lunedì, Ottobre 18

Chiesa e natura: contatto difficile field_506ffbaa4a8d4

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Mentre inizio questo articolo piove a dirotto, una coppia di merli che aveva nidificato sulla siepe di fronte alla cucina, continua ad andare avanti e indietro per sfamare quattro piccoli appena nati. Ho seguito con discrezione tutti i passi dell’impresa, fin dalla costruzione del nido, a base di voli frenetici alla ricerca di pezzi da montaggio. Poi sono state deposte le uova ed è iniziata la cova. Nel frattempo si è messo a piovere, a lungo. Il nido, riparato appena da qualche foglia, in balia degli elementi, ma la mamma, quando mi avvicinavo per dare un’occhiata alla situazione, restava tranquilla. Urgeva, però, un rimedio, trovato in un pezzo di plastica di circa un metro quadrato. Così sono diventato uno di famiglia.

Ora le cose vanno meglio, sono nati i cuccioli, per qualche giorno saranno ciechi, protestano continuamente a causa della fame, mentre i genitori perlustrano palmo a palmo l’erba del giardino, alla ricerca di cibo.

Mentre osservavo quegli animaletti, così devoti alla causa della vita, mi sono venuti in mente prima Massimo Gandolfini, quello del Family Day, e poi papa Francesco, che recentemente si è cimentato, con qualche goffaggine, sul tema degli animali. Mi sono chiesto se il primo si sarebbe offeso, visto che avevo aiutato una famiglia di merli a scapito di quelle fondate sul matrimonio. Ma è stato un pensiero fugace, non è che mi importi molto di ciò che pensa quest’uomo proveniente dal passato remoto. Tra breve importerà a pochi, a parte qualche bulimico che non riuscendo a risolvere i propri problemi si vuole cimentare con quelli degli altri, o forse a qualche furbacchiona che si è trovata una bella mucca da mungere, scrivendo e vendendo libri che persino il Venerabile Jorge troverebbe imbarazzanti. Del resto tutti teniamo famiglia, anche i merli, con la differenza che loro non fanno ridere, non ci speculano sopra e non pretendono che il proprio sia ‘modello’ universale.

Il piccolo apologo sui merli ci aiuta a cogliere il gene malato che si nasconde dietro certi ragionamenti, alimentati da soggetti che non vogliono o non possono sentirsi parte del mondo, avvitati nelle loro finzioni culturali da estendere militarmente a tutti gli uomini. Questo atteggiamento mentale, che presuppone un centro (il proprio) cui riferirsi, finisce sempre per creare delle periferie, via via che ci si allontana dal punto zero tracciato da costoro. L’omosessualità e i crimini contro di essa, rappresentano un caso esemplare.

La famiglia di merli mi fa venire in mente anche papa Francesco, per ragioni diverse. Nei giorni scorsi si era lanciato in una delle sue battute spontanee, dopo quelli che fanno figli come conigli stavolta è toccato a quelli che amano gli animali e se ne fregano dei vicini di casa, generalizzando casi senza dubbio riprovevoli.

Le parole del Papa sono infelici perché approcciano un discorso delicatissimo con inattesa superficialità. Una sbandata che nessuna correzione teologica può emendare, perché il messaggio è arrivato forte e chiaro a chi non aspettava altro e non si preoccupa nemmeno di domandarsi se la ‘carnina’ che mette in tavola tutti i giorni o il filettino che cerca di mandare giù a forza al principino di casa, arrivi da qualche crudele effrazione ai danni di altre creature. Proprio questo è l’incomprensibile scivolone di Francesco, l’iscrizione nei ranghi di quelli dell’alternativa tra l’Uomo e il resto del mondo, la stessa deformazione che troviamo alla base della distruzione del rapporto Uomo-Natura, della crudeltà sistematica che infliggiamo al mondo animale, sacrificando miliardi di esseri viventi, spesso con metodi barbari, inaccettabili. Se si mettono in opposizione uomini e animali si cade in una pedagogia banale e pericolosa, che legittima ciascuno a mobilitare tutto l’arbitrio a sua disposizione.

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