lunedì, Ottobre 18

Ci stiamo dimenticando che la verità non esiste in una mente pensante Il caso di un articolo riconosciuto come scientifico e definito ciarpame ci riporta al tema della libertà del pensiero documentato, e delle idee ragionate. Stiamo andando in senso opposto, verso l’omologazione, il pensiero unico

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In una recente intervista il professor Roberto Burioni, uno dei pochi virologi accettabili per i toni pacati e riflessivi dei suoi non troppo numerosi interventi, ha dichiarato una cosa che mi ha lasciato molto amaro in bocca, e mi ha anche sorpreso.

Scrive Burioni, sul solito maledetto Twitter: «Un articolo scientifico nel quale si affermava la pericolosità delle vaccinazioni anti-Covid, pubblicato nella rivista ‘Vaccines’, è stato ritirato. Sarebbe opportuna una maggiore attenzione per non pubblicare ciarpame da parte delle riviste serie».
La rivista in questione, a sua volta, ha dichiarato che «Gli esperti hanno concluso che la pubblicazioneconteneva diversi errori che influenzavano fondamentalmente l’interpretazione dei risultati”».
Nel merito, come ovvio, non posso e non voglio entrare. Nel metodo, invece, sì.

Vediamo intanto il linguaggio. Burioni parla di articolo scientifico che definisce ciarpame. Piano, piano. Se è scientifico come è possibile che sia ciarpame? Ma specialmente, a qual titolo si giudica ciarpame un articolo scientifico? questo -che sia scientifico- lo si riconosce, si dice, cioè, che quell’articolo viene da studiosi.
Quando poi si legge la motivazione della rivista, innanzitutto non si capisce bene se l’articolo sia stato pubblicato e poi ritirato o non pubblicato affatto. In entrambi i casi, qualcuno ha deciso che quell’articolo non andava pubblicato, ma per una motivazione curiosa, perché si parla dierroriche influenzavano l’interpretazione dei risultati quindi c’erano dei risultati, male, per errori pregressi, interpretati.
Molto fumosa la cosa, diciamo la verità.
Ma il tema su cui desidero tornare è quello di fondo, che prescinde del tutto dal fatto che l’articolo incriminato fosse o meno una sciocchezza. Il tema è la libertà delle idee e del pensiero, che è cosa nell’interesse di tutti, sia i ‘perdenti’ che i ‘vincenti’.
Beninteso: quella di cui parlo è la libertà del pensiero documentato, e delle idee ragionate. Solo che la valutazione su ciò che è documentato e ciò che è ragionato è a dir poco difficilissima. Al punto che, rifiutare una pubblicazione può solo accadere in casi rarissimi, e solo sotto un controllo vero dell’intera comunità scientifica, non solo di chi ha il potere (perché, caro professor Burioni, di potere stiamo parlando) di decidere. Questa è la via dell’omologazione, del pensiero unico.

A suo tempo nel commentare molto duramente il discorso di un’altra super-scienziata che pretendeva di decidere chi è scienziato e chi no, facevo notare una cosa, secondo me, fondamentale. Fu la comunità scientifica dell’epoca, la scienza ufficiale (come si dice oggi e come rivendica il professor Burioni e la professoressa Cattaneo) a stabilire che Galileo Galilei era un fesso e diceva sciocchezze. Oggi ci scandalizziamo di quel fatto, perché, si dice, Galilei aveva ragione.
Ma innanzitutto, chi garantisce oggi che quello scienziato il cui lavoro non viene pubblicato non si scopra fra cento anni che era un Galilei? E inoltre, qual è il modo per sapere che un certo metodo è quello giusto e non altro?
Il tema è di fondamentale importanza, specialmente oggi che -e questo va riconosciuto a difesa delle idee di Burioni e altri- la diffusione incontrollata (per fortuna) delle informazioni e delle opinioni consente facilmente di diffondere notizie false. Ma il fatto che circolino sciocchezze, non autorizza nessuno, se non ripeto in casi eccezionalissimi, a dire che quelle, essendo sciocchezze, non vanno rese pubbliche.
Se si ritiene che Tizio dice una sciocchezza, non gli si impedisce di dirla, la si critica, si dimostra che è sbagliata, si cercano le prove dell’errore, ci si ragiona su. Ma non si cancella. Non si bruciano i libri, professor Burioni, come si fa a non capirlo?

Solo l’intera comunità, e non solo quella scientifica, e diacronicamente, cioè in maniera storica, può decidere (per lo più solo a posteriori) se una certa affermazione era ed è sbagliata. Il timore della diffusione di idee e concezioni sbagliate, la cui diffusione può generare danno, non basta per impedirne la diffusione. Bisogna avere il coraggio e l’onestà intellettuale sempre di porsi criticamente di fronte alle idee e suggestioni altrui, e poi lasciare che sia la storia a giudicare.
Certo, nello specifico momento storico, sarà la scienza ufficiale a decidere quali conseguenze trarre e quali negare, ma mai potrà essere anche la scienza ufficiale, quella che si arroga il diritto di decidere e quindi di cancellare quella tesi o opinione e quindi anche chi la supporta.

Del resto, professor Burioni, chi può decidere se il regime di Vladimir Putin sia giusto e corretto o meno, se non tutti e dopo averne valutato le modalità e gli effetti. Se Putin impedisce agli oppositori che dicono (loro dicono!) che Putin non è democratico e quant’altro, noi ci arroghiamo il diritto di condannare Putin. Ma a qual titolo lo facciamo? Perché noi abbiamo la verità, o perché riteniamo che tutte le idee, anche quelle di Putin e dei suoi avversari, vadano accettate e difese, e discusse.
Se non si ragiona così si giunge a dire che Putin ha torto, perché noi, unilateralmente, giudichiamo Putin in errore. O viceversa.
La verità non esiste in una mente pensante, la verità è sempre dialettica.

Guardo con sconsolata preoccupazione, per non dire con terrore, alla tendenza sempre più diffusa a considerare le proprie idee, le proprie convinzioni, le proprie religioni, le proprie scienze le migliori, anzi, le uniche.
È la strada, lastricata di morti, che porta alle dittature, di destra o di sinistra che siano, di scienza o di altro che siano, e, nella specie, di biologia. ‘Solo la mia è giusta’, è l’affermazione dell’ignoranza e dell’oppressione, una volta si diceva, professor Burioni, dell’oscurantismo, ma anche, diciamocelo, della stupidità.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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