rapporti per avere, nel caso della sua vincita, un prezioso sostenitore.

A nome di interessi economici, l’Occidente ignora i numerosi arresti arbitrari di giornalisti, attivisti e manifestanti, il divieto di assemblee pacifiche, la revisioni del Codice Penale ciadiano che mantiene, tra l’altro, la pena di morte, eccetto per atti di “terrorismo”. Quello più recente risale a non più tardi di domenica 6 maggio ed è costato la vita a sei persone.

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