venerdì, Settembre 24

Chilcot Report conferma: l'Iraq si poteva salvare field_506ffbaa4a8d4

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Saddam Hussein non rappresentava una minaccia per il mondo, falso che possedesse armi di distruzione di massa, la guerra che Stati Uniti e Regno Unito scatenarono in Iraq nel 2003 si poteva evitare, non era «l’ultima possibilità a disposizione», si sarebbero potute studiare azioni diplomatiche, le conseguenze dell’intervento militare furono sottostimate, la pianificazione della situazione in Iraq dopo la caduta di Saddam fu «totalmente inadeguata», Washington e Londra avrebbero volutamente «minato l’autorità dell’Onu». E’ questa la sintesi telegrafica di miglia di pagine dell’atteso ‘Chilcot Report’, diffuso ieri.

Dopo sette anni di indagini, il rapporto (‘The Report of the Iraq Inquiry’) della Commissione indipendente britannica sulle cause che spinsero il Regno Unito a partecipare all’intervento armato in Iraq, a fianco degli Stati Uniti, guidata da Sir John Chilcot, conferma quanto già da anni oramai è emerso, e getta un’ombra pesante sia sulla figura dell’allora Premier laburista inglese Tony Blair, sia sull’allora Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, a cui Blair, nel 2002, promise appoggio incondizionato per invadere l’Iraq, «Sarò con voi qualsiasi cosa succeda», scrisse Blair a Bush il 28 luglio 2002, otto mesi prima che il 20 marzo 2003 prendesse il via la guerra.

I punti chiave del rapporto sono:

BASE LEGALE INADEGUATA: «Abbiamo concluso che le circostanze in cui fu deciso che c’era la base legale per l’azione militare britannica furono tutt’altro che soddisfacenti», si legge nel rapporto. Esso cita diverse carenze nel processo legale, tra cui il fatto che i legali del Governo presentarono le loro rilevazioni ai Ministri, ma queste non furono discusse nel dettaglio. «C’era poca volontà di interrogare (il procuratore generale, ndr) Lord Goldsmith sulla sua raccomandazione» che riteneva l’invasione legale e «non c’è traccia di nessuna significativa discussione dell’argomento legale», afferma il rapporto.

DIFFERENZA TRA INFORMAZIONI E OPINIONI: Il rapporto critica l’ex Premier Tony Blair per la presentazione delle informazioni di intelligence ai cittadini. «La deliberata selezione di una formulazione su cui si è basata la dichiarazione a cui Blair credette, invece dei giudizi che la Commissione congiunta di intelligence aveva raggiunto nella sua valutazione, indica una differenza tra le sue opinioni e i giudizi effettivi della Commissione», afferma il rapporto. Anche l’intelligence in sè viene criticata: «A nessun livello è stata identificata ed esaminata, né dalla Commissione né dai decisori, la possibilità che l’Iraq potesse non avere armi o programmi chimici, biologici o nucleari».

ULTIMA RISORSA: Per il rapporto, il Regno Unito scelse di prendere parte all’invasione dell’Iraq prima che tutte le opzioni pacifiche per il disarmo fossero state escluse. «Al tempo del voto parlamentare del 18 marzo, le opzioni diplomatiche non erano state esaurite. Non era stato raggiunto il punto in cui l’azione militare fosse l’ultima risorsa», si legge.

AVVERTIMENTI SUL TERRORISMO: Blair fu messo in guardia sulla minaccia che le attività di al-Qaeda a seguito dell’invasione aumentassero, secondo il rapporto. «Blair era stato avvertito che si prevedeva che un’invasione dell’Iraq aumentasse la minaccia per il Regno Unito e per gli interessi del Regno Unito da parte di al-Qaeda e dei suoi affiliati», afferma il rapporto. Cita, inoltre, una risposta dell’ex Premier, in una dichiarazione del 2011: «Ritenni allora, e ritengo oggi, che tirarsi indietro a causa della minaccia del terrorismo sarebbe stato completamente sbagliato».

PIANIFICAZIONE POST-INVASIONE INADEGUATA: Il rapporto critica la pianificazione post-conflitto del Governo. «L’informazione sull’Iraq disponibile al Governo britannico prima dell’invasione fornì una chiara indicazione della potenziale dimensione della sfida post- conflitto», afferma il rapporto. «Quando l’invasione iniziò il Governo di Londra non era nella posizione di concludere che piani soddisfacenti fossero stati stilati, preparativi fossero stati fatti per rispondere alle sfide e agli obiettivi noti per dopo la fine del conflitto e ai rischi in Iraq, per mitigare il rischio di fallimento strategico».

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