venerdì, Maggio 14

Ci sono Draghi e draghi Il Presidente della BCE attacca frontalmente i Governi. E adesso? Renzi si crede Grillo e Grillo si crede Dio

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draghi glasses

«Senza riforme i Governi saranno cacciati» è lo sconvolgente attacco del Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. A Matteo Renzi non piaceva prima, figuriamoci adesso. Ricambiato, anche se con più classe. Ma Draghi ha il difetto di essere una persona competente e per bene (o per bene e competente, comunque spesso le due cose viaggiano assieme). L’ex Governatore della Banca d’Italia va ponendo sul piatto della bilancia con vigore via via crescente, e quindi strategicamente programmato, la necessità di un cambiamento di rotta radicale. «Occorre  cambiare per assumere, non per licenziare», rilancia. Dove arriverà di questo passo? Sia come radicalità delle sue affermazioni, sia come prospettiva di futuri incarichi.

Intanto un’altra grande Istituzione economica, il Fondo Monetario Internazionale, alza le stime sul nostro Debito Pubblico. Proprio mentre il Tesoro le abbassa… L’Ufficio Studi di Confindustria certifica un calo della produzione a settembre dello 0,2%. Con un’economia a rotoli, che l’attivismo di Renzi per ora non riesce a rilanciare, ci siamo immersi nella settimana del lavoro, culminata mercoledì in una sorta di labour day. Vertice dell’Unione Europea a Milano sul lavoro e fiducia notturna al Senato sulla Riforma del lavoro. L’incontro milanese, più una occasione promozionalpubblicitaria che veramente operativo, è stato indirizzato dal Capo del nostro Governo verso una possibile dinamica fattuale. Anche la ‘Merkel con la valigia’ ha espresso apprezzamento: si fa sempre, educatamente. Così aspettiamo a vedere se alla fine ci sarà anche un po’ di ciccia.  

L’appuntamento del Senato era cruciale, con vicende e questioni che si intrecciano, dentro e fuori il Parlamento, dentro e fuori i partiti. Il testo su cui votare la fiducia è arrivato all’ultimo momento, accompagnato da show, risse e psicodrammi. Poi il voto favorevole, nella notte. Per ora un Renzi sempre più forte, che non esclude il voto di fiducia alla Camera.

Con felice coincidenza lo stesso giorno la Cisl ha ufficialmente insediato la propria nuova guida. Non si può che essere ottimisti, ché peggio di Raffaele Bonanni non può andare.

La rivoluzione di Francesco, l’unico rivoluzionante globale rimasto (intendiamo l’unico che abbia ruolo e strumenti per tradurre le intenzioni buone in fatti), prosegue ed accelera. La terza Assemblea Generale Sinodale dei Vescovi, sinteticamente il Sinodo, con al centro famiglia, questioni etiche, status dei divorziati e quant’altro, sta rappresentando un’immagine della Chiesa Cattolica in movimento. In felice movimento, riportata a vera compassione e misericordia. «La Chiesa sia una casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa», dice il Cardinale Damasceno Assis. Il Sinodo serve anche a far tirare fuori la testa a tutte quelle tartarughe cattoliche, vescovi, cardinali o potenti Movimenti che siano, che aspettavano passabilmente defilati che passasse a’ nuttata. Per ora gli va male. Francesco, un po’ Francesco d’Assisi, un po’ Francesco Saverio, va per la sua strada. Confidando nel suo Signore, e non possiamo far altro che rispettarlo.

La settimana si chiude con la mobilitazione in tutta Italia contro la Riforma della Scuola, indetta dall’Unione degli Studenti Universitari e dalla Rete degli Studenti, con la partecipazione anche organizzativa della Cgil. Grande manifestazione a Roma. Vogliono una Scuola ed un’Università ben diverse da quelle previste dalle linee guida del Ministro Stefania Giannini, rifiutano Jobs Act e Sblocca Italia.

L’appuntamento cruciale, per l’oggi ed in prospettiva, è però quello che vede Beppe Grillo ed il Movimento Cinque Stelle per tre giorni, sino a Domenica, al Circo Massimo di Roma. Sarà concluso dall’intervento finale del leader genovese, si presume dopo lo speach di Roberto Casaleggio. Grillo verrà introdotto dal Vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ormai sempre più numero uno operativo dopo i due fondatori. 

Spavaldo per i successi incassati anche sul fronte della Riforma del lavoro, Renzi ormai si crede un drago, anche senza il conforto degli amici del bar del Giambellino. E adotta la linea dura con i dissidenti del Partito Democratico. “Mercoledì abbiamo avuto la certificazione che la legislatura va avanti, e non possiamo permettere a nessuno di fermare il cambiamento”. Così prende di mira i senatori Felice Casson, Corradino Mineo e Lucrezia Ricchiuti, rei di voto in dissenso dal Gruppo. Vuole processali, forse espellerli. E chi si crede di essere, Beppe Grillo? Grillo, di suo, ormai da tempo crede di essere Dio. Ma Dio chi si crede di essere?

 

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